ONAV Trento, ospite gradito a Villa Corniole in Valle di Cembra

Villa Corniole ha accolto con calore e simpatia gli aspiranti assaggiatori ONAV.“Eleganza dei vini di montagna” è l’headline di questa Cantina di Giovo in Valle di Cembra. E non potrebe essere altrimenti perchè in Valle di Cembra si fa della viticoltura eroica su piccoli terrazzamenti delimitati, si stima, da circa 700 chilometri di muretti a secco, frutto del lavoro secolare di generazioni di viticoltori e contadini: dimostrazione evidente di come il paesaggio alpino, che si tratti di pascolo o come in questo caso di vigneti, sia essenzialmente frutto di un’operazione culturale/colturale della mano dell’uomo.

E perchè la Cantina, un’azienda familiare guidata da Maddalena Nardin, che ha fatto gli onori di casa e di cantina, e dal marito Onorio Pellegrini, coadiuvati nella parte commerciale dalle figlie Linda, Sabina e Sara, ha impostato, ad iniziare dalla progettazione dei locali di cantina interamente scavati nel profido che consentono una lavorazione delle uve a caduta, un lavoro meticoloso e innovativo sia in campagna che in cantina. Anche grazie all’apporto di un enologo di vaglia come Mattia Clementi, profondo conoscitore di questo territorio, non a caso instancabile animatore e presidente della Mostra del Müller Thurgau della Valle di Cembra.

In totale una decina di ettari, sette in proprietà; prevalentemente in Valle di Cembra e tre nella piana Rotaliana con Lagrein, Teroldego e Pinot Grigio. In Cembra i vigneti spaziano in verticale dai 300 metri agli 850 del Müller Thurgau, imponendo una vendemmia a scalare che dura oltre un mese, partendo più in basso dal Gewürztraminer, salendo allo Chardonnay sui terreni calcarei del Monte Corona, fino al Müller nella parte più alta. 70 mila le bottiglie prodotte, in crescita costante, con 20 mila di Trentodoc, proposto dal 2009, e che da prodotto di complemento sta assumendo sempre maggiore importanza. Ultima acquisisizione un vigneto in quota di Pinot Nero, con viti piantate negli anni ’90, le cui prime bottiglie usciranno nel 2020, con un Trentodoc Rosé previsto in prospettiva.

Scelta della casa: preservare i precursori aromatici mantenendo le caratteristiche varietali delle uve di questo territorio, come  conseguenza di alcune scelte tecniche, che ben chiariscono il riferimento all'”Eleganza” . Sui bianchi utilizzo delle celle frigo per l’uva appena vendemmiata, non solo per abbattere la temperatura, ma anche per poterla lavorare con maggiore attenzione e senza affanno nella giornata successiva; privilegiando la decantazione statica, anche di una giornata, prima di avviare la fermentazione, piuttosto che la flottazione; no a temperature di fermentazione troppo basse, come sempre più produttori stanno sperimentando, ma piuttosto mantenersi tra i 17 e i 20 gradi per valorizzare i precursoni aromatici delle bucce. Questo perchè, anche per le basi spumante, si riesce a conseguire una migliore maturità dell’uva e dei polifenoli della buccia, salvaguardando comunque, date le quote di coltivazione, alti livelli di acidità, impensabili in altri areali. E poi fermentazioni lunghe anche a sfiorare le due settimane e successiva attenta gestione del vino sulle fecce fini.  Il tutto con “molta calma e senza fretta”, come dice Mattia Clementi, perchè si punta sì sulla freschezza ma soprattutto sulla longevità dei vini.

Pure le uve nere vengono raffreddate, anche per cinque sei giorni, prima della fermentazione, che nelle buone annate può durare anche un mese, con frequenti rimontaggi e delestage (le follature sono riservate  solo al Pinot Nero). Ogni annata fa storia a sè, ma in ogni caso i vini non arriveranno mai sul mercato prima di due anni dalla vendemmia. Ma per le selezioni, come il Teroldego 7 Pergole bisogna pazientare anche quattro o cinque anni. Uso sapiente del legno, non solo ovviamente per i rossi ma anche, in diverse percentuali, per i bianchi, dal Pinot Grigio ramato (Ruländer), allo Chardonnay, alle stesse basi spumante. Non disdegnando di sperimentare come contenitori i clayver in ceramica, che permettono un limitato scambio gassoso con l’esterno al pari del legno, ma senza alcuna cessione. Nei clayver si sta affinando l’annata 2018 del Teroldego 7 Pergole .

Due le linee. La linea classica “Pietramontis” con i bianchi di montagna, dal Müller, poposto in degustazione fresco e minerale, con sentori di fiore di sambuco e agrumi;  al Gewürztraminer, allo Chardonnay; e i vini della Rotaliana: dal Pinot Grigio proposto in versione Ruländer cioè ramato con vinificazione in rosso, e successiva permanenza in legno, che gli dona una nota vanigliata e morbida senza coprire le note fruttate su cui spicca la pera william, come hanno potuto rilevare gli onavisti presenti; ai rossi Lagrein e Teroldego.

E la linea “Selezioni“, con uno Chardonnay in versione barricata per 24 mesi con due ulteriori anni di affinamento in bottiglia (Lukin) e in assemblaggio con il Müller (Kroz Bianco, dal nome locale del soprastante Monte Corona, un’isola calcarea in un mare di porfido) per una beva fresca e meno impegnativa. Ma anche due tradizionali rossi trentini come il Lagrein e il Teroldego, proposti in assemblaggio (Cimbro Rosso). Ovviamente il Trentodoc (Salìsa, dalle iniziali delle tre figlie Sara, Linda e Sabina) nelle due versioni Dosaggio Zero e Brut (peraltro con meno di 4 grammi litro di zucchero), di solo Chardonnay, con un 15% di vino elevato in barrique, e successivi 40 mesi sui lieviti. Il Brut, proposto in degustazione, è stato particolarmente apprezzato per la sua complessità aromatica, dal floreale al fruttato di melone e ananas, arricchito da note di tostatura e pasticceria.  E un Teroldego di struttura dalla lunga pernanenza in legno, seguita da affinamento in acciaio e in bottiglia (il 7 Pergole, che ha rappresentato la giusta conclusione di questa serata, con i suoi sentori di piccoli frutti unitamente a note speziate dolci e a tannini vellutati); ma anche una versione passita di Teroldego (Hambros) da provare assolutamente con formaggi di malga a lunga stagionatura, oltre che con del cioccolato fondente.

Vini in grado di soddisfare a tavola gli abbinamenti più disparati e i più esigenti amanti del vino, pregustando magari per il futuro anche uno Chardonnay vendemmia tardiva.

Gianfranco Betta