Vendemmia 2018, le previsioni dell’Associazione Enologi Enotecnici italiani

Sono i primi dati ufficiali elaborati dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani.

Sono validi sino a fine ottobre, quando l’Assoenologi presenterà quelli definitivi. Se l’annata 2017 è stata tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata, quest’anno siamo tornati ai valori medi riferiti ad annate di piena produzione. Anche il periodo della raccolta risulta nella norma, con circa 7/15 giorni di ritardo rispetto allo scorso anno.

Ciò che però ha caratterizzato questa inusuale annata sono state le punte di caldo alternate a forti precipitazioni che hanno creato un’elevata umidità. Se l’annata 2017 è stata tra le più scarse degli ultimi cinquant’anni, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata, quest’anno siamo tornati ai valori medi riferiti ad annate di piena produzione. Anche il periodo della raccolta risulta nella norma, con circa 7/15 giorni di ritardo rispetto allo scorso anno.

Ciò che però ha caratterizzato questa inusuale annata sono state le punte di caldo alternate a forti precipitazioni che hanno creato un’elevata umidità In generale in tutt’Italia, dopo un mese di gennaio mite e poco piovoso, a partire da febbraio si sono registrare precipitazioni anche di molto superiori alla norma che hanno contribuito a riequilibrare le riserve idriche del terreno, dopo la siccità dello scorso anno. L’inizio di marzo è stato caratterizzato da aria gelida che ha portato abbondati nevicate anche in pianura. Aprile invece è risultato siccitoso e molto caldo con temperature massime tra le più elevate degli ultimi decenni. Anche nei mesi di maggio e giugno i valori termici e le precipitazioni sono state superiori alla media del periodo. Tutto ciò ha creato una notevole umidità che ha favorito, in particolare gli attacchi di peronospora e di oidio che hanno impegnato seriamente i viticoltori con diversi trattamenti.

I mesi d  luglio e agosto sono stati caratterizzati da tempo instabile con picchi di temperature al di sopra della media, interrotte da perturbazioni temporalesche e qualche grandinata. Eventi comunque circoscritti a specifiche aree, dove si rilevano abbattimenti quantitativi. Il ciclo vegetativo della vite, che inizialmente registrava un ritardo di alcuni giorni, è rientrato nella norma grazie al caldo di aprile, tanto che le fasi fenologiche (germogliamento, fioritura e allegagione) hanno avuto un andamento regolare, producendo pertanto un elevato numero di grappoli con un peso decisamente superiore rispetto allo scorso anno, dovuto all’ingrossamento degli acini.
In alcune aree del Centro Sud la situazione nel mese di agosto è stata caratterizzata da precipitazioni abbondanti e continue. In diversi areali violenti temporali e bombe d’acqua hanno provocato defogliazioni e lacerazioni sviluppando marciume acido e botrite. Da rilevare, in particolare nel sud della Puglia e nella Sicilia occidentale, l’assenza di venti caldi e la presenza di precipitazioni continue, che ha determinato un notevole ristagno di umidità, con conseguente incremento delle malattie fungine.
Oggi (31 agosto) è stato raccolto circa il 15 % dell’uva.
La prima regione a staccare i grappoli è stata la Sicilia nell’ultima settimana di luglio, seguita dalla Puglia e dalla Lombardia (Franciacorta) nella prima decade di agosto, mese in cui, nella maggior parte delle regioni italiane, sono avvenute le operazioni di raccolta per le varietà precoci (Chardonnay, Pinot, Sauvignon). In tutta la penisola si riscontra un ritardo dell’inizio delle operazioni vendemmiali che varia dai 7 ai 1 0 giorni rispetto allo scorso anno, ma in linea rispetto ad un’annata normale.
Il pieno della raccolta, in tutt’Italia, avverrà tra la seconda decade di settembre e la prima di ottobre, per concludersi verso la fine dello stesso mesecon i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi inCampania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna.Le prime previsioni di Assoenologi indicano una produzione di vino e mosto superiore di circa 10 milioni di ettolitri rispetto al 2017. Tutte le regioni italiane evidenziano consistenti incrementi produttivi con punte anche del 30/35% soprattutto nel centro Italia, la cui produzione lo scorso anno era stata però falcidiata dalla siccità. Con 55,8 milioni di ettolitri il 2018 si colloca al secondo posto nella produzione degli ultimi vent’anni.
La Puglia con 11,9 milioni di ettolitri, dopo diversi anni, ritorna al primo posto nella classifica delle regioni più produttive, seguita dal Veneto (10,3), dall’Emilia Romagna (7,8) e dalla Sicilia (5,8). Qualità eterogenea in tutt’Italia soprattutto al centro -sud. L’andamento climatico prima descritto ha messo a dura prova l’opera dei viticoltori , che hanno dovuto effettuare molti trattamenti per mantenere la sanità delle uve. Di conseguenza, al nord la qualità risulta più che buona, con diverse punte di ottimo alcune di eccellente. I primi dati analitici indicano acidità inferiore alla norma, tipiche di condizioni climatiche variabili. Per quanto  concerne i vini bianchi ottenuti dalle prime uvevendemmiate, si riscontra un buon quadro aromatico e un’interessante intensità.
Assoenologi presenterà quelli definitivi e possono anche essere scaricati dal sito internet www.assoenologi.it
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