Riedel, un calice in armonia col vino

Maximilian Riedel, ha presentato presso il Circolo Filologico Milanese, la nuova linea Performance, i cui calici sono considerati l’ultima frontiera della degustazione.Si tratta, come spiega lo stesso Maximilian, di sette bicchieri di forma diversa, realizzati a macchina, adatti per Chardonnay, Champagne, Pinot Noir, Cabernet Sauvignon, Syrah e per i distillati.

Sono bicchieri leggeri, a prova di lavastoviglie, con steli eleganti e ampie basi, calici che, abbinati alla giusta tipologia di vino, ne assicurano la miglior degustazione possibile. Una ricerca approfondita condotta dalla famiglia Riedel che, da tempo, si dedica alla produzione  del bicchiere più adatto e che, negli anni, ha sempre cercato di creare il calice in funzione del vino che deve contenere, ha dimostrato come, aumentando la superficie interna del calice si ottenga un impatto particolarmente positivo sulla percezione del bouquet e degli aromi del vino. La dimensione del bicchiere disperde o concentra gli aromi, mentre il diametro dell’imboccatura indirizza il liquido su una porzione della lingua, facendone risaltare la dolcezza se l’impatto gustativo avviene sulla punta della lingua, il tannino, se avviene al centro e l’acidità se la sorsata del vino si sparge ai lati della lingua. L’incremento dell’ area della parete interna del bicchiere, inoltre, oltre a creare un piacevole effetto ottico, permette al vino di aprirsi pienamente e sprigionare ogni singolo aroma.

Maximilian Riedel e i suoi aiutanti, dietro al banco del Riedel Tasting Bar, allestito per l’occasione, hanno condotto la degustazione con i calici specifici per varietà e vitigno. L’esperienza si è rivelata molto interessante: lo stesso vino, servito in due bicchieri differenti, dall’apertura diversa, manifesta al naso sentori e in bocca aromi diversi. La linea del bicchiere, oltre a presentare un gradevole effetto ottico, è determinante soprattutto per la realizzazione tecnica del calice,  creato come un foglio di carta stropicciato con tanti strati  e lavorato in modo ondulato, sistema che rende più estesa la superficie e che  crea, quindi, una migliore possibilità di ossigenazione  del vino: le lamelle di cristallo, più numerose e compattate, rompono meglio le molecole e liberano i sentori olfattivi presenti.

Molto importante è la forma del bicchiere: se la nostra bocca è ricettacolo di sapori, il liquido va accompagnato in bocca in modo preciso, verso i ricettori giusti e il vino che arriva in bocca nel punto giusto crea una percezione diversa. Per ogni vino il bicchiere giusto. Nel bicchiere non adatto si perdono i sentori al naso e gli aromi in bocca. Il bicchiere per i grandi rossi, poi, presenta una particolare “arricciatura” del bevante in prossimità dell’orlo che è sottilissimo e favorisce un ingresso e un impatto del vino con la lingua e il palato tale da esaltare le caratteristiche di un vino potente e di struttura.

Questi bicchieri, creati per Riedel da mastri vetrai nella fabbrica di Kufstain nel Tirolo austriaco, sono stati pensati come strumenti di precisione della degustazione. Il merito dell’intuizione va a Claus Joseph Riedel, mastro vetraio nell’attività di famiglia, artigiana da nove generazioni e più precisamente dal 1756, che, negli anni Cinquanta fu il primo a riconoscere la netta influenza della forma del recipiente nella percezione sensoriale delle bevande alcoliche. Dalla forma del bicchiere dipende il sentore del vino al naso e il sapore in bocca. Ogni vino vuole il suo bicchiere, una forma che ne esalti le sue caratteristiche: il Cabernet un bicchiere a bolla, il Riesling a tulipano, lo Chardonnay uno alto e mediamente slanciato. La forma e lo spessore del cristallo cambiano le percezioni sensoriali.

Enrica Bozzo