Danilo Drocco winemaker in Valtellina: “Nino Negri punta tutto sui cru”

Sono passati ormai quasi tre anni, da quando Casimiro Maule, enologo dell’anno nel 2007 e direttore della casa vinicola Nino Negri di Chiuro, in Valtellina, dal 1972, ha passato il testimone all’enologo Danilo Drocco. 

Nato nel 1965 in provincia di Cuneo e laureato in Enologia all’Università di Torino, Danilo Drocco lavora da quasi trent’anni nell’universo Nebbiolo: oltre ad aver maturato diverse esperienze a livello nazionale, ha ricoperto ruoli di grande responsabilità in importanti aziende vinicole piemontesi, come Prunotto e Fontanafredda.

“Sono stato in Valtellina a 20 anni- racconta Danilo – in una giornata di studio organizzata dall’Università di Torino, diretta da Vincenzo Gerbi, che allora si chiamava “Scuola diretta ai fini speciali” e già allora mi sembrava incredibile la biodiversità del Nebbiolo, dalle colline delle Langhe ai terrazzi della Valtellina.

Oggi quando cammino tra le vigne, mi rendo conto della fortuna di lavorare in un ambiente unico al mondo, dove la vite cresce con pendenze impensabili, accanto ai capperi e fichi d’India, un angolo di Mediterraneo, nel cuore della Alpi”. “Valtellina e Langa sono due realtà completamente differenti: terreni e habitat climatici diversi, ma un vitigno, il Nebbiolo, che in Valtellina si chiama Chiavennasca, geneticamente consanguinei, anche se il genoma valtellinese è diverso da quello piemontese. La biodiversità della Chiavennasca è un mondo tutto da esplorare, fino a qualche anno la moltiplicazione del vitigno avveniva all’interno di ogni sottozona ad opera di piccoli vivaisti che operavano selezioni massali. Oggi abbiamo a disposizione una vasta biodiversità grazie all’uva allevata e raccolta dai vignaioli della VIVAS, l’anima in vigneto della Nino Negri: 200 famiglie che hanno un grande ruolo nel vigneto valtellinese”.

Quale è oggi la realtà del vigneto della Nino Negri?

Inferno – vigneti

“Tra gli obiettivi della casa vinicola Nino Negri e del Gruppo Italiano Vini, che ne è proprietario dal 1986, in primo piano c’è quello di valorizzare il patrimonio vitivinicolo, che è fatto di vini, di vigne e di vignaioli. Attualmente la Nino Negri ha 33 ettari di proprietà, oltre 130 ettari dei soci VIVAS e altri 60 ha di conferitori storici. Una grande responsabilità quindi e di fronte al calo generazionale, l’impegno deve essere grande ed esteso. In Valtellina manca la figura del viticoltore puro che esiste in Langa.

La Chiavennasca viene pagata circa la metà del Nebbiolo delle Langhe e in Valtellina le ore di lavorazione per ettaro sono almeno il doppio, a causa delle pendenze e dei vecchi sistemi di allevamento, a volte insostituibili, data la poca quantità di terreno sui quali coltivare.

La meccanizzazione di alcune vigne, come il Valgella Fracia, l’Inferno Cà Guicciardi e in parte il Grumello Sassorosso, sono un primo step. Dobbiamo assolutamente far rimanere le nuove generazioni in vigneto offrendo loro stimoli di guadagno, ma anche culturali, come ad es. sviluppare l’accoglienza e l’enoturismo”.

Quali sono i progetti attualmente in corso?

Vigneto Fracia

“Naturalmente – spiega Danilo- perpetuare ed incrementare il progetto di valorizzazione di grandi cru valtellinesi, già iniziato da Casimiro Maule con il Vigneto Fracia. Dobbiamo puntare molto sulla zonazione dei vigneti, in Valtellina ogni terrazzo vitato, grazie alle rocce, al microclima e alla biodiversità della Chiavennasca (Nebbiolo) può raccontare vini diversi di grande eccellenza

In particolare il Valtellina Superiore Docg Grumello Sassorosso e il Valtellina Superiore Docg Inferno Nino Negri, per i quali appena ho iniziato la direzione della Nino Negri ho inoltrato le pratiche per la rivendicazione dei vigneti. Il cru dell’Inferno, oggi si chiama già Cà Guicciardi, in riferimento agli antichi proprietari che avevano venduto il vigneto a Carluccio Negri, figlio del fondatore della Nino Negri.

Vigneto Sassorosso

Al centro di questo importante lavoro che inizia in vigna e prosegue in cantina, c’è lo Sforzato, che necessità di un’attenzione particolare nel complicato processo dell’appassimento. Casimiro Maule ha creato un vino indimenticabile, lo Sfursat 5 Stelle, che rimane un emblema di Nino Negri sia in Italia sia all’estero, ora dobbiamo percorrere un percorso coerente ed in evoluzione, per avere un protocollo di appassimento sempre più performante, nonostante i cambiamenti climatici e le diverse condizioni delle annate.

A riguardo è nata una sinergia tra il Consorzio di tutela vini di Valtellina, la Coldiretti, l’Università degli studi di Milano e quella di Torino, per un progetto all’unisono per comprendere e migliorare le tecniche di produzione. Come avviene in Champagne, per elaborare grandi vini dobbiamo ottimizzare al meglio le fasi di maturazione e di vendemmia”.

Un consiglio per gli Assaggiatori ONAV?

“Il mondo del Nebbiolo in Valtellina è un universo da scoprire, il Nebbiolo o Chiavennasca può raccontare storie originali, se pensiamo che qui la tradizione vitivinicola ha origini millenarie. Una Valle che come i suoi vini , sono poco conosciuti, con grandi potenzialità tutte da scoprire, come ad esempio le sfumature di un Grumello Sassorosso, che paragono sempre per le sue nuance e sentori fruttati, al Pinot nero della Borgogna. So bene che la curiosità di un Assaggiatore ONAV, lo sono anche io, ci porta a fare dei viaggi meravigliosi camminando nei vigneti della Valtellina”.