Sangiovese in degustazione ad ONAV Trento

Tra i tanti areali italiani in cui il Sangiovese è coltivato Onav Trento ha privilegiato la Romagna e la Toscana.Una prima degustazione ha riguardato il Romagna DOC sottozona Sangiovese, con tre campioni: il Pandolfo, un Superiore 2016 (13% vol.), 100% Sangiovese, della Società Agricola La Pandolfa di Predappio (FC), un’azienda di 140 ettari di cui 40 a vigneto a cordone speronato. Dopo 20 giorni di macerazione in acciaio a temperatura controllata e un affinamento in botti di rovere di Slavonia si presenta etereo al naso e giustamente tannico in bocca.

Il secondo vino il Colombarone, un Superiore 2015 (14,5%vol.), cru nato nel 1998, come primo prodotto della Tenuta La Viola di Bertinoro (FC) della famiglia Gabellini, che pratica biologico fin dalla fine degli anni ’90, dal tannino morbido e importante con un naso ricco di aromi di amarena sotto spirito e note speziate.

Infine D’Enio, un Superiore Riserva del 2012 (14,5%vol.) frutto dei vigneti a cordone speronato posti su terreni argillosi di medio impasto di Podere Vecciano (a Coriano, in provincia di Rimini), coltivati con metodi biologici e biodinamici da Davide Bigucci e dalla moglie Catia, che dopo una pressatura soffice, una fermentazione termocondizionata con tempi di macerazione di circa tre settimane e un successivo affinamento in botti di rovere da 25 hl si presenta con un rubino caldo e con un ampio spettro di profumi (dalla ciliegia, all’eucalipto, alle note di cuoio e tabacco) ad accompagnare buona struttura e bell’equilibrio in bocca.

Il secondo gruppo di vini ha interessato due campioni di Chianti docg sottozona Rufina entrambi di Pontassieve (FI) e due di Chianti Classico Docg. Per il Rufina un biologico 2016 (13,5% vol.), 90% Sangiovese con un’aggiunta di Canaiolo e Colorino Nero, della Fattoria I Veroni con 70 ettari di proprietà di cui 20 a vigneto, per la maggior parte reimpiantati con cloni selezionati di Sangiovese, e il resto oliveto, dal colore vivo, ma piuttosto giovane, con un tannino ancora verde, avvertibile anche al naso.

Cedro Riserva 2013 (14%vol.) con un 10% di Merlot a conferire maggior colore ad un vitigno geneticamente povero di malvidina e note di piccoli frutti rossi e cannella, un prodotto bio della Fattoria Lavacchio che nasce dopo 20 giorni di macerazione fermentativa e una lunga permanenza alternata tra grandi botti di rovere, vasche di cemento e barrique.

Per il Chianti Classico un 2014 (13,5%vol.), un’annata critica che ha reso difficile ottenere un prodotto equilibrato, dell’Azienda Agricola Il Palagio di Panzano in Chianti (FI), otto ettari di vigna tutta a Sangiovese di Monia Piccini; e una Gran Selezione, tipologia che nel Chianti Classico docg richiede minimo 30 mesi di affinamento, sei in più della Riserva: Villa di Rignana 2013 (14,5%), un Sangiovese 100%, da vigneti a guyot a 400 metri di altezza con esposizione sud – sud/ovest posti in Panzano in Chianti (FI), che nasce dopo tre settimane di macerazione fermentativa a temperatura non superiore ai 27°C, affinato in grandi botti e barrique di secondo passaggio, per un risultato finale encomiabile: colore rubino di un vino ancora giovane, al naso un effluvio di viola, che poi lascia il posto ad un rumtopf di amarena e mirtilli e note di caffè e un successivo ritorno di bocca dall’aroma di fondente e negritella, con un mirabile equilibrio e una lunga persistenza.

Il terzo gruppo di vini comprendeva un Morellino di Scansano Docg: Torre del Moro 2016 (14%vol.), 100% Sangiovese della della Cantina Santa Lucia di Orbetello   (GR), 25 ha di vigneto e oliveto gestiti da Lorenzo Scotto, situata nel Parco Naturale della Maremma, unanimemente apprezzato per la sua gradevolezza; un Montecucco docg 2015: Addobbo Sangiovese (14%vol.) dell’azienda Vegni e Medaglini di Cinigiano (GR), Sangiovese in purezza da vigneti a cordone speronato su terreni di medio impasto di bassa collina, apprezzato più in bocca che al naso;

Orcia doc Sangiovese Frasi Riserva 2012 (15%vol.) con una modesta percentuale di Colorino e Canaiolo della Cantina Marco Capitoni di Pienza (SI) da un cru aziendale di un ettaro con viti a cordone speronato di 35 anni, ad oltre 450 metri di altezza, etereo al naso e caratterizzato da notevole estratto.

L’ultimo gruppo di vini ha interessato due Nobile di Montepulciano docg: un 2014 (14% vol.) di Poderi Sanguineto I e II, con una piccola aggiunta di Canaiolo Nero e Mammolo fermentato tradizionalmente a 28 – 30°C per più di due settimane in cemento vetrificato, affinato due anni in botte di rovere e imbottigliato senza filtrazioni: fruttato, ma anche sentori di finocchietto selvatico, sottobosco e spezie, dal tannino morbido; e una Riserva 2012 (14% vol.) con un 3% di Canaiolo e Colorino dell’azienda Godiolo, proprietaria di ca. 2,5 ha di vigneto di oltre quaranta anni di età, con cloni di Prugnolo Gentile, Canaiolo e Mammolo e 3 ha di nuovi impianti con cloni selezionati di Sangiovese su terreni di tipo limoso – argilloso ricchi di scheletro per un vino corposo, dalla bella tannicità non invasiva e al naso un evidente floreale e speziato.

Infine a chiudere questa piccola maratona di Sangiovese, un Brunello di Montalcino 2012 (14% vol.), Sangiovese “Grosso” in purezza di Corte dei Venti, proprietaria di 5 ha vitati di cui 2,8 di Brunello su terreni ricchi di argilla calcarea ferrosa. Fermentazione a temperatura relativamente bassa a 24°C per quattro settimane con frequenti rimontaggi e poi maturazione per 36 mesi in botti di rovere di Slavonia per regalarci un vino con ribes nero ed amarena in evidenza, con un retrolfattivo di cioccolato fondente che persiste; elegante, dal tannino setoso e particolarmente equilibrato in bocca.

Per chiudere in bellezza la serata, alcuni formaggi del caseificio Cugusi di Pienza, tra cui un ottimo Pecorino di Pienza a latte crudo stagionato, prodotto con caglio vegetale, e un Pecorino di Pienza Gran Riserva; crostino toscano e di cinta senese e salumi toscani con pane toscano per un felice abbinamento con i tanti Sangiovese proposti.

Gianfranco Betta