Stimolanti abbinamenti con i vini bianchi della Cantina di Toblino

La Cantina di Toblino, nella Valle dei Laghi, a nord del Garda trentino di cui beneficia  giornalmente della sua brezza (l’Ora del Garda), ha più di mezzo secolo di vita. Le prime lavorazioni riguardavano soprattutto l’uva Schiava, il vitigno maggiormente presente in Valle. Oggi la Cantina, che conta circa 600 soci lavora oltre 80.000 quintali d’uva, per l’80% a bacca bianca, tra cui spicca la Nosiola, che proprio in Valle dei Laghi trova il suo habitat ideale e che la Cantina interpreta in diverse declinazioni, compresa una vendemmia tardiva e ovviamente la sua versione passita per la produzione del rinomato Vino Santo. Oltre allo Chardonnay, che ha progressivamente sostituito la Schiava e ha contribuito a fare di questo areale una piccola Borgogna trentina.

La Cantina di Toblino è proprietaria anche di una propria azienda agricola di 40 ettari interamente certificati bio. La piattaforma di varietà coltivate è molto ampia, praticamente l’intera gamma della  doc Trentino: basti dire che sono ben 22 le referenze nel catalogo della Cantina, grazie alla varietà di terreni, per latitudine e soprattutto altitudine, su cui insistono le particelle coltivate dai 600 soci.

Onav Trento in collaborazione con l’Hosteria della Cantina di Toblino ha organizzato una serata con una proposta di piatti preparati dal giovane chef Sebastian Sartorelli in abbinamento ad una serie di vini bianchi della Cantina, presentati dal delegato provinciale Onav Luca Miorandi. In apertura due Trentodoc: l’Antares di sole uve Chardonnay, un brut dell’annata 2012 con 36 mesi sui lieviti, che ricorda più un pas dosè,  di ottima struttura e ricco al naso di effluvi fruttati e crosta di pane e un Antares Rosè, con aggiunta di Pinot Nero, dall’invitante colore corallo antico, con quattro anni di permanenza sui lieviti; proposti in abbinamento ad una tartare di manzo (bio) di Razza Rendena, razza bovina autoctona dell’omonima valle trentina, con crostini di pane croccante, maionese all’olio di sesamo, erba Luigia e ravanelli. Una tartare che a detta dei partecipanti e contrariamente alle aspettative si è accompagnata meglio con il  Blanc de Blanc.

A seguire  due incroci interessanti per struttura e buona alcolicità, entrambi figli di un padre nobile come il Riesling, da cui hanno ereditato un’inconfondibile mineralità: un Kerner, annata 2017 ricco di note floreali, frutto della sua giovinezza, e un Manzoni Bianco del 2016, più evoluto e morbido, che meglio si addice ad accompagnare la proposta di una tagliatella allo zafferano con ragù bianco di vitello lavorato a coltello.

Un Sauvignon (13,5%vol.), con una bella foglia di fico in evidenza al naso, e un aromatico Gewürztraminer (14%vol.), meno esuberante nei profumi rispetto ad altre interpretazioni di questo vitigno, ma  che però  in compenso ne rendono meno problematico l’abbinamento, entrambi del 2016 e certificati bio, accostati felicemente ad un piatto di asparagi con salsa bolzanina (uova sode, aceto, senape ed extravergine) e prosciutto cotto leggermente  affumicato.

A chiusura piccola pasticceria, tra cui uno strepitoso torroncino di giornata e un ottimo semifreddo al cioccolato, abbinati ad una chicca unica, come il Goldtraminer (Incrocio Rigotti 84-11, vitigno ottenuto nel 1947 dal ricercatore e genetista trentino Rebo Rigotti per incrocio delle varietà Gewürztraminer e Trebbiano toscano), un vitigno da dessert fresco e dolce con netti sentori di frutta sovramatura e floreali, che la Cantina di Toblino ha saputo recentemente valorizzare al meglio.

Gianfranco Betta