Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi: uniti si vince!

Riccardo Cotarella, basta la parola e l’immaginario corre ai più grandi vini italiani, oggi perle e ambasciatori del made in italy. Enologo, wine maker e oggi soprattutto presidente di Assoenologi, la più importante associazione professionale nel mondo del vino.

Presidente Cotarella è stato eletto all’unanimità ormai da quasi tre anni (2013) alla presidenza di Assoenologi, una precisa volontà di cambiare?

Riccardo-e-Renzo-Cotarella-720x380“Ogni Associazione ha il preciso dovere, per il futuro dei suoi Associati, di aggiornarsi e ho avuto la fortuna di trovarmi con un consiglio di amministrazione, che mi ha lasciato lavorare in questo senso e anche nel campo della comunicazione, per uscire da una chiusura tipica del mondo del vino, che difficilmente fa andare oltre alle quattro mura che ti circondano. Quindi abbiamo fatto un restyling della rivista l’Enologo che è il nostro magazine, cambiandolo nella forma e nei contenuti. Poi abbiamo lavorato sui congressi annuali sempre più partecipati soprattutto dai giovani (una schiera sempre più numerosa) e sui rapporti con le altre Associazioni, in primis ONAV. Credo che un altro dovere, oggi per un’ Associazione che rappresenta una professione così tecnica e scientifica come quella dell’enologo, sia quello di fare SISTEMA, in un mondo economico che non risparmia nessuno e che spazza via i particolarismi”.

Cosa ne pensa di CONVI-Consulta nazionale del vino italiano, presentata dal nostro presidente Vito Intini durante Expo? Ora è tempo per gli enologi di entrare a farne parte?

20151019_122908_resized_1“Stimo molto Vito Intini e il suo lavoro che sta portando avanti per rinnovare ONAV e unire le forze nel mondo del vino italiano. Sono completamente sulla sua lunghezza d’onda e oggi rivelo che l’idea di creare una Consulta nazionale del vino è stata fin dall’inizio condivisa. Ad oggi non eravamo ancora pronti ad aderire perché il cambiamento all’interno di Assoenologi è stato forte, ma la volontà del nuovo Consiglio di amministrazione di scambio, reciproco confronto di condivisioni e progetti, in primis con ONAV, si sta facendo urgente, sempre nella logica di fare SISTEMA. Da poco abbiamo nominato un nuovo direttore, Gabriella Diverio, finalmente una donna, dinamica, preparata che ha compreso le nostre direttive e la strada da percorrere e credo che in breve tempo ci si avvicinerà sempre più a CONVI e alle altre Associazioni del mondo del vino, stabilendo comunque un corridoio privilegiato con ONAV”.

La figura dell’enologo è molto cambiata in questi anni, cosa spiega alle nuove generazioni?

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Renzo e Riccardo Cotarella

“La concorrenza, il confronto e le competitività nella professione dell’enologo sono diventate per certi versi insostenibili, per altre risolutive nello scremare un numero sempre più grande di ragazzi che hanno scelto questa strada. Un tempo le scuole enologiche si contavano sulle dite di una mano, oggi sono praticamente in tutte le città. Un tempo eravamo come i medici della mutua, si assegnava una ricetta a chi voleva fare del buon vino. Oggi l’enologo deve possedere una progettualità, che parte dal vigneto e arriva allo scaffale, dove spesso è coinvolto per far aumentare le vendite. Non è un mondo dove contano le raccomandazioni e basta una vendemmia per perdere clienti e rispettabilità. Quindi la strada è solo in salita e ciò che conta moltissimo è una preparazione a 360°: dall’aspetto tecnico a quello di comunicazione e commerciale, con una buona dose di capacità a prepararsi ad affrontare anche gli imprevisti più imprevedibili, vedi il clima”.

Enologi di domani ed enologi di ieri: Giacomo Tachis…un ricordo.

Lo conoscevo molto bene, perché frequentavo la cantina di Antinori dove lavorava mio fratello Renzo ed ero sempre a bussare allo studio di Giacomo Tachis per chiedere consigli. Consigli che mi ha sempre dato con il cuore insieme a lezioni professionali e di dignità del grand’uomo che era. Incarnava lo spirito dell’enologo per eccellenza, innamorato del vino, della sua cultura (Tachis possedeva i libri antichi più importanti sul vino editi in Europa, n.d.a.), del mondo che rappresentava. Nonostante le sue genialità in campo enologico, dando vita alle sue creature come il Tignanello e i Supertuscan, è stato il primo a lanciare nel mondo il messaggio del bene inestimabile che possediamo in Italia con i nostri vini, i nostri territori. Riprendendo quest’idea di Tachis, concludo rilanciando che abbiamo un patrimonio da valorizzare nel mondo, quello del made in Italy, che ci deve far sentire fieri e stimolare, lavorando insieme tra Associazioni, esaltando il bene comune e tralasciando i particolarismi”.

 

 

 

 

 

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