Azienda Revì. Passione Trentodoc

Onavista trentino della prima ora, diplomato in enologia all’Istituto Agrario di San Michele, Paolo Malfer è da sempre un innamorato appassionato del metodo classicoche, vivendo lui in Trentino, vuol dire Trentodoc. L’Azienda Revì, fondata da Paolo nel 1982, dalle iniziali poche bottiglie prodotte, curate con l’attenzione certosina che solo un valente e competente artigiano del vino può consentire, è cresciuta nel tempo fino a produrre oggi circa 80 mila bottiglie di Trentodoc, lo spumante che caratterizza e identifica la produzione dell’Azienda Revì.

Da sempre coadiuvato dalla moglie Carmen, negli anni recenti l’azienda ha potuto contare sull’apporto dei due figli Stefano e Giacomo, entrambi laureati in economia, che hanno deciso di investire nell’azienda di famiglia, il primo assumendone la titolarità e il secondo la responsabilità commerciale, forte di un indirizzo magistrale in marketing completato con un  master di Marketing, comunicazione e internazionalizzazione del mercato vitivinicolo. Ma la presenza, l’apporto e il contributo di Paolo non sono certo venuti meno. L’impronta e la mano dei prodotti dell’Azienda Revì sono indubbiamente ancora le sue.

ONAV Trento ha voluto organizzare una visita in cantina, con Paolo a fare da cicerone, prodigo di spiegazioni sul metodo classico, mettendo senza riserve a disposizione degli associati la propria competenza e il proprio entusiasmo. Per poi presentare con orgoglio le proprie gemme enologiche. I suoi Trentodoc originano da vigneti di proprietà in alta collina di Chardonnay e Pinot Nero. Le diverse provenienze delle uve e il diverso blend tra i due vini, oltre a permanenze sui lieviti diversificate (comunque per tempi sempre di gran lunga superiori a quanto previsto dal Disciplinare del Trento doc) danno vita a cinque spumanti metodo classico millesimati che nel loro insieme intepretano al meglio la versatilità del Trentodoc e la sua provenienza, inteso come “bollicine di montagna”, per usare il pay-off dell’Istituto Trentodoc.

Il Brut 2015, 75% Chardonnay e il resto Pinot Nero, con almeno tre anni sui lieviti, è ricco di sfumature agrumate, arricchito da sentori di pesca a polpa bianca e pane tostato. Fresco e dotato di buona struttura e sapidità, sarebbe riduttivo prenderlo in considerazione solo come un vino da aperitivo perchè è un ottimo vino da pasto. Più austero e impegnativo nella beva il Dosaggio Zero 2015, che nasce anch’esso da un blend di Chardonnay e Pinot Nero in proporzioni simili al Brut. Anch’esso con almeno tre anni di permanenza sui lieviti, al naso è arricchito da nuance di zafferano che si accompagnano a sensazioni di frutta gialla, mela e crosta di pane, con un leggerissimo ammandorlato finale, a confermarne sapidità e struttura. Dove invece il Pinot Nero prevale è nel Rosè 2015, dal tenue colore accattivante, con un tocco di Chardonnay pari al 20% utile per arricchire le note di fragola e melograno in evidenza, con sentori terziari di nocciola, pasticceria e cioccolato bianco.

Chi frequenta Paolo Malfer o ha potuto assistere ai suoi interventi come docente Onav, ben conosce la sua convinta adesione per criteri di coltivazione ambientalmente sostenibili, compreso l’interesse per varietà resistenti, che da qualche anno hanno fatto la loro comparsa anche nei suoi vigneti e tra non molto saranno disponibili in bottiglia. Frutto di un 100% Chardonnay da coltivazione biologica è il Trento doc Paladino, un Extra brut con almeno cinque anni sui lieviti. Un metodo classico che a ragione si può definire cremoso in bocca e ricco di nerbo, con un ventaglio di sentori al naso che spaziano dalla pesca gialla, alla scorza di agrumi, alle erbe aromatiche. Ai blend di Pinot Nero e Chardonnay fa eccezione l’Extra brut Rosè Riserva Cavaliere Nero, di sole uve Pinot Nero, con almeno 72 mesi sui lieviti, per uno spumante dall’impatto olfattivo importante, dove le note floreali di petali di rosa sono fuse alle note fruttate che spaziano dai piccoli frutti rossi all’arancia matura, con un tocco di frutta a polpa gialla. Di ottimo equilibrio, sostenuto da freschezza e sapidità, è uno spumante che si fa ricordare per la sua lunga persistenza.

Un incontro ricco di stimoli, cui ha voluto dare il proprio contributo anche Francesco Spagnoli, già  direttore del Centro Istruzione e Formazione di San Michele (ora Fondazione E. Mach), che, come Paolo, è un esperto e profondo conoscitore del metodo classico.

Gianfranco Betta

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