Splendore Yquem: quando l’oro si trasforma in vino

Milano ONAV, una serata molto particolare: Vito Intini e Christian Roger hanno presentato un’ eccezionale verticale di Château d’Yquem. La sala Rossini dell’Hotel Leonardo si è quasi trasformata in un tempio in cui due sacerdoti del sapere enoico sembravano officiare un rito antico e dimenticato, mentre le bottiglie in degustazione venivano accuratamente versate in calici a vista, distribuiti ad una platea raccolta e religiosamente composta di veri appassionati.

Domaine Yquem, nella regione francese del Sauternais, in Borgogna, ha una tradizione vitivinicola di oltre quattrocento anni: su un’estensione di 113 ettari di vigna, 75% sono coltivati a Sémillon, che dona struttura e volume, e 25% a Sauvignon, che aggiunge finezza e bouquet di profumi al Sauternes, che dal 1855 si fregia del titolo di solo e unico Premier Cru Supérieur, secondo la classificazione stabilita dall’Imperatore Napoleone III per l’Esposizione Universale di Parigi.

Le caratteristiche che rendono questo vino unico sono dovute al delicato e magico equilibrio tra microclima e composizione del suolo: ambiente molto favorevole all’insorgere della Botrytis, muffa nobile che attacca solo l’acino integro; la zona inoltre si presenta geologicamente come un mosaico di suoli che garantiscono allo stesso tempo calore indiretto, liberato dai ciottoli o graves, e una costante riserva d’acqua dovuta alla permeabilità argillosa. Da un lato si alternano depositi di limo, argilla e sabbia, di colore dal grigio al rossastro, con forte presenza di pietra calcarea ellittica e liscia; dall’altro argilla e calcare di colore rosato con sabbie di origine alluvionale e ricche di residui marini, che forniscono al terreno un vasto apporto di ferro, potassio e fosforo. A tutto questo si aggiungono una cura particolare nel seguire le pratiche tradizionali dalla vigna alla cantina, a partire dalla stabilità del vigneto, di cui il 90% delle parcelle è rimasto immutato da un secolo e mezzo, nonché il massimo rispetto degli equilibri naturali.

Quando si parla di Château D’Yquem è d’obbligo dimenticare i vini passiti dolci, sciropposi e stucchevoli perché qui dolcezza e acidità si stemperano a vicenda in un unicum in cui non si sa dove finisca l’una e incominci l’altra: l’Yquem è un vino da pasto, come testimoniano alcuni menu che scorrono sotto gli occhi attoniti degli spettatori e raccontano di lauti banchetti serviti dagli anni 20 agli anni 70 del XIX secolo in occasioni ufficiali. Perfetto con le ostriche, l’aragosta, ma più è vecchio il vino, più si può osare: oca, manzo, maiale, sughi, anguille, brasati, nulla lo spaventa.

Ad aprire la verticale come amuse-bouche è stato scelto uno Château Rieussec: la zona è di prossimità, a circa due chilometri e mezzo di distanza, con lo stesso uvaggio di Sémillon e Sauvignon, ma arricchito da una piccolissima percentuale di Muscadelle.

Château Rieussec 2011

Di un bel giallo dorato brillante, connotato all’olfatto da note dolci di miele e candito agrumato, speziatura dolce e canfora, in bocca è pieno e persistente, soprattutto si fanno sentire miele e zafferano, con leggera nota amarotica nel finale.

Château D’Yquem 2011

Di colore molto simile al Rieussec, rivela però una grande complessità olfattiva in cui sia il territorio sia la diversa maturazione degli acini giocano un ruolo determinante. Al naso e al palato risulta meno dolce e più secco del precedente, estremamente elegante e amarotico nel finale.

Château D’Yquem 1999

Annata di grandi eccessi di calore e piogge, tra luglio e settembre, un agosto tropicale, un’attesa ricompensata dalla raccolta in ottobre di uve molto concentrate. Dal colore dorato tendente all’ambrato, segnale di un processo evolutivo in corso, al naso rivela interessanti terziari quali cera per mobili, accanto alla consueta canfora, mentre alla rotazione libera note di agrumi, arancio amaro e zafferano.

Château D’Yquem 1998

Annata con poco sole, ma calda, con grandi piogge nella prima quindicina di giorni di settembre, che favoriscono l’attecchire della Botrytis, e una vendemmia in due fasi a causa delle intemperie della seconda metà di settembre. Bellissimo color oro antico, al naso miele di castagno, cera per mobili, canfora, una nota amarotica di arancio amaro caramello, quasi medicinale, zafferano, frutta tropicale matura, balsamico In bocca è straordinario, zafferano puro, lunghissimo e incredibile: dritto e potente, splendido ed equilibratissimo.

Château D’Yquem 1994

Annata con più pioggia rispetto alla precedente, con inizio della vendemmia al 4 ottobre; al naso è puro zafferano, sembra quasi di vedere lo stame del fiore mentre si sbriciola, con netta prevalenza sugli altri profumi, tra cui alla rotazione si riconoscono cera d’api e arancio amaro. Vino di grande concentrazione e finezza.

Château D’Yquem 1973

Annata non facile, vendemmia tra il 2 e il 12 ottobre, con una selezione di uve del 20%. Colore ramato, con riflessi rosati, al naso elegante profumo di legno di sandalo, mogano, tabacco, caramello quasi bruciato, boisé, in bocca, grandissima acidità e sapidità, poca dolcezza, quasi secco, china, carruba, finale amarotico lunghissimo.

Vittoria Rosapane, con il contributo prezioso di Enzo Patronelli e Massimo Prosdocimi