ONAV Trento in degustazione alla cantina Pravis

I casi di amici che dopo gli studi fanno progetti di lavorare assieme e avviare un’attività non si contano. Spesso un sogno, quasi la ricerca di sicurezza a fronte delle scelte che imporrà una vita adulta. Come la cantina Pravis di Lasino in Valle dei Laghi, nata nel 1974 proprio dall’amicizia di Gianni Chistè, Domenico Pedrini, Mario Zambarda, che dopo il diploma di scuola superiore (i primi due all’Istituto Agrario di San Michele) hanno saputo valorizzare le competenze di ognuno dando vita ad un sodalizio di successo, che si avvia alla seconda generazione. Gianni, responsabile di campagna è ora affiancato dal figlio Alessio, come il padre diplomatosi a San Michele. In cantina Domenico è stato affiancato dalla figlia Erika, che dopo il diploma di San Michele ha conseguito nel 2011 a Gaisenheim la doppia laurea in enologia con la dichiarazione di miglior giovane enologo d’Europa. La sorella di Erika, Giulia, laureata in economia dopo il diploma di San Michele, è invece impiegata in azienda nella parte commerciale coadiuvando Mario Zambarda.

Dalle prime bottiglie di vino Müller Thurgau prodotte da Domenico Pedrini, si è arrivati a 36 ettari di vigneti di proprietà con la produzione di circa 180 mila bottiglie l’anno. Appezzamenti numerosi, sparsi inValle dei Laghi, con terreni dalle caratteristiche diverse, che permettono di produrre un’ampia gamma di vini. Dai terreni alluvionali di Toblino, ottimi per Cabernet Sauvignon, Merlot, ma anche Chardonnay. Alla marna calcarea dolomitica di Cavedine, ideale per bianchi, ma anche per rossi come Pinot Nero o il Rebo (incrocio di Teroldego e Merlot messo a punto nel 1948 da Rebo Rigotti, ricercatore di San Michele ma nato e residente nel vicino paese di Padergnone in Valle dei Laghi).

Guidati da Giulia Pedrini, i soci ONAV hanno visitato l’Azienda Pravis, iniziando dalla cantina interrata e posta su tre piani, in modo da sfruttare la forza di gravità per caduta, ricorrendo il meno possibile alle pompe. Ambienti non condizionati ma naturalmente refrigerati anche in estate, con temperature mai superiori ai 15°C. Pravis lavora sempre su uve diraspate, mai intere, anche per i bianchi, perchè l’imperativo dell’Azienda è privilegiare la longevità dei vini. Non si fa uso di bentonite, con il rischio di “smagrire” i prodotti, ma solo flottazione dei mosti. Uso invece di lieviti selezionati e ovviamente basse temperature di fermentazione per i bianchi.

Tutti i rossi senza eccezioni fanno un passaggio più o meno prolungato in legno, utilizzando barrique e tonneaux, ma non botti grandi. Per le essenze, accanto al rovere francese (ma di diverse Tonnellerie, perchè ognuna esprime un proprio carattere) è presente anche quello americano da quercus alba, e contenitori in legno di acacia per alcuni bianchi.  Le referenze della cantina sono numerose , tutti vini frutto di rese contenute in campagna, attenta selezione in vigna, seguiti maniacalmente in cantina, per un prodotto finale di elevata qualità. Con un’attenzione che ha teso a salvaguardare anche vitigni tradizionali che hanno fatto la storia della vitienologia trentina come la Negrara, il Franconia, la Vernaccia, altrove ora pressochè scomparsi. Ovviamente è presente un’ampia gamma di vitigni internazionali e non mancano i vitigni che si sono perfettamente acclimatati in Trentino.

Uno sguardo rivolto anche al futuro con un ‘occhio di riguardo riservato ai vitigni resistenti, tra i primi a piantarli in Trentino già nel 1994, dopo una visita studio all’Università di Friburgo, ben prima del loro sdoganamento: dal Regent al Bronner, dal Solaris allo Joanniter della Linea “Impatto Zero Naran”. Da ricordare che Pravis, assieme ad altri produttori del Trentino e dell’Alto Adige ha dato vita al marchio Green Mountain Wine , per le varietà PIWI coltivate in montagna. Discorso a parte merita la Nosiola, unico vitigno a bacca bianca che può considerarsi realmente autoctono del Trentino e che in Valle dei Laghi ha trovato da secoli un luogo di particolare elezione.

Pravis ne ricava tre vini. Una Nosiola “le Frate” (terrazze delimitate da muretti a secco), proveniente da vigneti posti a 450 metri d’altezza che fa solo acciaio e che ben esprime la tipicità di questo vino capace di reggere un moderato invecchiamento, contrariamente di quanto si pensa della Nosiola, come di un vino di pronta beva. “L’Ora”, frutto di un leggero appassimento della Nosiola e successivi fermentazione e affinamento in barrique di acacia, per un prodotto più impegnativo e strutturato. E da ultimo il Vino Santo “Arele” (i graticci dove la Nosiola viene posta ad appassire prima del suo ammostamento), che per la ricchezza zuccherina pesenta un fermentazione lenta che può durare anche un paio d’anni, con interruzioni e successive riprese per poi interrompersi definitivamente con residui zuccherini di norma superiori ai 150 gr/l. Un vino estremamente complesso nei profumi; equilibrato in bocca, dove freschezza e dolcezza sono fuse mirabilmente; dalla persistenza lunghissima. In una parola strepitoso, e che i soci ONAV hanno potuto degustare a conclusione di questa particolare serata, in un’Azienda capace di esprimere al meglio tradizione e innovazione.

Gianfranco Betta