Un’altra vendemmia superba in Champagne

Il Bureau du Champagne ha presentato a Bruxelles dati che promettono una grande annata 2019.

Meno uva, ma di ottima qualità.  Se il millesimo 2018 è stato ottimo sia in quantità che per qualità, in Champagne la vendemmia 2019 si è conclusa con dati altrettanto, se non più promettenti, per quanto riguarda la qualità, ma il raccolto è stato più scarso sopratutto a causa di gelate primaverali che hanno distrutto alcune gemme, e poi dei picchi elevati di temperatura tra giugno e luglio che hanno bruciato oltre il 10% del potenziale di raccolta. Ma poi il clima caldo e soleggiato di agosto e settembre, combinato con notti fresche man mano che ci si avvicinava alla vendemmia, ha permesso alla vite un’eccezionale dinamica di maturazione, consentendo di ottenere mosti caratterizzati da perfetto equilibrio tra acidità e zuccheri e e un’assai promettente concentrazione aromatica.

Questa l’analisi di Thibaut Le Mailloux, portaparola del Comité Champagne e di Grégoire Van den Ostende, direttore del Bureau du Champagne Benelux che hanno presentato a Bruxelles l’annata 2019 ed il mercato del vino Champagne nel 2018. Le grandi annate sono sempre più frequenti in Champagne grazie al cambiamento climatico, con una temperatura media aumentata di + 1,1 ° C in 30 anni, e tale riscaldamento è ancora solo benefico per la qualità in quanto si sta passando da un clima freddo ad uno più temperato. Per il futuro sono allo studio diverse misure quali un utilizzo in maggiore percentuali nelle cuvée dei vitigni minori oggi autorizzati e la sperimentazione di nuove varietà ed ibridi più adatti al cambiamento climatico e più resistenti alle malattie.

Per quanto riguarda il mercato, nel mondo i volumi di vendita di Champagne sono in calo, (-1,8% per 301,9 milioni di bottiglie nel 2018), la Francia e il Regno Unito, che rappresentano il 60% degli acquisti totali, assorbono la maggior parte di questo calo: i loro volumi sono diminuiti del 4%, anche se il loro fatturato è più resistente (-2%). In sintesi, i francesi e gli inglesi beveno meno ma bottiglie più care. Complessivamente, le esportazioni sono rimaste al rialzo (+ 0,6% in volume e + 1,8% nelle vendite) ed i mercati più dinamici nel 2018 sono stati gli Usa (23,7 milioni di bottiglie, + 2,7%), il Giappone (13,6% milioni di bottiglie, + 5,5%), il mondo cinese (Cina, Hong Kong, Taiwan: 4,7 milioni di bottiglie, + 9,1%).

In particolare, negli Stati Uniti il 20% delle vendite è rappresentato da Champagne Rosé (il 10% a livello mondiale); in Giappone si vende più Champagne millesimato che in Europa dove il consumo è più conservatore e orientato invece sopratutto sul Brut senza annata; l’Australia ha registrato una leggera flessione (8,4 milioni di bottiglie, -1,8%), a causa di un tasso di cambio meno favorevole, ma su una fortissima crescita che negli ultimi 10 anni  è stata pari a + 134%. Il piccolo Belgio è il quinto importatore di Champagne, assorbendo da solo il 5,8% di tutte le esportazioni di champagne nel mondo ed ha ancora nel 2018 una piccola crescita del + 0,2% in volume e del 1,9% in valore, pari a 9.092.105 bottiglie e a una cifra d’affari di 144.933.821 euro, e questi dati non tengono conto degli acquisti di bottiglie effettuati dai belgi direttamente nel vicino Champagne e più in generale in Francia. Nel 2018 poi nicchie in espansione sono state globalmente pure quelle dell’Extra Brut e dei Nature, ma anche, apparentemente in contraddizione, quello dei Semisec: fenomeno che si spiega per il fatto che quest’ultimo è infatti sempre più utilizzato per i cocktail.

Il Bureau du Champagne Benelux ha tenuto infine anche a sottolineare alcuni dati che mostrano come lo sviluppo sostenibile nello Champagne è già una pratica molto avanzata che ha prodotto negli ultimi anni risultati tangibili: una riduzione del 20% della Carbon footprint per bottiglia e l’obiettivo è una riduzione del 75% entro il 2050; una riduzione del 50% dell’uso di prodotti fitosanitari e fertilizzanti azotati con un obiettivo di zero erbicidi entro il 2025; 90% di rifiuti industriali trattati e recuperati; il 20% del vigneto ha ottenuto la certificazione ambientale e l’obiettivo è il 100% del vigneto delo Champagne certificato biologico entro il 2030.

Alma Torretta La Rocca

Commissario di ONAV Bruxelles