Pizza e vino: e perchè no?

A proposito di pizza e vino in molti pensano, come dissero i bravi a don Abbondio, che “questo matrimonio non s’ha da fare, né domani, né mai”. E’ un abbinamento di cui si parla molto (in rete quasi 65 milioni di risultati sul tema), ma si pratica ancora troppo poco. Basta osservare le scelte dei commensali in quasiasi pizzeria per capire come il vino sia una presenza sui tavoli decisamente minoritaria.

Onav Trento in collaborazione con il Ristorante Al Terzo Cerchio di Rovereto ha voluto proporre una serata dove pizza e vino possano rappresentare l’esempio di coppia perfetta per un felice ménage familiare. Entrambi i partner devono però essere all’altezza. Scontati la qualità delle materie prime e gli ingredienti della pizza, come pure una corretta e lunga lievitazione con lievito madre e ovviamente  abilità del cuoco nel lavorare i panetti, ma anche capacità di dosare il calore del fuoco del forno, possibilmente a legna.

La prima proposta. La più classica delle pizze, una Margherita, la pizza napoletana per eccellenza e prodotto simbolo della cucina italiana (purtroppo molto scopiazzato nel mondo) abbinata con un Trentodoc Valentini di Weinfeld 2015 Brut della Cantina Vivallis (nel nome l’omaggio ad Arminio Valentini di Calliano, primo spumantista trentino, in attività già dall’ultimo decenio dell’800); 100% Chardonnay con 30 mesi sui lieviti, dalla freschezza equilibrata ben compensata da un elegante fruttato di mela golden a smorzare la tendenza acida del pomodoro della Margherita. Dimostrazione evidente della versatilità a tavola di un Trentodoc, capace di abbinarsi felicemente con numerosi piatti (oltre che con numerose pizze), dagli antipasti ai formaggi stagionati come un Trentingrana o un “Trentino di Malga”.

La seconda proposta, la pizza “Divina Commedia” frutto della fantasia del pizzaiolo Antonio Carosini: una pizza bianca guarnita con salmone leggermente affumicato, rapanello e limone che è andata in sposa ad un Trentino doc Superiore Valle di Cembra Müller Thurgau Pietramontis 2017 della Cantina Villa Corniole, con sentori di agrumi, sapido e di piacevole acidità ad esaltare gli ingredienti di questa pizza.

La Margherita ben si sposa anche con un rosato. Per questa ragione ad una Napoli con aggiunta di acciughe, che ne ha reso più marcato il sapore, è stata abbinata una Vigneti delle Dolomiti igt Schiava 2017 della Cantina Concilio Vini, di discreta sapidità e persistenza.

La pizza in definitiva è un disco di pane. A fare la differenza sulla scelta del vino sono ovviamente gli ingredienti che arricchiscono questo pane. Con una pizza Tirolese (qui servita in rosso) il cui ingrediente principale è lo speck, da coscia di maiale prima salmistrata con diverse spezie oltre all’aggiunta di alloro, ginepro, rosmarino e successivamente affumicata e stagionata, si può anche proporre un rosso più strutturato, ad esempio a base di Carménère e Merlot, come l’Onesto Rigoverno 2016, un vino ripassato sulle vinacce del Merlot, prodotto di punta del delegato provinciale Onav Luca Miorandi, ciliegioso e con note di cioccolato al latte, caldo, e particolarmente morbido grazie ad una tannicità che quasi non si avverte e a qualche grammo di zuccheri residui.

Dopo queste proposte Antonio Carosini ha voluto omaggiare i commensali anche con un dessert o meglio una “pizza dolce”: panzerottino bicolore con mascarpone e nutella che ha scelto di convolare a nozze con un Trentino doc Moscato Beseno Superiore 2017 della Cantina Vivallis, intenso nei suoi profumi di fiori di sambuco e zagare, ricco in bocca di una dolcezza ben bilanciata dall’acidità.

La valutazione media dei partecipanti chiamati ad esprimere un punteggio da 1 a 5 per ognuno di questi abbinamenti è stata più che confortante, risultando pari rispettivamente a 4,0 per il Trentodoc; 4,6 per il Müller Thurgau ; 3,6 per la Schiava (parzialmente penalizzata perchè l’acciuga avrebbe forse richiesto un rosato più strutturato, ad esempio un Lagrein Kretzer); 4,3 per per gli ultimi due vini.

Pizza e vino: un matrimonio quindi “che s’ha da fare”.

Gianfranco Betta