Sangiovese “grosso”, “piccolo”, “gentile”, “forte”…: un’unica cultivar

Il Sangiovese è il vitigno di gran lunga più coltivato in Italia. Una recentissima pubblicazione dell’OIV relativamente alle superfici vitate d’Europa, per il 2017 stima la superficie italiana di Sangiovese pari a 54 mila ettari, l’8% del totale vitato nazionale.

Un ridimensionamento molto marcato rispetto a quanto registrato dall’ultimo Censimento Agricoltura del 2010, quando la stima di superficie a Sangiovese superava i 70 mila ettari rappresentando una quota pari all’11% dell’intera superficie viticola italiana e corrispondente al 92% rispetto ai circa 77 mila ettari complessivi coltivati a Sangiovese nel mondo, il che posizionava il Sangiovese al 13° posto tra tutti i vitigni coltivati nel mondo e al 9° posto considerando i soli vitigni a bacca nera.

Il ridimensionamento del Sangiovese nell’ultimo decennio è un dato comune anche ad altre numerose varietà italiane, con le uniche eccezioni del Glera, vale a dire Prosecco, e del Pinot Grigio. Per dare un’idea dell’importanza di questo vitigno in Italia basti dire che il secondo vitigno nazionale, quanto a superficie coltivata, risulterebbe il Cataratto Bianco, con una superficie pari a circa la metà del Sangiovese.

Esistono numerosi ecotipi di Sangiovese, ma gli studi condotti negli ultimi vent’anni, anche grazie ai marcatori molecolari microsatellitari, hanno mostrato inequivocabilmente che non è possibile distinguere tra biotipi del “Sangiovese Grosso”, “Sangiovese Piccolo”, “Morellino”, “Nielluccio” (il Sangiovese di Corsica) e “Uvetta”.

Onav Trento ha voluto dedicare una serata a questo vitigno, che risulta autorizzato in ben 13 Regioni italiane; raccomandato in altre due, oltre che in osservazione in provincia di Verona; che è presente in un centinaio fra doc, docg e numerose igt; e di cui sono stati omologati oltre una novantina di cloni.

La scelta dei vini in degustazione ha privilegiato tra i tanti areali i due principali: Toscana e Romagna, dove il peso del Sangiovese risulterebbe pari rispettivamente a circa due terzi del totale vitato della Toscana e al 15% dell’intera superficie vitata dell’Emilia Romagna. Sono stati privilegiati inoltre vini preferibilmente 100% Sangiovese, dedicando un occhio di riguardo ad aziende a conduzione biologica.

Per analizzare in un’unica serata ben 13 campioni, la degustazione è stata suddivisa in quattro parti: Romagna doc sottozona Sangiovese; Chianti docg sottozona Rufina e Chianti Classico Docg; Morellino di Scansano Docg, unitamente a Montecucco docg e Orcia doc Sangiovese; e infine Nobile di Montepulciano docg con Brunello di Montalcino docg. I partecipanti sono stati suddivisi a gruppi di sette persone, il che ha permesso, dopo una breve introduzione dedicata alle caratteristiche del vitigno, alle diverse denominazione e ai singoli produttori, una degustazione individuale, un confronto nei singoli gruppi e un successivo confronto tra le valutazioni espresse dai diversi gruppi.

Una procedura innovativa che è stata particolarmente apprezzata da tutti gli onavisti presenti.

Gianfranco Betta

( continua)