Terrano/Teran, il vino delle rocce

In occasione del recente Vinitaly, visitando lo stand della Slovenia, ho incontrato un settore dedicato al Teran (Terrano), il vino rosso, a mio avviso, più espressivo del Carso per la sua rusticità che ben rappresenta un territorio aspro e tormentato, con tratti climatici (vento di bora) e geologici unici: il Carso (Kras in sloveno e croato, Cjars in friulano). Un altopiano roccioso calcareo, rivestito da un sottile strato di terra rossa, che si estende tra le provincie di Trieste e Gorizia, la Slovenia e la Croazia, limitata dai corsi dei fiumi Vipava (Vipacco) e Timav (Timavo).

Quattro erano le cantine presenti;

  • Čotovo Klet, Vroholje;
  • CV Colja Vino, Komen;
  • Vrabec, Dutovlje;
  • Vina Štoka, Dutovlje,

Una necessaria premessa, il vino è prodotto con uve Terrano, vitigno che rientra in una delle sei varietà della famiglia del Refosco (Costacurta et al 2005) ed è identico al Refǒsk o Refosco istriano (Maletić et al. 1999 e Kozjak et al. 2003), alla Cagnina (Forlì e Ravenna) e alla Rabiosa Nera di Breganze (Vouillamoz 2012).  La comparazione del DNA ha evidenziato che il Terrano non ha affinità con il Refosco dal Peduncolo Rosso (Vouillamoz 2012) di cui uno dei genitori è il Marzemino (Grando et al. 2006). La presenza della vite nell’areale carsico sarebbe antecedente alla conquista romana (178 a. C.). Fonti storiche attestano che l’economia agricola all’epoca era incentrata sulla coltivazione della vite e dell’ulivo. Ulteriori informazioni sulla realtà vitivinicola dell’area giungono da Plinio il Vecchio (I° secolo d. C.) che, nella sua Historia Naturalis, scrive di un vino prodotto da viti coltivate su un colle sassoso, non lontano dalle Bocche del Timavo (zona Duino): il “Pucinum”, considerato vino medicinale e molto amato dall’imperatrice Livia, moglie dell’imperatore Augusto. Le prime menzioni del Terrano risultano da un documento datato 13 novembre 1340 riferito alle varietà coltivate a Barbana (Slovenia) di “Rabiole, Malvasie, Terrano bianco e vermiglio, Moscatello e Pignolo” (Fabbro et al. 2002). In passato era apprezzato per la sua alta percentuale di ferro, utile per curare l’anemia e oggi per il rilevante contenuto di antociani (resveratrolo). A Vienna, durante l’Impero Asburgico, era il vino consigliato alle puerpere.

Ecco come nel 1910, Maksimilian Tipper, nel libretto il Terrano del Carso ha decritto in versi questo vino:

“… Il Terrano è corposo e potente,

aromatico, elegante ed austero,

è solido e robusto,

è vigoroso, ben definito,

è pieno di vita, fresco, brioso e inebriante

dal colore scuro di rubino intenso …

I sei vini degustati esprimono molto bene le specifiche tipiche del Teran: profumi di piccoli frutti neri, limitato contenuto tannico, alto grado di estratto e un’acidità quasi tagliente, dovuta a una maggiore quantità di acido lattico rispetto ad altri vini, che dona una morbidezza vellutata. Vini non omologhi, per la loro acidità possono destare qualche perplessità al consumatore che si avvicina al Terrano/Teran per la prima volta.

Due sono stati i campioni che mi hanno sorpreso: l’Izbrani Teran, 2016 di Čotovo Klet e il magnum di Teran, I.T. Xold, 2004 di CV Colja Vino. Il primo, vinificato e affinato in acciaio, alla vista evidenzia un colore rosso rubino intenso, brillante, all’olfatto esprime profumi netti di frutti bosco neri (mirtillo, ribes, more di rovo), di sottobosco e di prugna con leggeri sentori vegetali, in bocca la prima sensazione è un’esplosione di acidità tipica del vino, seguita da una piacevole sapidità e sentori tattili ferrosi, un vino verticale, didattico, beverino. Il secondo, affinato in legno, al naso esprime connotazioni olfattive di grafite, di china, d’inchiostro con un finale di note speziate (pepe nero), complesso, elegante ma è in bocca che mostra la sua complessità ed eleganza dove l’acidità viva lo rende ancora giovane, piacevolissimo, lungo.

Ezio Alini