Valsusa DOC si fa in quattro

La DOC Valsusa nasce nel 1997, riservata al vino Rosso anche nella tipologia “novello”, come riconoscimento di un areale con particolari caratteristiche pedoclimatiche e fattore antropico. Il disciplinare limita l’area di produzione a 19 comuni in provincia di Torino, ubicati nella omonima valle di cui la denominazione. La valle, dall’andamento Est-Ovest, ha un microclima caratterizzato da notevoli escursioni termiche tra giorno e notte, da una scarsa piovosità estiva unita a un buon soleggiamento ed elevata ventosità che permette l’allevamento della vite fino oltre i mille metri. I vigneti si inerpicano su ripidi pendi, tra rocce e terrazzamenti sostenuti da muretti a secco, dove la coltivazione e la vendemmia sono unicamente manuali, una viticoltura definibile eroica.

Un’area marginale non vocata a grandi produzioni (nel 2017 – 23,6 litri) che ha favorito il mantenimento di una significativa biodiversità varietale, di grande personalità, unica nel panorama piemontese. Il terreno è vario, si passa da suoli morenici della Bassa Valle, a terreni misti evolutisi su materiali fluvioglaciali, calcescisti, gneiss, megascisti, pietre verdi, dolomie e quarzite dell’Alta Valle.  Nel tempo, il Disciplinare del 1997 ha subito alcune variazioni, ma la recente proposta di modifica, pubblicata sulla G.U. n. 150 del 28/6/2019, è innovativa in quanto introduce la possibilità di vinificare, oltre alla tipologia Rosso (non è più previsto il “novello”), tre vini monovarietali con eventuale passaggio in legno: due rossi “Avanà”, “Becuet” e un bianco “Baratuciat”. Una significativa opportunità di valorizzare varietà locali vinificandole in purezza e di ampliare l’offerta con la possibilità, prima preclusa, di produrre un vino bianco.  Per la tipologia Rosso, la nuova proposta ha introdotto nella composizione ampelografica (da soli o congiuntamente minimo 60%) il Becuet in aggiunta all’Avanà, al Barbera, al Dolcetto, al Neretta cuneese e, per l’eventuale restante 40%, le varietà di vite per uve da vino specificate dal D.M. 2004. Per le tipologie monovarietali, Avanà, Becuet e Baratuciat, la proposta prevede la possibilità che “possano concorrere uve di colore analogo da soli o congiuntamente …  per un massimo del 15%”.

L’Avanà, vitigno a bacca nera, citato nel 1606 da Gio Battista Croce, gioielliere-enologo, nel suo trattato “Delle eccellenza e diversita de i vini, che nella Montagna di Torino si fanno …” col nome Avanale, era coltivato nel passato in Savoia e nel Delfinato col nome Hibou Noir. Oggi, la sua coltivazione è limitata quasi esclusivamente alla media e alta Valle di Susa e marginalmente alla Val Chisone (Pinerolese) dove rientra nella DOC Ramìe.  Vinificato in purezza produce un vino scarico di colore (rosso rubino chiaro che presto vira all’arancio), dai profumi floreali e fruttati, fresco, di media struttura poco alcolico, lievemente tannico, moderatamente acido, con un finale ammandorlato, di pronta beva non adatto all’invecchiamento. Il Becuet, vitigno a bacca nera, diffuso in alta e media Valle di Susa è conosciuto in Savoia con il nome Persan. I vini in purezza sono caratterizzati da con intesi profumi speziati, di marasca sotto spirito, da un estratto notevole e da un ottimo corredo polifenolico, ricchi di corpo e struttura, adatti a lunghi invecchiamenti in botti di legno.

L’Avanà e il Becuet si possono definire “transfrontalieri”, questo non deve stupire, perché la Savoia fino al 1860 era sotto Casa Savoia mentre l’Alta Valle di Susa faceva parte del Delfinato (poi Regno di Francia) fino al Trattato di Utrecht (1713) per poi passare al Ducato di Savoia. Il Baratuciat è vitigno autoctono, raro, dalle origini sconosciute (le ricerche clonali hanno escluso parentele con vitigni conosciuti), riscoperto in Almese negli anni ’90 del secolo scorso. Vinificato in purezza evidenza un bel color giallo paglierino con riflessi verdolini, brillante, al naso sentori di bosso, di fiori di ginestra, di fiori bianchi (biancospino e sambuco) e di macchia mediterranea (salvia, rosmarino) e note minerali. In bocca è complesso, con un’acidità equilibrata, una leggera sapidità e una nota ammandorlata finale.

La Proposta, inoltre, ha ribadito l’obbligo effettuare tutte le operazioni di vinificazione solo nei comuni della Valle.  Interrogato sull’approvazione della proposta, il sig. Giancarlo Martina dell’Az. Martina di Giaglione, ha detto “E’ quello che i produttori si augurano da molti anni perché, dopo una DOC generica, da subito le aziende hanno puntato su vini monovitigno (Avanà e Becuet). Un’ottima possibilità di incrementare la produzione passando da 30.000 circa ad oltre 40.000. Positivo è anche il riconoscimento del Baratuciat, in Valle stanno sorgendo nuovi impianti in funzione dell’interessante potenzialità di questa vite”.

Ezio Alini