“Il vino fra naturalità, terroir e piacere del bere” webinar ONAV

Un tema sempre più discusso dalle associazioni vitivinicole e sempre più ricercato dagli stessi consumatori è quello dei vini biologici e dei vini naturali. Due mondi diversi fra loro che molto spesso vengono scambiati per sinonimi, colpa talvolta delle etichette poco cristalline.

Le immagini utilizzate sono pre Covid19

Innanzitutto una delle principali differenze riguarda l’aspetto legislativo; questo vede la presenza di un regolamento europeo che stabilisce gli standard di produzione dei vini biologici, ma ad oggi non è presente alcuna normativa che legiferi sui vini naturali. Più nel dettaglio i definiti “vini biologici”sono facilmente riconoscibili dal consumatore attraverso un marchio universalmente riconosciuto.

Sono disciplinati dal regolamento europeo N° 203/2012 dove si fa riferimento all’eliminazione di interventi chimici in vigna e alla limitazione di solfiti in cantina nella misura di 100 mg/l per i vini rossi e di 150 mg/l per i vini bianchi. Questa normativa, però, non prende in considerazione alcuni aspetti della produzione come il consumo delle risorse energetiche durante la vinificazione, il riutilizzo degli scarti o il packaging importanti per la salvaguardia ambientale.

Le immagini utilizzate sono pre Covid19

Fino al 2012 l’unica dicitura consentita era “vini da agricoltura biologica” in riferimento alla normativa del 1991 per la produzione di alimenti biologici in cui era normata anche la produzione di vegetali biologici, uva compresa. Non veniva quindi presa in considerazione la fase di vinificazione in cantina e questo rendeva vani gli sforzi ottenuti in vigna con l’agricoltura biologica.

Differente è ciò che concerne i vini definiti “naturali” liberi da ogni normativa ufficiale ma regolati dalle associazioni a cui i produttori si rivolgono. Sono realizzati senza l’aggiunta di additivi chimici nel mosto né manipolazioni da parte dell’uomo, mentre fermentazione ed affinamento vengono effettuati tramite lieviti indigeni dell’uva.

Le immagini utilizzate sono pre Covid19

La presenza dei solfiti dovrebbe essere limitata a quelli sviluppatisi naturalmente durante la fermentazione alcolica; è comunque possibile una piccola aggiunta intorno ai 30 mg/l per i vini rossi e ai 50 mg/l per i vini bianchi, circa un quarto del limite previsto per legge.

In fatto di regolamentazione la Francia è il primo paese ad aver visto, proprio a marzo 2020, l’ottenimento da parte dei vignaioli naturali, di un riconoscimento formale dell’esistenza del vino naturale. Per ora si tratta ancora di una scrittura privata ma già al vaglio dell’ Inao, l’Istituto Nazionale che si occupa di stabilire le denominazioni protette.

Le immagini utilizzate sono pre Covid19

Questo permetterà al vino di essere commercializzato mediante la dicitura “vin méthode nature”, attraverso una serie di parametri,come le uve raccolte a mano da viti biologiche certificate e da lieviti esclusivamente indigeni, stabiliti tramite un protocollo dedicato.In fatto di solfiti aggiunti ci saranno due loghi distinti: uno per il vino a metodo naturale senza aggiunta, l’altro per i vini con un massimo di solfiti aggiunti pari a 30 mg/l.

Tra le aziende distributrici che fin dalla sua istituzione hanno abbracciato il mondo del vino naturale spicca sicuramente Les Caves de Pyrene. Nata negli anni ottanta in Inghilterra dall’ idea del francese Eric Narioo, approda in Italia nel 2009 per promuovere i vini di territorio, dopo una scintilla d’amore scoccata al selezionatore di vini italiani Christian Bucci.

Partiti con solo sei agenti in tutta Italia, ora sono una grande famiglia composta da 100 agenti, circa 5000 clienti ed un listino prodotti che racchiude 60 aziende italiane, 50 francesi ed una piccola porzione di vini americani, australiani e spagnoli.

La matrice francese continua ad essere presente data l’origine pirenaica del fondatore ed, insieme, la ricerca di vini naturali francesi che li ha portati ad innamorarsi di un vitigno tipico della Loira, lo CheninBlanc, tanto da diventare i maggiori importatori in Italia di vini realizzati con queste uve.

Quando Les Caves de Pyrene ha voluto creare una propria selezione in Italia, ha cercato di mettere in primo piano il concetto di terroir con dei vini che esprimessero la propria terra, in grado di emozionare attraverso la tipicità e il proprio carattere.

Oltre al legame territoriale trovano grande spazio la digeribilità e la chiave gustativa giocata sull’idea di freschezza, eleganza, tanto che molto spesso la selezione viene svolta intorno ad una tavola con degli amici allo scopo di recuperare un aspetto fondamentale come la convivialità.

Per Les Caves de Pyrene il concetto è sempre stato quello di bere del buon vino senza seguire una logicacommerciale; aspetto che può apparire scontato ma di grande rilevanza soprattutto in questi ultimi tempi in cui si sta riscontrando un numero crescente di vini prodotti all’insegna del naturale ma difettosi.

E’ importante quindi ricercare vini buoni, digeribili e puliti, concentrarsi su ciò che c’è nel bicchiere senza soffermarsi troppo sull’origine delle uve da agricoltura biologica, biodinamica o tradizionale. Con questa idea Les Caves de Pyrene, ha voluto creare una selezione che rimettesse in primo piano la piacevolezza di bere vino, il concetto di territorio e la digeribilità/naturalità rispecchiando sempre il proprio gusto.

Ma qual è la tipologia di canale in cui vengono venduti maggiormente questi vini? Sicuramente nei locali gestiti da giovani, solitamente wine bar ed osterie, più propensi all’assaggio del vino non convenzionale, mentre la ristorazione classica è ancora scettica verso il vino naturale. Infine si riscontra interesse nella ristorazione stellata attenta a tutto ciò che è avanguardia e tendenza.

Miriam Ardigò