ONAV Trento e Casa Ferrari

Bollicine in Trentino vuol dire in primo luogo Casa Ferrari, l’azienda che con le sue oltre cinque milioni di bottiglie metodo classico, ha fatto da apripista all’affermazione del Trentodoc.Gestita dai primi anni ’50 dalla famiglia Lunelli, prima con il padre Bruno che la rileva da Giulio Ferrari, e poi dai tre figli Franco, Gino e Mauro, ora Cantine Ferrari è giunta alla terza generazione, con Matteo Lunelli, presidente e amministratore delegato, coadiuvato dai cugini Marcello, Alessandro e Camilla.  Casa Ferrari negli ultimi anni ha accentuato una scelta di sostenibilità (tutti i vigneti di proprietà hanno conseguito la certitificazione bio), che si affianca, anche con l’ampliamento in corso, ad un costante processo di innovazione continua.

Una visita a questa azienda punta di diamante della spumantistica, non solo trentina, da parte dei corsisti aspiranti assaggiatori Onav è un’occasione unica dal punto di vista didattico, soprattutto se a fare gli onori di casa e guida nei diversi reparti aziendali, estesi su tre ettari di superficie e custodi di oltre venti milioni di bottiglie, è un cicerone di eccezione come Mauro Lunelli, il più giovane dei tre fratelli di Casa Ferrari, enologo  diplomatosi nel 1969 all’Istituto Agrario di San Michele, che nella divisione del lavoro familiare è sempre stato responsabile della parte produttiva di cantina. E ovviamente, last but not least, tra i primi associati Onav della provincia di Trento.

Una visita caratterizzata da partecipazione e calore, squisito senso dell’accoglienza e un intatto entusiasmo “giovanile” per il proprio lavoro da parte di Mauro Lunelli, prodigo di spiegazioni e capace di evidenziare quel mix particolare alla base di un metodo classico, fatto oggi certamente di tecnologie d’avanguardia ma che tuttavia rimane ancora soprattutto un processo unico che interessa la singola bottiglia e ovviamente, prima ancora, un accurato lavoro di campagna e una selezione certosina delle singole partite di uva destinate alla spumantizzazione. A completare l’introduzione di Mauro Lunelli un suo compagno di classe nel corso di studi superiore all’Istituto Agrario di San Michele, vale a dire Francesco Spagnolli, già docente e preside per 35 anni del Centro Scolastico dell’Istituto, autore di pubblicazioni sulla spumantistica, a sua volta spumantista per diletto. Una coppia perfetta per sviscerare ogni segreto del metodo classico e guidare una degustazione di quattro campioni in grado di fornire un’idea della versatilità e delle vette qualitative raggiunte dai prodotti di questa storica cantina. Iniziando da un prodotto base, come il Trento doc Ferrari brut, etichetta storica di Casa Ferrari, prodotto in circa 2,9 milioni di esemplari, 100% Chardonnay con una resa uva/mosto di poco superiore al 50%, 24 – 30 mesi sui lieviti: mirabile per pulizia, con note accennate di mela al naso e un’ottima sapidità in bocca.

A seguire un Trento doc Ferrari Rosè brut, a prevalenza di Pinot Nero, con breve macerazione sulle bucce per estrarre colore, struttura e profumi di lampone e fragoline di bosco, chiaramente avvertibili al naso. Riposa almeno un paio d’anni sui lieviti, mirabilmente fusi, senza invadenza di sorta nè al naso nè in bocca. Un campione di equilibrio e di struttura.
Il terzo campione un Trento doc Ferrari Perlè, millesimo di Chardonnay in purezza con una produzione di 70-80 q.li/ha, provenienti dai vigneti di proprietà posti tra i 400 e i 600 metri di quota. L’annata assaggiata il 2013, sboccato nel mese di ottobre 2018. Complesso al naso con note di pasticceria e frutta matura; sapido e al tempo stesso fresco in bocca con evidente struttura a regalare ampiezza e armonia.

Dopo la visita all’infernotto della cantina, considerato da Mauro Lunelli il suo personale sancta santorum, essendo lui l’artefice indiscusso del Giulio Ferrari Riserva del Fondatore che considera „il suo primo figlio“, dove riposano esemplari delle diverse annate dal 1972 in avanti, tutte ancora rigorosamente sui lieviti, non poteva appunto mancare un Trento doc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore (annata 2009, da poco in commercio), prodotto nelle migliori annate con lo Chardonnay dei vigneti di Maso Pianizza, terreno ciottoloso calcareo con esposizione a sud ovest, ritenuto qualche anno fa da una ricerca della Fondazione Mach come il vigneto più vocato del Trentino per basi spumante. Dopo un riposo di oltre dieci anni sui lieviti si apre nel bicchiere con una sinfonia di profumi che spaziano dalla frutta esotica, ai canditi, con un accenno di tartufo e sottobosco. Cremoso e di una sapidità particolare, dalla persistenza lunghissima: uno spumante capace di imprimersi nella memoria e rimanervi.

Gianfranco Betta