Sauvignon Blanc dell’Alto Aidge: un’armonia di contrasti

La coltivazione del Sauvignon Blanc, vitigno internazionale a bacca bianca presente in diverse aree del mondo e a diverse latitudini, trova in Alto Adige un territorio molto vocato. Non a caso, l’Istituto sperimentale di San Michele all’Adige ne consigliò l’utilizzo già a partire dal 1886. Se inizialmente veniva allevato in zone calde ai piedi dei versanti, oggi è posizionato ad altitudini maggiori per esaltare la sua naturale carica aromatica e la sua freschezza di beva. La superficie vitata dedicata al Sauvignon Blanc è pari a 418 ettari e vede in prima fila i comuni di Appiano (104 ha), Caldaro (60 ha), Terlano (49 ha) Cortaccia (30 ha) e Bolzano (29 ha).

Se l’eterogeneità di caratteri, stili e sfumature hanno la capacità di rendere ricco e affascinante un luogo – e con esso i suoi abitanti, le sue eccellenze e la sua cultura – l’Alto Adige ha senz’altro tanto da raccontare. I suoi vini, uno dei prodotti più intimamente legati con la tradizione contadina di questa terra, estremizzano ancor di più la bellezza della differenza, quella vera e propria armonia di contrasti presente nel bicchiere, così come nei tanti e variegati areali in cui vengono coltivati sia vitigni autoctoni che internazionali. Vitigni che, proprio in Alto Adige, hanno trovato un habitat d’elezione che permette loro di esprimere una vivace ricchezza di sfumature e interpretazioni.

Da nord a sud dell’Alto Adige, sono molti i fattori che contribuiscono a creare quel mosaico di tessere che, nella loro diversità, si incastrano alla perfezione, tratteggiando l’immagine di una viticoltura di qualità che proprio a questa grande varietà deve una delle sue caratteristiche più apprezzate. La topografia delle valli, ad esempio, crea microclimi molto eterogenei tra loro, con aree vitate che possono essere posizionate ai piedi di vette alpine innevate così come in zone pianeggianti, dove invece dominano colori e profumi mediterranei.

I tanti vitigni che hanno trovato dimora in Alto Adige possono essere coltivati ad altitudini estreme – dai 200 metri sino ai 1.000 – e su suoli dalla composizione completamente opposta – dal porfido vulcanico alla roccia sedimentaria di quarzo, dalla dolomia ai terreni più calcarei – in molti casi posizionati uno a ridosso dell’altro.

Il Sauvignon “Winkl” 2018 della Cantina di Terlano è sicuramente un esempio delle grandi potenzialità che questo vitigno è in grado di esprimere in Alto Adige, non a caso qui vinificato in purezza dal 1956. Prorompente con le sue note fruttate di mandarino e frutto della passione, ha una delicata acidità che rinfresca la beva. Con il Sauvignon Blanc “Lafòa” di Colterenzio ci si sposta a Cornaiano su terreni sabbiosi e ghiaiosi di origine morenica. In questo caso le note speziate apportate dalla fermentazione in parte in barrique donano un Sauvignon particolarmente ricco e complesso. Cambia ancora l’interpretazione e il territorio nel caso del Sauvignon Blanc Riserva “Oyèll” 2016 di Laimburg; siamo sui suoli porfirici di Montefranco nei pressi di Merano, a 450 metri di altitudine. Il vino, prima di essere commercializzato, riposa per sei mesi sui suoi lieviti acquisendo sentori di latte di fico e ribes, senza rinunciare a mineralità e slancio fresco al palato.

Alto e basso, freddo e caldo, ma anche piccolo e grande. “La presenza di circa 5.000 viticoltori che coltivano appena 5.500 ettari di vigna ci consegna un territorio popolato da piccole, se non piccolissime, realtà a gestione familiare, che spesso si tramandano conoscenze e condividono la passione per il proprio lavoro da generazioni” spiega Eduard Bernhart, direttore del Consorzio Vini Alto Adige. “È l’artigianalità l’espressione più autentica della produzione vinicola del nostro territorio: qui i nostri vignaioli lavorano giorno dopo giorno con l’obiettivo di mettersi sempre in gioco e innovare nel solco della tradizione. Ecco perché troviamo, ad esempio, cantine che custodiscono i loro vini in antichi castelli o in residenze con secoli di storia alle spalle, così come in edifici moderni ed avveniristici che guardano al futuro.