Vini piemontesi e mercato cinese

Il mercato del vino piemontese in Cina è stato oggetto di un convegno presso il Circolo dei Lettori a Torino organizzato dall’OICCE, Organizzazione Interprofessionale per la Comunicazione delle Conoscenze in Enologia. Un convengo che ha posto l’attenzione sulle potenzialità del mercato cinese per i vini piemontesi, ma, nel contempo, non ha dimenticato di evidenziare le problematiche collegate alla importazione e distribuzione dei vini. La Cina è un mercato dall’enorme potenziale per il consumo di vino e un futuro top-player nella produzione, attualmente è il settimo produttore di vino al mondo con 11,4 milioni di ettolitri, supera paesi con tradizione enoica come Cile, Africa del Sud, Germania.

I lavori, dopo i saluti dell’Assessore dell’Agricoltura del Piemonte Giorgio Ferrero e del Presidente dell’OICCE Prof. Ubigli, sono stati introdotti da Pierstefano Berta che ha esposto i macro-dati della produzione e consumo mondiale di vino.  Prima del 2013, i cinesi erano consumatori “tradizionalisti, cioè persone che si approcciavano e bevevano il vino perché un simbolo di stato sociale”, oggi, “secondo gli analisti internazionali questo panorama è cambiato, ci sono i nuovi consumatori che seguono delle mode diverse, più persone che amano assaggiare cose nuove e consumatori più sviluppati”.  Il consumo, estremamente ridotto, si attesta su 1,2 litri pro-capite. Ulteriore considerazione: la Cina è un universo, non è un paese omogeneo, questo i produttori italiani devono tenere in considerazione.

Il prof. Giovanni Peira (Dipartimento di Management Università degli studi di Torino), nella sua relazione, ha illustrato i dati della produzione, del consumo interno cinese, delle specificità del mercato e i risultati di una ricerca sulla comunicazione del comportamento degli utenti cinesi nei siti Web.  I dati presentati evidenziano un aumento delle superfici vitate con conseguente aumento della produzione e la preferenza del consumatore cinese per i vini rossi (90% dei vini commercializzati).

La produzione locale oggi è assorbita totalmente dal consumo interno, anche se il fine wine cinese comincia a fare capolino nei mercati occidentali. Il portale cinese d’informazione vitivinicola (winesinfo.com) ha segnalato che nel Regno Unito i supermercati Sainsbury’s hanno messo a scaffale il Noble Dragon Red prodotto dallo storico Château Changyu, di proprietà dall’azienda cinese Pioneer Wine Co. I volumi dell’import nel 2016 hanno raggiunto il 18% pari a 7.5 milioni di ettolitri. Scorporando i dati, la Francia risulta il maggiore player presente sul mercato (31% del totale import) seguita da Australia, Spagna e Cile (ca. 18,5% cadauna), mentre l’Italia ha una quota marginale pari al 5% (375 mila hl).  L’est della Cina è l’area più interessata al consumo del vino ma, lo sviluppo economico ha portato a espandere i consumi anche in altre aree e, per meglio comprendere, il relatore ha suddiviso il mercato in tre fasce.  La prima fascia comprende le città con economia più avanzata e “popolazione «educata» e cosciente dei marchi del vino”: Pechino, Shanghai, Tianjin, Guangzhou, la seconda fascia include i centri con economia in continua crescita e “un mercato non ancora «educato» e non eccessivamente competitivo”: Suzhou, Changsha, Nanchino, Dalian etc. e nella terza fascia sono comprese realtà dove predomina il consumo di vino locale e “il mercato non è ancora competitivo”: Beihai, Foshan, Chanzhou etc. Da questo si deduce l’importanza per produttori a investire nelle città di seconda e terza fascia dove i mercati sono ancora poco competitivi, l’economia e la classe media sono in crescita e “i costi di rappresentazione sono minori”.

I vini italiani più apprezzati sono quelli piemontesi e toscani (Barbaresco, Barolo, Chianti e Brunello di Montalcino). Il prof Peira ha concluso l’intervento esaminando il progetto di ricerca su un processo di brand leadership con digital analytics, un’indagine sui siti di e-commerce, aziendali i social del Barolo DOCG. Su 188 i produttori di Barolo DOCG sono un sito web, solo 10 aziende offrono il sito in lingua cinese.  Altra riflessione sull’interesse cinese per il vino Barolo viene desunto dalle 10.010 visite sui vari siti web provenienti dalla Cina negli ultimi 3 mesi. Daniela Scarzello (Direzione Agricoltura: programmazione e valorizzazione del sistema agroalimentare) nel suo intervento su “La Promozione dei vini piemontesi nei Paesi Terzi. Focus sulla Cina” ha spiegato l’attività della Regione Piemonte a sostegno del settore vitivinicolo. Dopo un excursus su quali attività di promozione sono affluissi i fondi (contributi al 50% con effetto leva), ha spiegato che la collocazione dei fondi ha interessato prevalentemente i mercati “che danno reddito”, Stati Uniti in primis, mentre le richieste di sostegno per attività in Cina ha avuto un andamento “non proprio costante” ma dal 2015 sono in crescita.

Nell’ambito della promozione del vino piemontese è intervenuto Filippo Mobrici, Presidente Consorzio “Piemonte Land of Perfection”, un Consorzio di secondo livello che riunisce i Consorzi di tutela del vino del Piemonte e la più importante Associazione di viticoltori. Una prima riflessione proposta è “come andare in Cina”. Attualmente le aziende preferiscono muoversi individualmente mentre sarebbe più utile un “sistema Piemonte” o meglio “sistema Italia” per aggredire un mercato così importante e vasto come già fanno i nostri competitors. Ha poi declinato le principali iniziative attuate nel recente passato dal Consorzio in Cina (fiere, degustazioni, incontri con operatori cinesi).

Ezio Alini