Cantine aperte: Roccafiore un paesaggio ricamato di vigneti e un calice di “vino buono”

Torna il week end più divertente per tutti i wine-lovers! Sabato 27 e domenica 28 maggio, in occasione di Cantine Aperte, Roccafiore proporrà un programma in cui gusto e allegria saranno le parole d’ordine.

L’evento si aprirà il sabato sera con la tradizionale CENA DEL VIGNAIOLO, in cui ottimo vino e buon cibo saranno accompagnati dai divertentissimi stornellatori I BRIGANTI DELLA FRATTA. A seguire la festa più attesa dell’anno, tra danze e MUSICA LIVE curata dal DJ CARLINO MIX.

Domenica 28 maggio, a partire dalle 10.00, Roccafiore proporrà invece tanti percorsi all’aria aperta alla scoperta della natura, dei colori e dei profumi di quest’angolo di Umbria. Si comincerà con il GREKKING, ovvero l’inedito percorso di trekking che, per 6 km, si snoda tra le vigne di Grechetto, vino simbolo delle colline di Todi. Per chi invece preferisce affrontare i sentieri in tutta comodità, Roccafiore propone il celebre JURASSIC PORK, il safari a bordo di fuoristrada dedicato a grandi e piccini, con la visita all’allevamento dei simpatici maialini di cinta senese.

Come da tradizione, al termine delle passeggiate, ci si potrà ristorare con il PIC-NIC in mezzo al verde immersi nello splendido scenario delle colline umbre, chiudendo in dolcezza la giornata grazie all’arrivo del tipico carrettino dei gelati. Durante tutta la domenica sarà inoltre possibile partecipare alle degustazioni dei vini biologici Roccafiore e visite guidate della cantina. Infine, per chi volesse contribuire con un piccolo gesto alla ricerca scientifica e alla cura di leucemia, linfomi ed altre malattie del sangue, Cantina Roccafiore offrirà la possibilità di acquistare un BICCHIERE PER LA VITA, il cui ricavato sarà interamente devoluto all’AIRC.

Roccafiore: un paesaggio ricamato di vigneti e un calice di “vino buono”

Un viaggio nel verde tra vino e arte. Roccafiore è un’azienda condotta da giovani, la maggior parte dei quali con meno di trent’anni, dove dimensione umana e rispetto dell’ambiente sono molto più che una filosofia. Sorge nel territorio di Todi e unisce una cantina che produce solo vini biologici, un resort, un ristorante e un centro benessere. Novanta ettari immersi in un paesaggio mozzafiato, dove non mancano nemmeno le colture di legumi e cereali, la produzione dell’olio e un piccolo allevamento di maialini di Cinta Senese. Leonardo Baccarelli, padre di Luca e Ilaria, che oggi guidano l’azienda, ebbe come un colpo di fulmine per luogo e negli anni ’90 decise che era il posto dove voleva vivere. Nel cuore dell’Umbria la famiglia Baccarelli ha dato vita a un’azienda che è un piccolo mondo a sé stante, dove l’arte e il paesaggio diventano un tutt’uno, a partire dai prodotti della terra.

La cantina

Roccafiore è però soprattutto un progetto moderno, che guarda al futuro dell’enologia umbra, tradotto in una cantina che si presenta come una vera e propria opera di design. Già all’ingresso, infatti, il visitatore è accolto dall’aquila di Jacobsen, uno dei principali artisti che operano in Umbria. Di forma prismatica, è uno spazio ispirato all’architettura industriale, che diviene sede ideale per eventi e degustazioni ma anche esposizione permanente, grazie alle opere di alcuni dei nomi più importanti dell’arte contemporanea.

I vigneti

I vini di Roccafiore nascono in 15 ettari,  situati  in collina,  a 380 metri sul livello del mare.  In essi si  uniscono la valorizzazione dei vitigni autoctoni e l’esperienza di un enologo che proviene dalla parte opposta dell’Italia, l’altoatesino Hartmann Donà, già enologo della Cantina di Terlano. La scelta di affidarsi a questo professionista, nasconde tra le righe la passione della famiglia Baccarelli per l’eleganza dei vini dell’Alto Adige, dove l’attenzione allo sviluppo di una viticoltura green è una pratica ormai consolidata.

La sfida, tuttavia, non fu facile. All’arrivo il “vigneto” era composto da 5 filari di viti di Merlot maritate con 20 m di seminativi tra filare e filare. Una forma di allevamento quasi arcaica, ormai in disuso. Però la vocazione del terroir, la voglia di interpretare nuovi vitigni autoctoni, primi fra tutti il Grechetto, lo affascinava. Questo, infatti, era conosciuto anzitutto come vino beverino e di poca personalità, nel Dopoguerra era considerato addirittura un alimento. L’idea di Hartmann fu, quindi, portare un concetto nuovo, introducendo un po’ di Alto Adige a Todi. Anzitutto decide di proporre i microterrazzamenti dei vigneti, una scelta che permette di avere l’esposizione solare ideale, con la disposizione orizzontale dei filari lungo le linee di pendenza, ma che costituisce, allo stesso tempo, una decisione impegnativa.

Per fare esprimere al meglio i vitigni autoctoni si scelgono impianti fitti, con 6000 ceppi per ettaro, una decisione costosa ed impegnativa, quasi impensabile per il territorio. Come forma di allevamento si adotta il guyot, su tutti i vitigni, quando ancora era diffusa la vite maritata. Infine, sin dal primo impianto, Roccafiore sceglie di puntare sulla viticoltura biologica, nel rispetto della propria filosofia che Leonardo sintetizza così: “Dimostrare che l’opera dell’uomo, in tutte le sue forme, può essere in armonia con l’ambiente”. Si inizia con l’impianto di 6 ettari di Sangiovese, poi gli altri autoctoni, con un’unica “licenza”: il Moscato Giallo.

Oggi il vigneto Roccafiore conta 15 ettari, tutti in posizione collinare tra i 300 e i 380 m slm. Il suolo è principalmente argilloso, il clima è fresco e ventilato, grazie alla collina che garantisce una buona escursione termica tra giorno e notte. Vi è poi il “cru” dedicato alla produzione del Grechetto destinato a divenire Fiorfiore. Il suolo è più minerale, sciolto e sabbioso, caratteristica che conferisce sapidità e complessità ai vini, le viti hanno un’età media di 20 anni. Ogni fase della produzione segue i principi della viticoltura biologica ed il rispetto della natura. Oltre ai pannelli fotovoltaici, che occupano una superficie di 3000 mq (0,3 ettari) e forniscono una produzione di 191 kwatt, che rende l’azienda autonoma dal punto di vista energetico, Roccafiore è impegnata nel risparmio e riutilizzo delle acque.  Infine, attenzione è dedicata al riciclo dei materiali di scarto come le vinacce, che vengono utilizzate per fertilizzare in modo naturale i vigneti.

Un clone speciale per un nuovo Grechetto

Un’attenzione particolare è dedicata però al Grechetto. Per darne una nuova interpretazione, Roccafiore sceglie il clone G5, poco diffuso. Le sue caratteristiche ampelografiche sono un grappolo piccolo e spargolo, con foglia penta lobata e forma tronco conica, che dà vini di maggiore struttura, con un’alta componente glicerica, con una nota ammandorlata spiccata. E se il Grechetto è una varietà che non presenta grandi profumi, grazie all’esperienza sui vini bianchi dell’Alto Adige, sviluppata da Hartmann , si riescono ad ottenere grandi aromi ma anche struttura e complessità, che si esprimono nel fresco e fruttato Fiordaliso e nello strutturato Fiorfiore.

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