Un giro del mondo tra passiti, liquorosi e aromatizzati. Portogallo e le Eccellenze italiane (parte seconda)

Il giro nel mondo, parte seconda, prosegue alla ricerca delle eccellenze enologiche con tappa iniziale in Portogallo, per poi fare fissa dimora nel nostro Bel Paese, l’Italia.Un vero fuori programma apre il 3° incontro prima dell’assaggio dei Porto: un JP Moscatel de Setubal Colheita 2015 – Bacalhoa, un Moscato fortificato, prodotto nella zona di Lisbona la cui fermentazione viene bloccata a metà aggiungendo alcol. L’assaggio ci ha regalato aromi di pasticceria, fico, agrumi, pesca, albicocca disidratata, mentre in bocca freschezza, morbidezza, acidità e una lunga persistenza hanno esaltato questa ‘chicca portoghese’.

A seguire le scoperte dei Porto, al plurale, sì, perché la differenza è data dal tipo di uve, dall’affinamento, dall’annata o dall’unione delle annate. All’assaggio erano presenti Porto Ruby – Dow’s molto fruttato, con ciliegia e prugna sotto spirito a farla da padrone, in Portogallo viene servito come aperitivo; e poi Porto Tawny 30 anni – Dow’s (30 anni è la media d’ invecchiamento) con frutta secca, camomilla, fiori secchi, leggermente agrumato, pepe bianco, e in bocca una grande freschezza e delicatezza, un tannino sottile e un finale amaricante. È stata poi la volta di un Porto Vintage 1963 – Dow’s ed è stato emozionante assaggiare un vino che ha la tua stessa età! Un colore ramato bellissimo; al naso, come in bocca, grande personalità, tabacco, caffè, delicatissimo e lunghissimo.

Un salto a Madeira non poteva mancare, un’isola che ci regala un altro gioiello dell’enologia internazionale, un vino che ha come alleati due suoi nemici storici: l’ossigeno e il calore. Matteo ci ha accompagnati nella classificazione in base al vitigno, in base al metodo e al residuo zuccherino e poi ci ha guidati mirabilmente nell’assaggio: Madeira 15 anni Old Bual – Medium Rich 19° – Leacock’s con sentori di caramello, marmellata di fichi e datteri, rosmarino, rabarbaro e in bocca una dolcezza mitigata, un gusto fresco, citrino, amaricante; Madeira Malmsey 1999 – Blandys con sentori floreali, di marmellata di fico secco, di dattero, di uva passa e un po’ di salmastro; in bocca una dolcezza tenuta a bada da una bella acidità. Infine, Madeira 1950 Sercial – Leacock’s: colore fantastico; al naso note di fiori di campo, frutta secca, curry, leggermente pepato, garbatissimo; in bocca freschissimo, citrino, con un’acidità quasi frizzante, garbato, con un leggero tabacco e una lunga persistenza. Un grandissimo vino datato 1950.

L’ultimo e 4° incontro, è stato all’insegna dell’eccellenza italiana: Marsala, Vermouth e Barolo Chinato. Una breve tappa nelle Marche era doverosa, con il Vino alle Visciole – Azienda Vitivinicola La Montata prodotto con Vernaccia Nera di Urbino e Lacrima di Morro d’Alba: una bella freschezza, una leggera tostatura e una spettacolare ciliegia in frutto dal naso alla bocca, per tornare ancora presente per via retronasale. Dopo un excursus storico siamo approdati in Sicilia, in provincia di Trapani. Anche in questo caso, come già successo per lo Sherry e per il Porto, abbiamo scoperto che non esiste un solo Marsala ma che in base al vitigno (se a bacca bianca o a bacca rossa), al contenuto in zuccheri (<40 g/l, fra 40 e 100 g/l, >100 g/l), alle caratteristiche di produzione e al colore abbiamo un’importante varietà di Marsala.

In degustazione: Marsala Superiore Ambra Riserva Donna Franca – Florio: datteri, fichi secchi, macchia mediterranea, rosmarino e ancora scorza d’arancia e note di pasticceria; in bocca, dopo la dolcezza iniziale, un equilibrio strepitoso, lunghissimo; Marsala Superiore Oro Riserva 1987 – Marco de Bartoli al naso si è presentato tenue, con sentori di camomilla, fieno, rabarbaro, erbe selvatiche, liquore alla liquirizia, elegantissimo; in bocca: citrino, fresco, sapido, aggrappato al nostro palato tanto da non andarsene facilmente, di grande beva e piacevolezza; Marsala Vergine Superiore Riserva 1988 – Marco de Bartoli, imbottigliato nel 2019, al naso, piacevole e delicato, arriva diritto, con note di fiori secchi, balsamiche, piccanti, pepate, con sentori di erba tagliata, caffè, agrumato e piccola pasticceria; in bocca è freschissimo, citrino, con un finale amaricante e lunghissimo.

L’assaggio successivo: Vermouth Monterosa – Azienda Agricola Garella e Barolo Chinato – Cappellano che, dopo essersi lasciati raccontare da Matteo nella loro storia e nella loro aromatizzazione, ci hanno donato un finale di seminario a dir poco strepitoso.
Il nostro GRAZIE lo dedichiamo a Matteo Battisti, è stato un grande onore aver condiviso con lui questa sua grande passione.

Michele Penazzi – ONAV Mantova
Scatti fotografici di Sergio Scaini