Tra Breva e Föhn, dove nasce un Nebbiolo esclusivo

A Vicenza i vini della Valtellina in molteplici interpretazioni, partendo dall’annata 2010, nell’ambito del programma di scambio tra delegazioni.Menestrello per una  sera per presentare ai colleghi di Vicenza i vini ottenuti dall’uva Chiavennasca, così come viene indicata la varietà Nebbiolo in Valtellina; ecco Gianluca Palazzo della delegazione Onav di Sondrio. Appassionato della propria terra e delle conoscenze enologiche, che in Valtellina da sempre si sono condivise con successo, e l’aiuto di 8 interpretazioni, dal Rosso allo Sforzato, passando per una pattuglia di Superiore DOCG e Riserve, Gianluca ha saputo intrattenere gli assaggiatori berici. Ricambiando così una serata con le migliori interpretazioni enoiche provinciali che Onav Vicenza ha sostenuto a Sondrio qualche tempo fa.

L’origine geologica dell’areale valtellinese rende esclusiva una valle alpina insolitamente distesa tra est e ovest (la maggior parte sono in direzione nord-sud), con terreni che contengono sabbia e limo in prevalenza, dove l’argilla non è quasi mai presente, con un livello di calcare pressoché assente. E’ questo l’inquadramento che caratterizza un’area con circa 850 Ha in DOP (con ulteriori 400 Ha se consideriamo la IGT Valtellina), dove servono tra 1.000 e 1.600 ore /Ha di lavoro manuale in vigna; la meccanizzazione è difficilmente introducibile per l’estrema pendenza e il ridotto spazio di manovra che le macchine avrebbero su queste terrazze Retiche. Non rimane che la caparbia volontà del Valtellinesi (e da qualche anno anche di qualche forestiero) di voler faticosamente perpetrare un rito tanto antico e quanto mai attuale: la viticoltura, oltre che la manutenzione ordinaria manuale di oltre 2.500 km di muretti a secco!

Un clima che non accetta compromessi; dominato da un grande irraggiamento, un’intensità luminosa importante, una piovosità media di 850 mm/anno, la ridotta umidità dell’aria, grazie alla Breva, un vento pomeridiano che arriva dal Lago di Como (a sud) e il Föhn che invece ripulisce il cielo con le sue corpose folate calde (da nord). Questi gli ingredienti che creano un micro clima unico, dove la vite Nebbiolo dà il meglio di sè tra i 270 e i 900 m s.l.m. Sotto il profilo enologico la Valtellina ha cercato ispirazione in altre aree e in altre tecniche di produzione, ma ha saputo mantenere la propria specificità fatta di un corretto uso del legno, di una raccolta in condizioni di maturazione ideali dell’uva, di un paziente affinamento. Tutto ciò senza dimenticare che la sostenibilità delle micro aziende valligiane deve essere anche di tipo economico, lasciando pertanto spazio anche al giovane Rosso della Valtellina e all’IGT.

Nella serata del 22 novembre a Vicenza sono state ben rappresentate le 5 sottozone della DOCG, ovvero Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella, con 8 vini: un Rosso di Valtellina del 2016, tre Valtellina Superiore DOCG (2013, 2014 e 2015), tre versioni Riserva di Valtellina Superiore DOCG (2010, 201 3 e 2014) ed uno Sforzato di Valtellina DOCG, il passito rosso secco che sa rendere onore al grande lavoro di selezione e cura quasi maniacale delle uve Nebbiolo.

La lineare nota fruttata da piccoli frutti rossi che ha accompagnato le diverse versioni ne rende riconoscibile l’origine. La florealità della viola che caratterizza invece il Rosso 2016 della Tenuta Scerscè da l’idea della freschezza di questo rosso di montagna. Le note speziate, il tabacco, la sensazionale nota macerata delle versioni superiori assaggiate di Coop. Triasso e Sassella, Cà Bianche e Alberto Marsetti, ne hanno invece rappresentato la forza. Le tre Riserve, Marco Fay, Aldo Rainoldi e Caven Camuna hanno potuto esprimere l’austerità senza compromessi che solo un’uva che ha colonizzato un ambiente spigoloso come la Valtellina può dare. Infine, lo Sforzato di Nicola Nobili ha riassunto longevità, schiettezza ed eleganza in un equilibrio difficilmente riscontrabile.

Armido Bertolin

Info: vicenza@onav.it