Fiano di Avellino e Greco di Tufo: l’introduzione della “Riserva” è un riconoscimento di pregio per le due grandi DOCG irpine.

Il 26 Ottobre 2020 diventa, a pieno titolo, per la filiera vitivinicola Irpina, una data degna di menzione nell’iter di crescita delle due grandi Denominazioni di Origine Controllata e Garantita “Fiano di Avellino” e “Greco di Tufo”: con l’approvazione in gazzetta ufficiale del decreto 13 Ottobre 2020 è ufficialmente introdotta la categoria “Riserva” per i ben noti bianchi irpini.

L’azione di modifica dei disciplinari portata avanti dal Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia, ritrova le sue fondamenta in un solido percorso di riconoscimento del carattere longevo di questi due grandi vitigni a bacca bianca che, da tempo immemore, insieme anche con la DOCG Taurasi (derivante dalla vinificazione di uve Aglianico), rappresentano la più alta espressione vitivinicola di un territorio, quello irpino, che ha saputo custodire e coltivare una straordinaria forma di viticultura di montagna.

Già nel 1549, infatti, Sante Lancerio, bottigliere di Papa Paolo III, scrivendo nelle sue memorie sulla bontà “dello vino Greco”, affermava che: Il papa ne beveva ad ogni pasto, anche quando viaggiava, poiché tale vino non patisce il travaglio, et con quello di 6 o di 8 anni, che era più perfetto, ogni mattina si bagnava gli occhi et le parti virili.

È evidente come, in un’epoca ben lontana dal livello di sviluppo enologico e tecnologico odierno, apprezzare un vino per le sue caratteristiche non solo organolettiche ma anche e soprattutto longeve, rappresentava per il vino ottenuto dal vitigno greco, una referenza di eccellenza non solo per il contesto produttivo locale, quello campano, ma anche per l’intera penisola Italiana. Ancor di più, destinare il consumo di questo vino ad un soggetto più che illustre come, per l’appunto, Papa Paolo III, rappresentava sicuramente un pregiatissimo riconoscimento di carattere qualitativo.

Un percorso parallelo, in tal senso, è stato affrontato anche dal vitigno fiano, la cui bontà veniva apprezzata già nel XIII secolo, quando il Re Carlo II d’Angiò impartì l’ordine al commissario Guglielmo dei Fisoni di trovare e spedire ben 1600 barbatelle di fiano da inviare nella vicina regione Puglia, in quel di Manfredonia. Più tardi, nel 1642, il Frate Scipione Bella Bona nei suoi “Ragguagli della città di Avellino”, rispetto al vitigno fiano così si esprimeva:

[…] quasi in tutto il territorio d’Avellino si produceva il vino detto Apiano, do’ Gentili Scrittori lodato, e tanto in detto luogo, quanto in questa Città sin hora vi si produce”.

Le testimonianze riportate, che altro non sono che una minima parte delle fonti disponibili a testimonianza delle esperienze di viticultura di questi due vitigni a bacca bianca, evidenziano la solidità del legame, tutt’ora esistente, tra le due DOCG e la verde Irpinia.

Per un amante del buon vino e ancor di più per un curioso assaggiatore, è straordinario osservare come nell’ultimo ventennio, la pluralità di operatori presenti all’interno della filiera vitivinicola irpina, ha stimolato un’ampia attività di ricerca su questi due vitigni autoctoni a bacca bianca, consegnando una pluralità di esperienze di vinificazione, ben apprezzate nel mercato nazionale, ma ancor di più in quello internazionale.

È da segnalare, inoltre, che l’attività di ricerca condotta sul Fiano e sul Greco ha riguardato anche lo scenario delle spumantizzazioni, dando origine ad una giovane esperienza produttiva, che ha, tuttavia, trovato ampio apprezzamento al consumo. Sotto questo aspetto, la proposta di modifica del disciplinare della DOCG “Greco di Tufo”, ha consentito di introdurre la categoria “Riserva” anche per la tipologia spumante, purché sia garantito un periodo di affinamento in bottiglia sui lieviti non inferiore a 36 mesi a decorrere dalla data del tiraggio.

L’ introduzione della categoria “Riserva” per il Fiano di Avellino DOCG e per il Greco di Tufo DOCG rappresenta un risultato da analizzare in una duplice interpretazione: da un lato, si attesta il giusto riconoscimento per il lavoro profuso, negli anni precedenti, dagli operatori della filiera, rappresentati dalla figura istituzionale del Consorzio di Tutela, soggetto deputato per delega ministeriale alla tutela e alla promozione delle denominazioni di riferimento (Greco di Tufo DOCG, Fiano di Avellino DOCG, Taurasi DOCG, Irpinia DOC); dall’altro lato, invece, si deve necessariamente declinare tale riconoscimento come un’ulteriore leva commerciale attivabile in fase di presentazione e promozione nei mercati internazionali, andando ad arricchire ancor di più la gamma dei vini irpini.

Più volte in passato, è stato piacevole approfondire nei diversi momenti di confronto pubblico, (concorsi enologici, degustazioni dedicate, masterclass di approfndimento) l’esercizio dell’assaggio di queste due tipologie di bianchi d’Irpinia che ben superavano il decennio di invecchiamento, inseguendo la logica del confronto e dell’analisi sulle potenzialità del Fiano e del Greco e, puntualmente, con piacere, si è apprezzato il pregio dei calici in degustazione. In conclusione, se è vero che il “tempo è galantuomo”, con riferimento a questi due vitigni a bacca bianca, sarà ancora più piacevole analizzare negli anni a seguire, come i due grandi bianchi d’Irpinia si lasceranno impreziosire dal tempo, senza cedere alle sue lusinghe.

Simone Feoli