Valsusa: una realtà enologica vivace e interessante, ma poco conosciuta

Una manifestazione enogastronomica “Pic-nic … dalla terra alla tavola”, organizzata a Bardonecchia presso il campo da golf in località Pian del Colle, è stata l’occasione per fare una valutazione della situazione vitivinicola della Valle di Susa con il produttore Giancarlo Martina dell’omonima azienda di Giaglione nonché dell’Agriturismo Cré Seren.

Una piccola premessa, la viticoltura in valle è sempre stata presente come testimoniano i reperti archeologici ritrovati nel sito della “Maddalena” di epoca pre-romana e successivamente gli scritti della prevostura di Oulx risalenti all’anno mille. Oggi, dopo l’avvento della fillossera negli anni ’30 del secolo scorso, il progressivo spopolamento della valle e le difficoltà di coltivazione dovute a terreni rocciosi con pendenze variabilissime dall’altopiano al terrazzamento, le superfici vitate si sono ridotte a 20 ettari, la produzione si attesta al momento su circa 50.000 bottiglie.

vignevendemmia137In valle sono presenti due denominazioni: la DOC Valsusa, concessa nel 1997, riservata solo ai “vini rossi ottenuti da uve Avanà, Barbera, Dolcetto e Neretta cuneese vinificati da soli o congiuntamente per almeno il 60% e per il rimanente 40% da altri vitigni raccomandati ed autorizzati in Provincia di Torino” e la DOC Piemonte concessa nel 2010, a seguito della modifica del disciplinare, che ha esteso la denominazione a tutte le aree vocate del Piemonte. È presente anche una discreta produzione di vini generici, prevalentemente bianchi e monovarietali, in quanto il disciplinare della DOC Valsusa non li contempla. Interessante è la biodiversità presente sul territorio con varietà autoctone come Avanà, Becuét, Grisa Nera e Rousa (a bacca rossa) e Baratuciat, Blanca Vert e Grò Blanc (a bacca bianca) anche se non mancano impianti con varietà internazionali quali Pinot Nero, Chardonnay e Gewurztraminer.

Dopo la necessaria premessa utile a illustrare il territorio e la produzione enologica, a chi non conosce questa realtà, alla domanda sulle prospettive della viticoltura valsusina, Giancarlo Martina ha espresso “il timore dell’incombente pericolo della flavescenza dorata che sta colpendo le viti di tutta la valle. I produttori si sono organizzati coinvolgendo anche i privati nei trattamenti, ma la viticoltura di Chianocco e Bruzolo è compromessa dalla flavescenza, si stanno estirpando tutte le viti”. Una nota di ottimismo arriva “c’è qualche azienda che si è rinnovata e fa prodotti nuovi, interessante anche perché i titolari sono giovani. Un bel segnale.  Altro segnale arriva dalla Regione Piemonte che forse ha capito l’importanza della composizione fondiaria che interessa tutte le produzioni agricole. La legge sulla composizione fondiaria è in itinere, sarebbe un bel passo avanti per l’agricoltura montana, anche perché i giovani oggi non possono premettersi di spendere più soldi in atti notarili che accorpare (acquistare) terreni per fare qualche cosa di interessante. Ad esempio per acquistare un ettaro di terreno sovente è necessario coinvolgere anche più di 20 proprietari”

IMG_20160821_144951L’Azienda Martina produce circa 11.000 bottiglie tra vini DOC Valsusa, DOC Piemonte nelle tipologie Pinot Nero e Chardonnay e senza denominazione come spumanti, passito e monovarietali. Nell’incontro il sig. Giancarlo ha illustrato i progetti futuri che sono l’ampliamento delle superfici vitate e la sostituzione dei vigneti impiantati a Barbera e Dolcetto con varietà locali (Avanà e Becuét), anche perché è in itinere la richiesta di modifica del disciplinare della DOC Valsusa, per ottenere la possibilità di vinificare le tipologie con la specificazione dei vitigni Avanà, Becuét e Baratuciat.

Sulle prospettive commerciali, il produttore evidenzia che “il mercato locale soffre un po’ a causa della crisi che ha portato meno lavoro nei ristoranti, con conseguente minor consumo. Si sta guardano con interesse le stazioni sciistiche di oltralpe, dove i vini della valle sono molto apprezzati poiché i vitigni sono anche loro per ovvi motivi storici”.

Ezio Alini

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