Tenute Lunelli, l’eleganza inconfondibile dell’Arte del Vivere in Italia

Nell’ambito del congresso di Identità Golose,  fra i vari protagonisti di un palcoscenico stellato di alto livello, non poteva mancare la famiglia Lunelli, ambasciatori nel mondo dell’Arte del Vivere italiana, nonché promotrice dell’eccellenza del bere italiano attraverso la sinergia di un gruppo di marchi noti, tra cui spiccano le omonime Tenute.

Tra i numerosi eventi nell’ambito della manifestazione, di grande rilievo è stata la degustazione di lunedì 25 marzo, guidata da Alessandro Lunelli, responsabile delle Tenute, e Luca D’Attoma, consulente enologico da circa cinque anni: in evidenza una selezione di vini provenienti da zone altamente vocate alla produzione vitivinicola, a dimostrazione di come uno stile inconfondibile, caratterizzato da qualità, eleganza e legame indissolubile col territorio, possa essere riconosciuto non solo nelle bollicine, ma anche in vini fermi di regioni differenti.

La famiglia Lunelli, pur avendo acquisito il passaggio del testimone in ambito spumantistico da Giulio Ferrari nell’ormai lontano 1952, forte dell’esperienza maturata, a partire dagli anni ’80 si dedica ad un nuovo  progetto di diversificazione della produzione: apripista della nuova direzione, fortemente voluta dal padre di Alessandro, è Tenuta Margon in Trentino: una splendida villa veneta del Cinquecento, in un luogo incantevole e poetico alle pendici delle montagne, è il teatro di questo esperimento che si concretizza intorno al 1987  con il primo vino e la creazione delle prime etichette. Qui si privilegiano vitigni che ben attecchiscono nella zona, particolarmente vocata, cioè Chardonnay e Pinot Nero; grazie all’escursione termica e alla varietà dei suoli, in cui prevalgono argilla con punte di calcare, i vini sono fini e profumati, dagli aromi intensi e particolarmente ricercati.

Così Villa Margon 2016, il primo vino in degustazione, è uno Chardonnay in purezza che rispecchia appieno queste caratteristiche, con una piacevole rotondità al naso e al palato, conferita anche da un uso del legno contenuto, come un pizzico di spezia che condisce una pietanza e le aggiunge carattere, senza essere però preponderante nell’armonia generale del piatto. Sul finire degli anni ’90 la famiglia Lunelli, grazie al suggerimento dell’amico di famiglia ed enologo Corrado Dalpiaz, acquisisce Tenuta Podernovo in Toscana, a Terricciola, con l’intento di dedicarsi alla produzione di rossi di pregio; qui si procede alla selezione massale e al recupero del Sangiovese locale, con l’intento di suggellare un più stretto legame tra vino e territorio, e introducendo vitigni internazionali come Cabernet e Merlot per aggiungere rotondità. Sempre nell’ottica del rispetto ambientale, dal 2009 inizia la conversione al biologico, che viene completata con la certificazione nel 2012.

La Tenuta sorge su uno splendido poggio delle Colline Pisane, in cui la parte nord/nord-est è dedicata al Cabernet, quella a sud al Sangiovese; i terreni sono molto ricchi di fossili marini del Pliocene, tanto da essere visibili anche in superficie sotto forma di finissimi frammenti di madreperla mescolati alla terra: questo conferisce grande finezza ai vini e la relativa vicinanza al mare, circa 30 chilometri, esercita una certa influenza sulla loro sapidità. Si aggiungono a queste caratteristiche un uso sapiente del legno, attento alle esigenze del vitigno e dei differenti tagli scelti per valorizzare il territorio; il risultato si riscontra piacevolmente nei successivi due vini in degustazione: il Teuto 2015, un blend dalla selezione delle migliori uve di Sangiovese 65%, Merlot 30% e Cabernet Sauvignon 5%, ma soprattutto in Auritea 2015, splendido Cabernet Franc in purezza, intenso, diretto ed elegante, dal bouquet ricco, con note balsamiche, fruttate e ricordi di liquirizia nel finale, eppure sorprendentemente equilibrato.

La Tenuta Castelbuono, ultima arrivata, si trova invece in Umbria, tra i comuni di Bevagna e Montefalco, acquisita nel 2001 e convertita al biologico nel 2014; si ritorna ad un clima continentale, simile al Trentino, con forti escursioni termiche, terreni argillosi che influenzano colore e struttura dei rossi, come il Sagrantino, vitigno che qui regna sovrano e produce vini dai grandi profumi, ottimo corpo e notevole longevità. Quasi a rappresentare simbolicamente questa evoluzione nel tempo, si staglia sul profilo delle dolci colline umbre la sagoma del Carapace, la cantina-scultura realizzata per la Tenuta da Arnaldo Pomodoro e la cui volta di rame cambia lentamente colore, ossidandosi alle intemperie. Il trittico di vini proposto in degustazione evidenzia diverse interpretazioni del territorio: dapprima il Lampante 2015, un Montefalco Rosso Riserva, di uvaggio misto tra Sangiovese al 70% e Sagrantino, Cabernet e Merlot, dal lungo affinamento in legno di diverse dimensioni, presenta caratterizzanti note di grafite e una sottile trama tannica; segue il Carapace 2010, Montefalco Sagrantino DOCG servito in Magnum, che si svela in un bouquet esplosivo, dal floreale al balsamico, in cui l’utilizzo della botte grande ha un ruolo non indifferente nell’ingentilire il vitigno, senza privare il vino di calore e gradevolezza.

In chiusura viene riproposto il Carapace, ma annata 2015, espressione di un’infaticabile ricerca in ambito vitivinicolo: proprio da quell’anno è partita infatti una sperimentazione che prevede una parte della macerazione in orci troncoconici da 1000 litri in terracotta, materiale che permette un’ottima trasmissione di ossigeno e una lunga permanenza di uve che in realtà non sarebbero idonee, a causa delle loro caratteristiche tintorie e organolettiche. Il risultato è un vino molto floreale, con sentori di mora intensi, dai tannini ben bilanciati e che lascia il palato fresco con ricordi erbacei appena accennati, fine e cesellato, in linea con l’impronta che da sempre contraddistingue la famiglia Lunelli.

Vittoria Rosapane