Verdicchio Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica ad Onav Trento

Nel mondo si coltivano poco più di 3.500 ettari di Verdicchio e quasi 3.300 figurano in Italia, prevalentemente nelle Marche (oltre 1.800 ettari nella provincia di Ancona e più di 400 nel maceratese). Quindi si tratta di un vitigno essenzialmente italiano, forse arrivato nelle Marche grazie a coloni veneti tra ‘400 e ‘500, data la forte somiglianza con il Trebbiano di Soave, che ha trovato una sua espansione anche oltre il lago di Garda come Trebbiano di Lugana o Turbiana (in entrambi i casi nulla a che vedere con il Trebbiano d’Abruzzo o il Trebbiano di Toscana, vitigni olfattivamente neutri per eccellenza).

Il Verdicchio presenta un grappolo di media grandezza, sia nella varietà serrata che a grappolo sciolto, di maturazione medio tardiva (III-IV epoca) e che presenta le prime due gemme sterili, quindi non indicato per potature corte. Le due doc principali, entrambe nelle Marche, sono il Verdicchio di Matelica,  la prima doc regionale del 1967, che prende il nome dal paese omonimo nell’entroterra collinare, con vigneti che arrivano a 700 metri di quota e che a differenza della doc Verdicchio Castelli di Jesi poco risente dell’influsso marino. Quest’ultima doc, di contro, comprende l’area più estesa di coltivazione del Verdicchio, con oltre una ventina di comuni dell’anconetano e un paio di comuni nel maceratese.  Dal 2010, per il Verdicchio Riserva, entrambe le zone possono fregiarsi anche della docg. A differenza del Vermentino, un vitigno e un vino con caratteristiche simili al Verdicchio ed entrambi vini “orchestrali” dal punto di vista olfattivo, per usare l’espressione di Luigi  Moio, perchè privi di aromi varietali di natura primaria, secondaria o terziaria, il Verdicchio ha visto contrarsi di oltre un quarto la superficie vitata tra il 2000 e il 2010 e oggi rappresenta circa lo 0,5% dell’intera superficie vitata dell’Italia. Onav Trento ha proposto una serata di approfondimento su questo vitigno e ha scelto i vini di due cantine che ben rappresentano le due doc marchigiane.

La Casa Vinicola Gioachino Garofoli, che vinifica da cinque generazioni ed è proprietaria di 50 ettari vitati, con due cantine a Serra de’ Conti e a Castelfidardo per una produzione di oltre 1,6 milioni di bottiglie, delle quali circa il 60% è rappresentato dalla doc Verdicchio dei Castelli di Jesi, era presente con tre vini, capaci di esemplificare quello che il Verdicchio, in versione secca, può esprimere con scelte agronomiche ed enologiche differenti (Garofoli utilizza peraltro il Verdicchio anche per una linea di spumanti di qualità, charmat e metodo classico, e per vini passiti).

Il Macrina – Verdicchio Castelli di Jesi  Classico Superiore doc 2017 (13%vol.) nasce da una classica vinificazione in bianco con pressatura soffice delle uve a maturità tecnologica, pulizia del mosto a freddo e una fermentazione a temperatura controllata, come il successivo affinamento in acciaio per alcuni mesi. Ben presente il fruttato degli esteri di fermentazione, con note agrumate di lime e pompelmo unitamente a mela golden che si accompagnano ad una freschezza evidente. Podium – Verdicchio Castelli di Jesi Classico Superiore doc 2015 (14%vol.). Anche in questo caso vinificazione in bianco con rigido controllo delle temperature per salvaguardare il più possibile esteri e precursori aromatici da processi ossidativi, ma con una resa delle uve molto più contenuta (70 q.li/ha in luogo dei 110 del  Macrina) e una lunga permanenza in acciaio sulle proprie fecce fini, per ottenere un vino strutturato, caldo, con note di frutta a polpa gialla (melone, mela cotogna matura) e frutta esotica. Fiorese – Verdicchio Castelli di Jesi  Classico Superiore Riserva docg 2013 (12,5%vol), fermentato e affinato in barrique, con note floreali di camomilla e acacia ben fuse con la speziatura dolce del legno.

Nata nel 1971, la Cantina Belisario rappresenta il  più  grande produttore di Verdicchio di Matelica doc e oggi conta 300 ettari, di cui 24 certificati bio, con una capacità di 30.000 hl. Tre i vini proposti. Vigneti B – Verdicchio di Matelica doc 2016 (biologico). Basso impiego di solforosa, ricorrendo alla tecnica dell’iperossigenazione del mosto, per un Verdicchio equilibrato, di buona sapidità e freschezza. Il Meridia – Verdicchio di Matelica doc 2014 (13%vol) è sottoposto ad una fermentazione per 30 giorni in acciaio inox e ad una maturazione di 15 mesi in vasche di cemento vetrificato senza travasi. Ottimamente conservato, privo di note ossidative, la sua forza è la sapidità minerale, che ricorda il Riesling, cui si accompagna ad un frutto ancora fresco. A chiudere il Cambrugiano – Verdicchio di Matelica Riserva docg 2012 (13%vol.), che nasce con un processo di  criomacerazione per 18 ore e una lunga lenta fermentazione di oltre tre settimane a bassa temperatura. Si affina in acciaio e una parte minoritaria in barrique. Un vino importante, armonico, capace di esprimere ancora un carattere giovanile, sia al naso che in bocca, dalla lunga persistenza.

Gianfranco Betta