Riscaldamento climatico, come stanno cambiando i vini di Bordeaux

Incontro a Bruxelles con il prof. Kees Van Leeuw sui nuovi sette vitigni autorizzati dal 2020.

BRUXELLES. Anche i famosi vini di Bordeaux stanno cambiando a causa del riscaldamento climatico ed è iniziata la campagna per far conoscere, e fare apprezzare, le novità facendo di necessità virtù, come i francesi sanno ben fare.  Una delle prime occasioni di divulgazioni all’estero delle misure in corso d’adozione è stata a Bruxelles la manifestazione di successo “Eat Brussels, Drink Bordeaux” in cui da otto edizioni alcuni dei migliori chef della capitale belga, quest’anno ben trenta, propongono i loro piatti “firma” in rigoroso abbinamento soltanto a vini di Bordeaux. Per questi ultimi, sponsorizzare la manifestazione è una scelta strategica ben ponderata perché il Belgio è il terzo mercato in volume (di 176.033 hl, dall’ 1 giugno 2018 a fine maggio 2019) dei vini di Bordeaux (ovvero 23,48 milioni di bottiglie per un valore di 122.553 milioni di euro), solo dopo la Cina e gli Stati Uniti, ma il Belgio risulta essere primo paese consumatore di vini di Bordeaux se il dato del volume si rapporta al numero di abitanti.

Data l’importanza del mercato belga, quest’anno i francesi hanno quindi invitato nella capitale europea un professore di peso quale Cornelius, detto Kees, Van Leeuw che a Bordeaux è professore di Viticultura sia a Sciences Agro che all’ISVV (l’Institut des Sciences de la Vigne et du Vin). Van Leeuw da decenni studia l’effetto del cambiamento climatico sulle vigne e fa ricerca sulle pratiche più valide per aiutare i viticultori a continuare a produrre vini di grande qualità di fronte, nell’arco dei prossimi 30 anni, all’aumento di 1 o 2 gradi delle temperature e ad una prospettiva di una raccolta anticipata nel 2050di circa venti giorni rispetto ad oggi.

“Bisogna evitare sopratutto la maturazione troppo rapida – ha sottolineato subito con forza Van Leeuw – che causa mancanza di finezza e complessità. Nei vitigni tradizionali bordolesi già cominciano ad essere presenti più aromi di frutta cotta accanto ai consueti eleganti profumi vegetali”. La soluzione? Possono essere diverse. “Si coltiva sempre più a nord, dalla Bretagna all’Olanda; si va più in altitudine, come stanno facendo in Argentina; oppure, per restare nella stessa area di produzione si devono sostituire vitigni precoci con altri più tardivi – spiega il prof – ed è quello che hanno deciso di fare a Bordeaux  dove hanno regnato sinora i precoci Merlot e Cabernet”.

Come si sa, una delle particolarità di Bordeaux è quella che i suoi vini sono per la maggior parte frutto di un assemblaggio di diversi vitigni i cui sentori specifici si combinano per creare un vino unico. Sino a quest’anno nel bordolose si potevano utilizzare 14 vitigni: sei uve nere e otto uve bianche. Alcune varietà sono principali, mentre altre sono sempre state considerate complementari ma, anche se presenti in quantità minore, quest’ultime sono il tocco che determina la qualità finale.

Per quanto riguarda i rossi, ad esempio, oggi  il vigneto bordolese è composto da Merlot (66%), Cabernet Sauvignon (22,5%),  Cabernet Franc (9,5%), Malbec (1,7%),  Petit Verdot (1%)  et Carménère (0,05%). “Il Merlot oggi nell’area raggiunge maturità ottimali per ottenere vini eccezionali, ma quest’uva precoce di fronte a temperature in aumento, potrebbe uscire nei prossimi anni dalla sua finestra ideale di maturità – ha continuato Van Leeuw  – Petit  Verdot, Carménère e Malbec, autoctoni ma presenti in quantità minime, stanno invece riconquistando spazio perché più adatti alle nuove condizioni climatiche”. Emblematico a questo proposito è il  Petit Verdot: nel 2000 era impiantato su 375 ettari, nel 2018 su 1093 ettari (+ 191%). Nell’assemblaggio porta un tocco tannico finale con liquirizia e aromi di violetta.

In più, i produttori di AOC Bordeaux e Bodeaux Superiore hanno deciso questa estate d’introdurre pure varietà nuove. Van Leeuw ha quindi illustrato le caratteristiche dei sette vitigni – Arinarnoa, Touriga National, Castets, Marselan, Alvarinho, Petit Manseng, Liliorila – che sono autorizzati per la coltivazione a partire dal 2020 nel 5% max dell’estensione della proprietà, e poi da poter utilizzare per un 10% massimo nell’assemblaggio.

Uve rosse:

– Arinarnoa. Derivata dall’incrocio tra Tannat e Cabernet Sauvignon, è resistente alla muffa grigia, consente una bassa produzione di zucchero e una buona acidità. Dà vini ben strutturati, colorati e tannici, con aromi complessi e persistenti.

– Touriga nacional. Varietà del Portogallo molto tardiva, è meno esposta al rischio di gelo primaverile, non è particolarmente sensibile alle malattie fungine. Dà vini di ottima qualità, complessi e aromatici, corposi e strutturati, molto colorati, adatti all’invecchiamento.

– Castets. Vitigno storico dimenticato di Bordeaux non è molto sensibile alla muffa grigia e all’oidio. Permette di elaborare vini adatti all’invecchiamento e molto colorati.

– Marselan. Incrocio tra Cabernet Sauvignon e Grenache, vitigno tardivo meno esposto al gelo precoce e con un periodo di vendemmia che corrisponde a quello classico per i vigneti di Bordeaux. Non è molto sensibile alle malattie.  Permette di elaborare vini ricchi di colore, caratteristici, di alta qualità e capaci di invecchiare.

Uva bianca:

– Alvarinho. Vitigno presente in Portogallo e nord della Spagna, dalle spiccate qualità aromatiche che consentono di compensare la perdita di aromi solitamente causata dal riscaldamento climatico. Il suo potenziale in zucchero medio consente di elaborare vini fini, con una buona acidità.

Petit Manseng. Una varietà tardiva, originaria dei Pirenei,  dalle qualità aromatiche riconosciute, molto resistente alla muffa grigia. Permette di elaborare vini bianchi morbidi e dolci naturali di alta qualità.

– Liliorila. Come nell’Alvarhino, le pronunciate qualità aromatiche di questa varietà rara della Francia sud-occidentale compensano la perdita di aromi che di solito provoca il riscaldamento globale. Incrocio tra Baroque e Chardonnay, non è molto sensibile al marciume grigio. Dà vini aromatici e potenti.

Inoltre da oltre 20 anni, il settore vitivinicolo di Bordeaux è impegnato ad applicare le regole della viticoltura sostenibile.  Nel 2018, il 63% dei vigneti di Bordeaux erano già parte di questo progetto e entro il 2025 l’obiettivo è arrivare al 100% della vigna bordolose . Anche in cantina, infine, le pratiche stanno cambiando. I vini rossi di Bordeaux si producono più morbidi, si nota meno l’affinamento in rovere, si diffondono sempre più le vinificazioni in cemento e anfora.

Alma Torretta La Rocca

Commissario della sezione ONAV di Bruxelles