Pizzolato la cantina del futuro ha radici Bio

Il vino dopo il coronavirus, le cantine si preparano con nuovi progetti e strategie

Cinque generazioni di storia e di tradizione, un lungo impegno nella produzione enologica nel rispetto della naturalità e della massima qualità, un’azienda che realizza passo dopo passo la sua idea di futuro.

Nel 1981, Settimo Pizzolato entra in azienda affiancando il padre Gino Pizzolato e intraprende, tra i primi imprenditori enologici in Italia, la via del biologico.

Con la volontà di mantenere in equilibrio l’ecosistema della campagna, organizzando al contempo la cantina per vinificare con rispetto l’uva proveniente dai filari, Pizzolato ottiene nel ’91, la certificazione ufficiale per i vini biologici. Nel 2007 nasce la linea di vini senza solfiti aggiunti che comprende inizialmente 3 vini rossi: Cabernet Sauvignon, Merlot e Rosso Convento. Il risultato, oggi, è un prodotto che racconta il territorio in cui nasce e la ricerca di uno stile di vita in armonia con la natura.

Vegan

La convinzione che tutti debbano avere la possibilità di bere vini sani, porta l’azienda a rivolgere l’attenzione anche ad un’altra nicchia di consumatori: si ottiene la certificazione Vegan rispettando tutti i criteri che essa prevede, dalla campagna alla cantina.

Come tiene a sottolineare Settimo: “Il nostro vuole essere un vino adatto a tutti, abbinabile a qualsiasi pietanza. Sia essa vegana o meno, l’importante è che il vino sia un buon vino”.

Il 2017 è l’anno del consolidamento delle scelte sostenibili, verso un’innovazione biologica dell’intera cantina, oltre che del prodotto. Tutto il tetto aziendale viene ricoperto da pannelli fotovoltaici che portano il 100% di energia autoprodotta e viene installato un nuovo depuratore di acque per il riutilizzo del 100% dell’acqua filtrata.

La filiera produttiva viene rafforzata dall’installazione di altre 9 autoclavi da 900 hl. e con uno sguardo rivolto alla ricerca e alle sperimentazione, vengono messe a dimora nuove barbatelle di vitigni resistenti. Nascono i nuovi vini “Heroes”, gli spumanti della linea “Collezione” e il Metodo Classico Pizzolato.

I concetti di innovazione, sostenibilità e design sono profondamente condivisi. Dopo un paio di anni di ricerca e sviluppo in vigna e di lavorazioni e sperimentazioni in cantina per la prima volta viene ufficialmente presentato il primo vino da vitigni resistenti PIWI: il Novello.

Nasce inoltre una nuova linea di vini denominata “M-use”, composta da 2 spumanti: un Rosè Extra Dry e un Pinot Grigio Extra Brut. Bollicine eleganti contraddistinte da una bottiglia di design realizzata non più come un semplice contenitore di vino ma come un prodotto esclusivo che potrà assumere una seconda vita.

Tutti i vini prodotti dalla Cantina Pizzolato sono, da sempre, vini vegani, in quanto prodotti senza elementi di origine animale, come la bentonite, un minerale argilloso che chiarifica il vino. Il vino vegano, infatti, non contiene sostanze di origine animale al suo interno e viene prodotto con processi che escludono l’utilizzo di qualsiasi sostanza di questo tipo. Negli ultimi anni sta crescendo il numero di vegani in Italia e questo richiede un progressivo adattamento di negozi, supermercati, ristoranti, ecc. a fornire prodotti che possano rispondere a questa filosofia di vita. Un’attenzione che la Cantina Pizzolato ha sempre avuto, senza rincorrere mode passeggere ma perseguendo un’idea di benessere a 360°. È importante precisare che il vino vegano, ed in generale il vino biologico, mantengono il gusto, l’aspetto, il sapore ed il grado alcolico del prodotto tradizionale.

PIWIPilzwiderstandfähig

L’obiettivo di un produttore d’uva che sposa la causa della coltivazione biologica, è quello di mantenere in equilibrio l’ecosistema e di arrivare ad una coltivazione 100% sostenibile compiendo quotidianamente scelte che si dirigono verso una maggiore salvaguardia dell’ambiente e delle persone che lo abitano. Si utilizzano certamente le tecniche del passato, precedenti all’arrivo dei trattamenti sistemici, ma un contadino “moderno” non può fare a meno di stare al passo con i tempi e alcune volte mettersi a servizio della sperimentazione per valutare da sè metodi alternativi. Ciò vale a dire impegnarsi anche per limitare il più possibile l’utilizzo di trattamenti a base di rame e zolfo, considerati meno dannosi dei trattamenti sistemici, ma comunque impattanti per l’ambiente.

Una via, questa, percorribile grazie all’adozione dei cosiddetti PIWIPilzwiderstandfähig, che tradotto dal tedesco significa “resistente ai funghi” e indica una serie di vitigni ottenuti tramite impollinazione tra vitis vinifera e vite americana, che incrocio dopo incrocio si è scoperto essere capaci di opporsi naturalmente a malattie fungine come oidio e peronospora e che consentono quindi di limitare i trattamenti.

Il vino ottenuto da questi vitigni interessa al momento una piccola fetta del mercato nazionale e internazionale, nomi come Bronner, Cabernet Carbon, Cabernet Cortis, Muscaris, Johanniter, Prior, Regent e Solaris si trovano raramente nelle carte dei vini o sullo scaffale delle enoteche. Più popolari in Trentino e Friuli Venezia Giulia.

Il primo progetto, quello che segue la collezione di vitigni PIWI autorizzati in Veneto, ha lo scopo di portare alla luce la loro resistenza alle malattie, la possibile riduzione di interventi e a rivelarne le potenzialità enologiche. Con il secondo percorso, che analizza appezzamenti di dimensione maggiore coltivati con monovitigni PIWI, si vuole andare ad indagare nel profondo le potenzialità enologiche delle varietà impiantate. È questo il caso della varietà Johanniter, che potrebbe ricoprire un ruolo importante dal punto di spumantistico, del vitigno Bronner, PIWI interessante sia come come vino fermo o adatto all’appassimento, o ancora il Merlot Khorus e Kanthus, vitigni PIWI figli di Merlot da considerare per la produzione di vini rossi.

Per questi progetti abbiamo deciso di osservare sia vitigni creati dall’Università di Udine- spiega Settimo – che quelli prodotti all’estero, in particolar modo a Friburgo. Questo per poter meglio comprendere quali fossero i vitigni che meglio si possono esprimere nel territorio veneto e, più precisamente, nel trevigiano. La scelta di annoverare anche vitigni creati all’esterno nella nostra sperimentazione, risiede nel fatto che molti vitigni dal nome semi sconosciuto in Italia come il Bronner di Friburgo, vantano genitori noti come Riesling, Pinot Grigio, Merzling e Saperavi, tutti vitigni in grado di stupire per le loro caratteristiche organolettiche e di dar vita a vini emozionanti”.

Se dal punto di vista enologico le varietà PIWI – continua Settimo – impiantate stanno dando risultati interessanti, anche in vigneto, fino ad ora, la viticultura dei PIWI ha mostrato più vantaggi che svantaggi”.

La presentazione al mercato dei vini da vitigni PIWI è iniziata a novembre 2019, con l’uscita del Novello da uve Merlot Khorus e Cabernet Curtis. La linea è stata poi integrata a marzo 2020 da altri tre vini: un rosso da Merlot Khorus, Cabernet Cortis e Prior, un bianco fermo da uve Bronner e un Vino frizzante Pet Nat da uve Johanniter.

Un viaggio che viene raccontato anche visivamente sulla bottiglia dei vini stessi grazie a delle etichette “parlanti” e da una libellula, ambasciatrice di un agricoltura “pulita” che spiega il nuovo mondo dei PIWI.

Guido Montaldo