Vini piemontesi e mercato cinese: testimonial!

Nell’articolo precedente, “Vini piemontesi e mercato cinese” si è posto l’accento sugli interventi che illustravano la realtà cinese, con l’analisi dei dati macroeconomici del commercio del vino in Cina

e sull’attività di promozione della Regione Piemonte, e di “Piemonte Land of Perfection” (Consorzio di secondo livello che riunisce i Consorzi di tutela del vino del Piemonte e la più importante Associazione di viticoltori). La seconda parte dell’incontro è stata riservata alle testimonianze di operatori del settore. 

Il primo intervento su “Non solo vino… l’eccellenza del made in Italy enomeccanico” è stato affidato a due rappresentati di aziende leader di Canelli (Asti) presenti da anni sul mercato cinese: Mauro Maggiorotti, Direttore commerciale FIMER srl, azienda che progetta e produce macchine polifunzionali per l’imbottigliamento e Roberto Troja, Sales Area Manager Robino & Galandrino SpA, azienda specializzata nella “chiusura secondaria” (gabbiettatrici e capsulatrici) di tutti i tipi di bottiglia. Rispondendo alle puntuali domande del dott. Berta, moderatore del convegno e direttore dell’OICCE, i relatori hanno illustrato l’evoluzione enomeccanico del settore in Cina.

Maggiorotti precisa che, quando Fimer iniziò nel 1996/97 a operare nel Paese, le cantine avevano “un’impostazione statale” mentre oggi sono “quasi private”, di conseguenza “si può interloquire (col proprietario) direttamente e discutere gli aspetti tecnici in modo profondo e corretto”. Anche l’arrivo nelle cantine cinesi di enologi proveniente da tutto il mondo, in particolare da Francia e, a seguito di parecchie joint venture, dall’Australia, ha fatto sì che si ponesse grande attenzione alle attrezzature di cantina sia per la vinificazione, che per l’imbottigliamento. Troja ha sottolineato inoltre che sono nate nuove esigenze con richieste di macchinari per migliorare l’abbigliamento delle bottiglie, ma anche per la personalizzazione delle etichette.

Qualitativamente i vini, a detta di Maggiorotti, sono notevolmente migliorati, nel passato erano “imbevibili” per gli stranieri. Un’ interessante analisi è stata fatta sui vini spumanti, a seguito di una domanda di Stefano Berta: “il mercato è in crescita” osserva Maggiorotti “nel passato era considerato marginale, attesa la preferenza dei cinesi per i vini rossie” e il dato è supportato dalla buona richiesta di linee di imbottigliamento isobariche e di linnee per l’incapsulamento spumanti di medio/alta velocità (10/15 mila bottiglie ora).

Gli spumanti vengono generalmente elaborati con il metodo charmat mentre il metodo classico è molto marginale. Nel contempo si sta verificando anche l’imbottigliamento in loco di vini “qualitativamente accettabili” importati dall’Australia e dal Sud America. In chiusura, Maggiorotti, ha fatto una considerazione sulle vendite del vino francese: “sono vent’anni che viaggio in Cina, ma non ho mai visto su un tavolo di un ristorante un dépliant di vino italiano, ma dappertutto c’è un dépliant francese”, l’altra difficoltà per i vini italiani “è che i nostri vini hanno una loro tipicità e sono molto frazionati, il resto del mondo dalla California, al Sud America all’Australia sono vini di derivazione francese (cabernet, merlot), forse sono più facili da proporre, l’Italia deve puntare a far conoscere la tipicità del suo prodotto, sarà difficile fare i numeri degli altri Paesi, però bisogna puntare sulla qualità e vendere un prodotto che dia una remunerazione diversa”.

A conclusione, Troja, rispondendo alla domanda come aumentare il valore aggiunto dei nostri prodotti e l’immagine globale del paese Italia, ha suggerito la necessità di “creare gruppo, presentarsi insieme come brand italiano, in quanto la qualità italiana è vista positivamente dal cliente cinese, siamo partiti in ritardo, ma dobbiamo presentarsi insieme per essere più forti”.

Feng (Frank) Zhengguo e Alberto Cugnetto, Soci fondatori Vinicina, società fondata nel 2014, che dà supporto tecnico e commerciale per le importazioni del vino in Cina, hanno fornito suggerimenti su come approcciarsi al mercato. In merito hanno posto l’attenzione sulla necessità di instaurare “network di relazioni” con il partner cinese (fiducia, condivisione delle realtà, formazione sul prodotto, invito del partner a visitare l’azienda, assistenza iniziale alla vendita) e sull’importanza di uno studio puntuale dove localizzare l’attività (es. città di seconda e terza fascia, perché meno onerose e con un elevato numero di consumatori).

Hanno sottolineato che i vini piemontesi, per i cinesi, hanno caratteristiche molto particolari a differenza di quelli a base cabernet e merlot più facili da bere, di conseguenza, devono essere spiegati, raccontati ossia fare promozione culturale del vino. Un altro consiglio è quello sulla comunicazione che “è molto polarizzata sui social network, quindi la comunicazione non può passare dall’Italia ma deve passare necessariamente tramite un partner locale, per progettare il sito e gestire in continuo le informazioni (scrive i testi, aggiorna le pagine, ecc.). Ultimo consiglio è quello di proteggere il marchio attraverso società specializzate in Italia per evitare spiacevoli sorprese.

Antonino Iuculano della Tenuta Roletto di San Giorgio Canavese (To) ha chiuso i lavori portando ai presenti la testimonianza sulla sua esperienza di esportatore di vini nel mercato cinese. Un azienda che è riuscita proporre con successo l’Erbaluce di Caluso DOCG, un vino bianco secco ottenuto dalle omonime uve autoctone canavesane, in un mercato che privilegia i vini rossi.

Ezio Alini

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