Verticale San Leonardo: la magia di uno stile inconfondibile e duraturo nel tempo

ONAV Milano ha potuto godere di una straordinaria degustazione di otto annate di San Leonardo, guidata dal Presidente Vito Intini.

Uno dei vini italiani più importanti dal punto di vista storico e in quanto espressione del territorio; ospite illustre il Marchese Anselmo Guerrieri Gonzaga, proprietario dell’omonima tenuta, accompagnato dal suo Brand Manager Fulvio Rimini. In un clima informale e all’insegna del puro divertimento, la storia di San Leonardo e il commento di vini presentati hanno incantato la platea grazie al sapiente equilibrio tra gli interventi del Marchese sulla storia dell’azienda, arricchiti da aneddoti di vita vissuta, aventi come protagonisti i principali attori della storia vitivinicola italiana dell’ultimo secolo, e la maestria affabulatrice di Vito Intini nel descrivere i vini, definita dallo stesso Marchese “ammaliante”.

La Tenuta San Leonardo è situata in Trentino tra l’Adige e le pendici dei Monti Lessini: condizioni climatiche molto favorevoli, grazie anche alla vicinanza del lago di Garda, e terreni ghiaioso argillosi, che richiamano quelli di Bordeaux, su cui vengono coltivati Cabernet Sauvignon e Carmenère, mentre su quelli sabbiosi cresce il Merlot almeno dagli anni 20 del 900. Carlo Guerrieri Gonzaga prese in mano le redini dell’azienda nel 1974 , intraprendendo  un’inarrestabile opera di innovazione: scopre da un viaggio in Francia che il Cabernet Franc coltivato nella tenuta è in realtà Carmenère, importa il Cabernet Sauvignon e continua le sue sperimentazioni fino alla creazione del San Leonardo nel 1982.

Il vino omonimo della tenuta si ottiene ancora oggi con un metodo di carattere artigianale rimasto invariato nel tempo: è un taglio bordolese le cui uve, Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot, nelle percentuali rispettive di 60-30-10 all’incirca, vengono fatte fermentare separatamente con utilizzo di lieviti indigeni e temperatura non controllata; dopo la malolattica in cemento, riposa sei mesi, quindi passa due anni in barriques di legno a passaggi misti, perché quest’ultimo non predomini sul vino. Infine, dopo 3 o 4 mesi in vasca di cemento, viene imbottigliato.

Nel 1985 Carlo, visto il successo del San Leonardo, chiede aiuto a Giacomo Tachis, l’enologo italiano per eccellenza, che allora lavorava presso la famiglia Antinori, a cui nel 1999 subentra Carlo Ferrini. Proprio in questi anni fa ingresso il Marchese Anselmo nell’attività dell’azienda, che attraversa una crisi nel 2008, da cui si risolleva gradatamente, terminando anche nel 2015 la conversione al biologico. Grande attenzione al territorio, alla vigna e alla pianta caratterizzano dunque la storia della Tenuta San Leonardo e il suo vino di punta ne è la chiara espressione, come si evince dalla successiva degustazione che ha visto protagoniste le seguenti annate

2014: nonostante l’annata difficile, il vino è piacevole e fresco, con una bella nota floreale, e un grande potenziale evolutivo

2013: offre un bouquet di profumi tutti molto equilibrati, sentori floreali maturi e speziati, maggiore verticalità e acidità piacevolissima in bocca, ma ancora in maturazione nel complesso

2010: vino di grande vitalità, con note evolutive fruttate e di spezia dolce al naso, al palato tannino tattile ma molto fine, più polverizzato, persistenza gradevole e un finale di liquirizia fresca, decisamente un’annata che esprime grande continuità

2007: qui comincia a rivelarsi la potenza dell’evoluzione con note terziarie ed empireumatiche di tabacco e caffè, sentori balsamici, ma anche grande morbidezza e persistenza in bocca

2005: in un primo tempo vino molto chiuso, all’ossigenazione libera una percezione speziale incredibilmente balsamica, grande verticalità e un finale arricchito da sentori di cacao fine

2000: una delle annate definite più piacevoli da bere, straordinariamente equilibrata, con note anche di erbe aromatiche e sensazioni di carne macerata, ma di grande freschezza ed acidità

1999: vino dalla lunga espressione gusto olfattiva che spazia dal balsamico alla spezia calda, per concludersi con un finale gradevole di noce moscata

1997: sobrio ed elegante, vede il prevalere di note evolutive di goudron e idrocarburi, ma al palato tattile, masticabile e di una vitalità assoluta.

Nonostante le variazioni climatiche, le annate degustate permettono di intravedere un sottile fil rouge inconfondibile, individuato in determinati percettori ed in una nota polverosa via via sempre più evidente, e che da anni rendono il San Leonardo un vino italiano di eccellenza.

Vittoria Rosapane con la preziosa collaborazione di Alessandro Mascetta

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