Vini trentini premiati dalle Guide. Conferme e nuove entrate

Da alcuni anni ONAV Trento dedica una serata ai vini premiati dalle Guide nazionali.Nelle 11 Guide edizione 2020 prese in considerazione, compresa ovviamente Prosit, risultano menzionati 83 vini eccellenti, di 51 diversi produttori, il che significa che alcune cantine sono state premiate con più di un vino. Negli ultimi anni si assiste ad una crescita costante del numero di vini premiati.

La ripartizione per tipologie di questi vini evidenzia come il Trentodoc rappresenti quasi la metà dei premiati, seguito da una quota pari al 30% di vini rossi, con una netta prevalenza del Teroldego Rotaliano; un 15% di vini bianchi, tra cui si segnala la Nosiola, ma non solo; circa un 10% di vini dolci, tra cui spicca una produzione di nicchia come il Vino Santo, unanimemente riconosciuto tra i più interessanti vini internazionali da uve appassite. Questa ripartizione rispecchia solo in parte i dati vendemmiali, che per il Trentino vedono le uve a bacca bianca coprire nel 2019 il 78% del totale, con il Pinot Grigio che da solo copre oltre un terzo delle uve raccolte (un vino peraltro mai risultato presente tra le eccellenze segnalate dalle Guide), seguito dallo Chardonnay e dal Müller Thurgau. 

Stando ai riconoscimenti segnalati da queste Guide vini nazionali quindi, il Trentodoc e il Teroldego Rotaliano, tenuto conto delle quantità prodotte in grado di soddisfare una domanda significativa posta dai consumatori, rappresentano senza alcun dubbio i due principali vini bandiera dell’enologia trentina. L’analisi condotta sui vini trentini premiati dalle Guide nell’ultimo quinquennio conferma questa tesi, e per quanto riguarda il Trentodoc si registra un andamento tendenzialmente crescente della quota ricoperta.  Una disamina delle caratteristiche dei Trentodoc premiati fornisce un quadro sufficientemente credibile dell’universo Trentodoc. Quasi nove campioni su dieci sono dei blanc e solo un campione su dieci dei rosè. Un’informazione che si lega alle uve prevalentemente utilizzate. In quasi la metà dei casi il vino base è di solo Chardonnay; un ulteriore 25% di Trentodoc vede una prevalenza di Chardonnay accompagnato da una quota minoritaria di Pinot Nero. Il restante quarto di campioni di Trentodoc invece è frutto di una prevalenza o esclusività di Pinot Nero.

Per il disciplinare la qualifica di Trentodoc si acquisisce con un minimo di permanenza sui lieviti di 15 mesi; per i millesimati sono richiesti 24 mesi; dopo 36 mesi il Trentodoc può qualificarsi come Riserva. Ma tra i Trentodoc premiati, oltre i due terzi hanno stazionato sui lieviti oltre 60 mesi e solo in poco più del 10% dei casi si registra una permanenza inferiore ai 36 mesi, quindi non si tratta di Riserve. I vini premiati selezionati nella serata organizzata da Onav Trento dal titolo “Vini premiati delle Guide. Conferme e nuove entrate” si è attenuta ad un duplice criterio: i vini sempre presenti come premiati in una o più Guide nell’ultimo quinquennio, e i vini premiati per la prima volta nelle Guide edizione 2020. In totale 11 campioni presentati dai rispettivi produttori.

Goffredo Pasolli, Maso Poli

La batteria dei sette Trentodoc, frutto di rese contenute, spesso con uve lavorate intere, affinamento in legno in tutto o in parte per lo Chardonnay, non di rado con la malolattica svolta, si presentano tutti caratterizzati da notevole freschezza e sapidità in un ottimo equilibrio di bocca. La degustazione si è aperta con il Riserva 2013 di Maso Poli, cinque anni sui lieviti, presentato dall’enologo Goffredo Pasolli, un blend di Chardonnay affinato in barrique, con un 20% di Pinot Nero, molto profumato, con un fruttato di mela evidente, a marcare la caratteristica degli Chardonnay provenienti dalle colline di Pressano sopra Lavis.

Paolo Turra, Cavit

L’enologo Paolo Turra ha presentato la Riserva Alte Masi 2012 di Cavit, un Trentodoc nato già nel 1978 e con una produzione attuale di circa 15 mila bottiglie; anch’esso un blend di Chardonnay, prevalente, e Pinot Nero, di buona struttura e persistenza, arricchite dalla lunga permanenza sui lieviti. A seguire il Riserva Rotari Flavio 2011 di Mezzacorona – Cantina Rotari, di solo Chardonnay, intenso al naso con note di mela cotogna. L’Azienda Agricola Mas dei Chini, con Alfio Garzetti, ha presentato il loro metodo classico di punta, il Riserva Carlo V 2010, con un 40% di Pinot Nero che accompagna lo Chardonnay elevato in barrique di rovere austriaco, per un prodotto finale elegante, sapido e molto fragrante.

Matteo Ferrari, Maso Martis

Il successivo campione, Madame Martis Riserva 2009, quindi con almeno nove anni sui lieviti, prodotto da Maso Martis e introdotto dall’enologo Matteo Ferrari, accanto ad una netta prevalenza di Pinot Nero, chiaramente avvertibile al naso e in bocca, e ad un 25% di Chardonnay vede, eccezionalmente nel panorama trentino, anche una piccola percentuale di Pinot Meunier, che secondo Ferrari conferirebbe maggiore dolcezza e corpo ad un prodotto esempio di equilibrio, fresco e morbido insieme, di buona struttura e dalla lunga persistenza.

Paolo Endrici, Endrizzi

Il Riserva Masetto Privè dosaggio zero 2009 della Cantina Endrizzi, come ha spiegato il titolare Paolo Endrici (che vanta oltre 40 anni di esperienza sul metodo classico e che proprio nel 1984 assieme ad altri quattro produttori ha dato vita al marchio “Trento classico” poi diventato “Trento doc”), nasce cone prodotto di famiglia e solo dalla vendemmia 2008 si decide che sarebbe stato messo anche sul mercato. Solo Chardonnay, ma con una lavorazione molto particolare perchè frutto di un blend di un vino base da alta collina con uno Chardonnay da uve mature della zona di Pressano, affinato in legno di acacia. Il risultato è un metodo classico particolarmente strutturato, con un grado alcolico significativo (13,5%vol.), che ammorbidisce il prodotto senza bisogno di aggiunte di zuccheri, ricco di tutte le sfumature di frutta esotica proprie di un ottimo Chardonnay.

Mauro Lunelli, Ferrari

La carrellata di Trentodoc è stata chiusa dal Giulio Ferrari Riserva del Fondatore 2008 di Cantine Ferrari – Tenute Lunelli presentato da Mauro Lunelli che, fresco di studi e dopo un soggiorno in Francia, è il vero artefice di questo metodo classico avendolo fatto nascere nel 1972. 100% Chardonnay del vigneto di proprietà a Pianezze, la collina a sud di Trento, per un prodotto strutturato ed elegante, insieme sapido e fresco, dalla lunga persistenza. Tra le migliori e più riuscite interpretazioni del Trentodoc. La serata è stata completata da quattro eccellenti vini rossi.  

Andrea Parisi, Vivallis

Il Trentino doc Superiore Marzemino dei Ziresi 2017 della Cantina Vivallis, presentato dall’agronomo Andrea Parisi; i terreni argillosi della località Ziresi a nord di Rovereto, conferiscono struttura, arricchita ulteriormente da rese contenute e da una piccola percentuale di uve appassite, per un prodotto finale che esprime assieme alle caratteristiche “gentili” del Marzemino corpo e buona alcolicità.

Maddalena Nardin, Villa le Corniole

Due i Teroldego Rotaliano doc in degustazione. Una nuova entrata, con il 2016 dell’Azienda Agricola Andrea Martinelli, presentato dallo stesso titolare, caldo, di buona speziatura, con note di chiodi di garofano e liquirizia in evidenza e leggero ammandorlato finale. E una conferma, con il 7 Pergole 2015 di Villa Corniole, introdotto dalla titolare Maddalena Nardin: un Teroldego dall’attacco dolce, rotondo in bocca, dal gusto pieno, con ritorni di note balsamiche e tabacco. Un’altra conferma tra i vini rossi il Vigneti delle Dolomiti igt San Leonardo 2015 di Tenuta San Leonardo, presentato dall’enologo Antonio Benvenuti: storico taglio bordolese, dove accanto al prevalente Cabernet Sauvignon trova spazio non solo il Merlot e il Franc ma anche il Carménère, che con la sua particolare nota vegetale caratterizza da sempre il San Leonardo; un vino caldo, ricco di una speziatura dolce, ma anche di sentori di goudron e leggera affumicatura. Prosit.

Gianfranco Betta

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