Trento: suggestioni per un percorso con vitigni autoctoni

In occasione delle feste vigiliane, Onav Trento ha organizzato a Palazzo Roccabruna, la Casa dei prodotti trentini, una serata di degustazione di vini territoriali da uve a bacca neraprendendo spunto dal percorso in vita e delle reliquie dei tre martiri coadiutori di Vigilio, vescovo di Trento e patrono della città sul finire del IV secolo: Sisinio, Martirio e Alessandro, tre catecumeni provenienti dalla Cappadocia e uccisi a Sanzeno in Valle di Non nel 397 d.C.

Il primo vino, sapido, con buona acidità, con una chiusura leggermente amarognola e che nel nome rivela la sua provenienza orientale, una Turca 2017 (12% vol.) della Fondazione Edmund Mach, vitigno diffuso nell’800 in Trentino al confine con la provincia di Belluno e ora recuperato, assieme ad altri vitigni trentini prefillossera, grazie ad un progetto specifico.

A rammentare il breve passaggio dei tre martiri a Milano presso il vescovo Ambrogio, prima di giungere a Trento, il San Colombano doc Banino rosso Vigna la Merla 2016 (14% vol.) da uve Barbera, Croatina, Uva Rara (Bonarda) e una piccola aggiunta di Merlot e Cabernet Franc, prodotto di punta dell’Azienda Agricola Antonio Panigada di San Colombano al Lambro (Mi), capace di esprimere insieme note fruttate e speziate e un grande equilibrio.

A suggerire invece la loro decennale permanenza in Trentino, prima della morte, un Teroldego Rotaliano doc Sangue di Drago 2015 (13,5%vol.) della storica cantina di Marco Donati (Mezzocorona – Tn), un rubino carico, espressione significativa del principe dei vini trentini.

Reliquie di Sisinio, Martirio e Alessandro si trovano in diverse città. Ad esempio a Ravenna, rammentata con il Bosco Eliceo Fortana doc (11,5%vol.) e il Baba Fortana igt Romagna (13%vol.), dell’Azienda Vinicola Mattarelli; entrambi vendemmia 2017, da vitigni franchi di piedi, perché “vini delle sabbie”, ma il secondo vino frutto di una produzione di soli 45 q.li/ha, particolarmente contenuta per un vitigno riconosciuto come molto produttivo (non a caso chiamato nel piacentino “Fruttana” e nel ferrarese “Uva d’Oro”), per ottenere un vino non solo fresco, caratteristica saliente del Fortana, ma anche caldo e di buona struttura.

E poi Roma, citata con l’Olevano Romano Cesanese Superiore doc “Silene” 2016 (13,5%vol.) dell’Azienda Vitivinicola Damiano Ciolli di Olevano Romano – Roma; un Cesanese d’Affile 100% ottenuto su terreni vulcanici e con basse rese, che dopo una relativamente breve fermentazione in acciaio di una settimana e una maturazione in vasche di cemento senza alcun passaggio in legno, si presenta fruttato con primi sentori di speziatura, sapido e giustamente tannico: un’ottima interpretazione di un vitigno importante ancora poco conosciuto al di fuori del Lazio.

A Verona; e qui la scelta non poteva che riguardare un Amarone della Valpolicella Classico docg 2013 (15%vol.), prodotto dalla cantina Tommasi Viticoltori (Pedemonte di Valpolicella – Vr) che alla prevalente Corvina associa percentuali minori di Rondinella, Corvinone e un tocco di Oseléta. Dopo un appassimento delle uve per oltre tre mesi e tre anni di affinamento in botti di Slavonia da 35 hl, si presenta in bocca con una sensazione dolce di confettura di ciliegie e cannella, caldo e dai tannini morbidi.

Da Verona a Brescia con il Botticino doc Gobbio 2015 (15%vol.) – dell’ Azienda Agricola Noventa (Botticino Mattina – BS), frutto di un taglio di Barbera e Sangiovese con aggiunta di Marzemino e Schiava Gentile. L’appassimento di una parte delle uve di Barbera e del Marzemino, e un affinamento di tre anni in rovere ne fanno un vino di corpo (ben 35 gr./l dichiarati di estratto secco!), giustamente tannico, ma al tempo stesso morbido e dalla lunga persistenza.

A seguire il Sagrantino, vino umbro per eccellenza, nella doppia versione secca e passito, con riferimento ai frati francescani che reggono la Basilica dei tre martiri a Sanzeno.

La prima versione interpretata dal Montefalco Sagrantino docg “Carapace” 2014 (15%vol.) della Tenuta Lunelli di Castelbuono (Bevagna e Montefalco – Pg): un vino capace di esprimere tutta la ricchezza polifenolica del Sagrantino, ma con estrema eleganza, unendo sentori di frutta e spezie in un mirabile equilibrio. La seconda con un Montefalco Sagrantino Passito Docg 2009 (15%vol.) – dell’Azienda Agricola Adanti, cantina storica di Bevagna, con sentori di cioccolato fondente e negritella, che unisce mirabilmente dolcezza e tannicità, unitamente ad una giusta acidità.

La serata si è chiusa con un piatto tradizionale della Roma imperiale, farro con legumi e cicoria, accompagnato da cacio pecorino e formaggio nostrano di malga proveniente dai territori dell’antica Rezia, dove Sisinio, Martirio e Alessandro hanno trovato il martirio, che ha offerto lo spunto per il nostro curioso percorso enologico.

Gianfranco Betta