ONAV Novara e i vini “muscolosi”

Venerdì 24 gennaio la delegazione ONAV di Novara ha proposto nella sala Guglianetti del Municipio di Sizzano una degustazione particolarmente accattivante di vini “muscolosi”. Una selezione di sei vini di grande pregio particolarmente importanti e corposi, con una gradazione alcolica di tutto rispetto. Ha condotto magistralmente la serata il Prof. Enologo Luigi Bertini, che nel preambolo ha sintetizzato in pochi minuti l’escursus storico della vite a partire dall’origine, che risale a ben 160 milioni di anni fa. Utilizzata dagli animali e poi dall’uomo come frutta compare in Europa alla fine del Terziario, ma solo nel Neolitico viene utilizzata per la produzione del vino. Strutture sumeriche della prima metà del terzo millenio a.C. testimoniano l’utilizzo della vite per produrre vino. Nell’Italia del Nord si hanno le prime testimonianze verso il X secolo a.C.

La degustazione proposta dal Prof. Bertini è iniziata con un “Primitivo di Manduria”. La storia del Primitivo si perde nella notte dei tempi. Portato sulle sponde pugliesi dagli Illiri fu commercializzato in tutto il mediterraneo dai Fenici. In epoca romana si definiva come “Merum” (buono, pregiato), termine assunto anche come sinonimo di vino. Plinio definì Manduria “città viticulosa” e Orazio nell’Ode VI dei Carmina ne decantò le qualità. Oggi si produce in una quindicina di comuni in provincia di Taranto e in tre comuni della provincia di Brindisi. Secondo vino il Piemonte “Albarossa”. Il Prof. Dalmasso, leggenda dell’ampelografia italiana e mondiale, nel 1938 creò una serie di varietà incrociando Barbera e Nebbiolo per produrre un vino che avesse i pregi di entrambi in un’unica soluzione.

Negli anni ’70 il Prof. Mannini del CNR di Torino riprese quelle ricerche e impiantò gli incroci nel centro sperimentale regionale tenuta Cannona, scegliendo alla fine quello che dava migliori risultati: l’Albarossa frutto dell’unione di Barbera e Nebbiolo di Dronero. Dal 1977 è inserito nel catalogo nazionale delle varietà di vite e dal 2001 è nella lista dei vitigni adatti alla coltivazione in Piemonte. Coltivato nelle provincie di Alessandria e Cuneo, dall’Albarossa si ottengono vini intensi e complessi con note spiccatamente fruttate e speziate. Terzo vino l’Aglianico. Sicuramente introdotto dai greci intorno al VII secolo a.C. da questi deriva il nome (da ellenico o elleanico o dalla città greca di Elea). Orazio lo ha più volte decantato nelle sue opere, ma in epoca moderna lo cita per la prima volta l’Acerbi nel XIX secolo. Ha molti sinonimi tra cui agnanico, gnanico, agliano, ellenico, elleanico, aglianica, olivella, presella, uva di Castellaneta. La diffusione ha generato una forte variabilità intra-varietale e zonale tant’è che nel registro nazionale delle uve da vino è segnato con due diverse varietà: il “Taurasi” in Campania e l’Aglianico del Vulture in Basilicata.

Foto e articolo di Mauro Imazio Agabio