Vini prefillosserici: un tuffo nel passato

Onav Milano ha offerto una serata con vini rari e irripetibili, prodotti da vitigni franchi di piede, vini fantastici e dalle  caratteristiche insolite,  guidata dal Presidente Vito Intini.La fillossera vastatrix, parassita di pochi millimetri che attacca le foglie e l’apparato radicale, creando un danno assoluto alla vite europea, si diffuse prima nella Valle del Rodano poi nel sud est della Francia e, ancora, in Turchia, Svizzera, Spagna e, in Italia, dapprima in Lombardia, Liguria e Sicilia; ci vollero ben cinque anni per ottenerne una descrizione da parte dell’entomologo Emile Planchan  e, solo nel 1890, dopo la scoperta che i vitigni americani erano sufficientemente immuni dal contagio, fu utilizzato il primo portainnesto cioè la creazione di una pianta mimenbra  col piede americano e con l’apparato vegetativo e riproduttivo europeo.

Oggi le viti rimaste a piede franco sono relativamente poche nelle coltivazioni vitivinicole del mondo e di esse il prof. Fregoni ha definito un elenco: sono solo il 15% della produzione vitivinicola mondiale e si trovano soprattutto in Australia e in Nuova Zelanda (74%), Cipro, Canarie (100%), Marocco, Algeria e Tunisia (90%), Cile (90%), Cina (100%), Armenia, Georgia, (100%), Libano, Iran, Iraq, Siria (100%), Kazakistan e India (40%). In Italia, in qualche zona della penisola esistono viti franche di piede: Lazio, Sardegna, Liguria, Pantelleria, Sicilia, Romagna, Trentino, Campania ma solo in piccoli appezzamenti. Le zone a riparo dell’invasione fillosserica sono caratterizzate da terreno sabbioso, oppure si trovano ad altitudini notevoli o si tratta di zone calde climaticamente o, ancora, di terreni vulcanici acidi. L’afide, infatti, soffre la temperatura troppo calda o troppo fredda, non si propaga su terreno sabbioso, su terreno vulcanico e su terreno acido.

Degustazione:

1) Le 7 scalinate, Blanc de Morgex et la Salle, Valle d’Aosta DOC, 2015. Prodotto da Carlo Pavese in Valle D’Aosta da vigneti prefillosserici su terreni sabbiosi e con scheletro a 900/ 1200 m.s.l.m., con sistema di allevamento a pergola e raccolta manuale. Vino raro, dal colore carico e con, al naso, profumi da fiori gialli e di tarassaco e note di frutta secca; alla rotazione,  intensità  floreale  di ginestra, miele, frutta tropicale e cedro agrumato: un bel naso con percezione affumicata. Bocca molto interessante, con energia, struttura e persistenza. Bel vino che migliora nel bicchiere.

2) Mosel Wehlener Sonnenuhr GG – Riesling trocken 2010 Prum. Siamo in Mosella dove la diffiusione dei franchi di piede è frequente perché a nord la temperatura fredda e il  terreno a base di ardesia allontanano la fillossera. I vecchi Riesling sono tutti franchi di piede e Sonnenuhr è vigna famosa della Mosella, dal terreno vulcanico dove l’ardesia è da fondo marino, con diverse composizioni di metalli. Colore giallo paglierino con influenza dorata. Naso: percettore olfattivo di frutta con una mineralità elegantissima e con nota floreale di cedro. Alla rotazione: minerale, con sentori di borotalco, di mango, ananas, cedro e candito, mandarino e arancio. Bocca: stratosferico, fresco, con finale nota di mandarino e con freschezza e pienezza.

3) Baba, Emilia IGP Fortana, 2015, Mattarelli. Fortana è vitigno romagnolo di antica storia.  Di basse rese, cresce su territorio di sabbia di mare e di fiume ed è macerato per tempo lungo e affinato in acciaio. Si produce, quasi per tradizione che risale al Medioevo, tra Ravenna a Ferrara, tra Comacchio e Goro, è vino che si accompagna ai piatti di anguille tipici del luogo. L’uva è colorata e ricca di polifenoli. Vino non elegante ma di struttura e colore, con poco alcol e molta mineralità. Naso fruttato, marmellatoso, con percezione minerale e un po’ selvatica. Bocca: nota selvatica e acida un pò squilibrata, nota  salata con sentore di acidità.

4) Foja Tonda Casetta, Valdadige Terre dei Forti DOC, 2014, Albino Armani. In Trentino esistono due vitigni a piede franco tipici della Vallagarina: l’Enanzio e la Casetta. Questo vino da vitigno Casetta è stato prodotto su suolo morenico alluvionale ricco di scheletro, argilla, sabbia, calcare, su terreno complesso e significativo e da uve allevate su pergola trentina. Colore intenso e bruno con lancia aranciata. Naso pulito e, alla rotazione, sentori di prugna, spezia, chiodi di garofano, ciliegia e frutto rosso; nota terrosa intensa e marcata, nota fungina e fiori appassiti. Pepe. Bocca: con carattere leggeremente selvatico e acidità marcata; tannino fine anche se un po’ disarmonico.

5) Valdadige Terre dei Forti DOC, Enantio Riserva 2007, Roeno. Vitigno più noto del precedente, sempre nella stessa area, allevato in ambiente alluvionale meno strutturato, è un Lambrusco a foglia frastagliata, un vino di montagna del basso Trentino. Naso interessante con sentori di frutta dolce, marmellata di piccolo frutto rosso, mora, fico, cassis mirtillo; alla rotazione si mostra vino piacevole con piccola percezione erbacea, viola e rosa appassite, nota di terra, anice, finocchio, sedano, bel naso. Bocca: conferma la qualità del prodotto di bella struttura e di buona freschezza. Franco di piede raro e di poca produzione. Sentore raro di alloro, vino balsamico con lunga persistenza.

6) Francesco Lepori Caricagiola, Colli del Limbara IGT, 2017. Siamo in Sardegna con vitigno autoctono in purezza che cresce in Gallura, nella parte nord vicino a Sassari.  Terreni granitici che danno vini di grande mineralità ; qui dune sabbiose vicino al mare, dove, dal 1880, si fanno impianti franchi di piede. Colore: rosso rubino non carico con lancia fresca, vino giovane tendente al violaceo, colore bello e vivo vino e sano. Naso: ciliegia, marasca, lampone, note fresche e floreali con nota di chiodi di garofano, sentore balsamico, frutto rosso con molta marasca; alla rotazione più profondo e intenso. Bocca: buonissimo, bella nota di aromaticità, sentori marcati di ciliegia, lampone, frutto rosso; gradevole, vinoso, di bella connotazione e di bella persistenza.

7) Terre Brune, Carignano del Sulcis Superiore DOC, 2013, Santadi. Carignano utilizzato in maniera ottimale in clima caldo e su terreno sabbioso e calcareo. Franco di piede. Ci trovimo nell’aerea sud ovest della Sardegna, nel Sulcis dove i vigneti sono irrorati da iodio e acqua. Rosso rubino carico tendente al granato: colore profondo e marcato. Naso: finezza, sensazione di passaggio in legno, sentore di vaniglia e frutto rosso, preponderante florealità unita a spezia sottile, noce moscata e percezione vanigliata. Alla rotazione gran bel vino con marasca forte e  florealità gradevole con spezie dolci, cannella, noce moscata e chiodi di garofano. Bocca: gran bel vino piacevolissimo e setoso, elegante con note di cioccolato, talco humus; regala sensazioni di piccola frutta rossa unite a una freschezza gradevolissima.  

8) È Iss, Campania IGT, Tenuta S.Francesco 2015, Tintore di Tramonti. Tra i primi grandi vini italiani, questo è vino rarissimo della Costiera Amalfitana. Grande vino prodotto nella zona di Tramonti in piccola produzione, prodotto legato al territorio e creato con il vitigno Tintore in versione prefillosserica su terreno calcareo dolomitico con apporto vulcanico in terrazze in forte pendenza. Uva spargola allevata a pergola. Ceppi di 250 anni. Uva di polpa colorata dà vino dal colore molto bello. Naso molto pulito e fine con sentore di more e mirtilli, cassis e piccolo frutto nero, prugna, pepe nero, chiodo di garofano; in più connotazioni mentolate, tipo grafite. In bocca potente anche se ancora un pò verde, con percezione di vegetale nota di fieno ed evidente sensazione tannica.

9) Tenuta delle Terre Nere,  Prephilloxera La Vigna di Don Peppino, Etna Rosso DOC, 2016. Nerello mascalese da viti storiche prefillosseriche  dell’Etna. Siamo a Calderara Sottana, Randazzo. 98% Mascalese 2% Cappuccio su terreno vulcanico profondo,  ricco di cenere. Al naso vino che fa innamorare per eleganza e finezza, somiglia al Pinot Nero ma è più rotondo, piu grasso e di grande finezza con un frutto speziale  e, alla rotazione, sentori di marasca giovane fine ed elegante. In bocca è fantastico, vino straordinario per eleganza e tattilità dei tannini, percezione polverosa finale.

10) Piè Franco, Barolo DOCG, 2012, Cappellano. Creato da Teobaldo Cappellano nella seconda metà degli anni Ottanta, nel vigneto Gabutti, uno dei migliori terreni della zona di Serralunga dove ha piantato Nebbiolo a piè franco per ricordare la produzione di suo nonno. Vino che ancora si produce con risultati ottimali, perché ancora seduttivo, complesso e per molti inarrivabile. Uve allevate su territorio elveziano, in un crù antico che dà vini di forte struttura da uve cresciute su terreno marnoso solido, compatto e pietroso. Colore straordinario; naso pulito e vellutato, di stile e classe con eleganza straordinaria: sentori di spezie sottili di grande finezza, incenso, fiori di garofano, timo ed erbe aromatiche e, alla rotazione, eleganza verticale lunga e profonda, tanta viola, bella florealtà con note di talco e grafite. Bocca: freschezza e retrogusto, corpo sottile ma con grande energia, persistenza infinita.

Enrica Bozzo