La Vigna Eccellente, degustazione di Marzemino

A Isera, dove il vitigno Marzemino ha trovato un habitat ideale sui terreni basaltici, si celebra un evento intitolato “La Vigna Eccellente”, giunto quest’anno alla sua XVII edizione. Ci si riferisce ovviamente ad un vigneto di Marzemino, selezionato (e premiato) da una commissione di esperti presieduta da Attilio Scienza per le particolari attenzioni e la corretta gestione cui è fatto oggetto da parte del viticoltore nel corso di tutto l’anno. Nella convinzione che un ottimo vino nasce prima di tutto in vigna.

Il Marzemino è un vitigno esclusivamente presente in Italia (e soprattutto negli ex domini veneziani, anche se negli ultimi vent’anni è stato piantato anche nel centro – sud, dalla Puglia alla Toscana, dal Lazio alla Sicilia): dei 1.090 ettari documentati nel 2010 dalla monumentale ricerca dell’Università di Adelaide dedicata ai vitigni di tutto il mondo e pubblicata nel 2014, solo un ettaro è presente fuori dal territorio nazionale, pecisamente in Brasile. E’ caratterizzato da variabilità fenotipica perchè facilmente soggetto a mutazioni genetiche e i vari nomi con cui è appellato (“Marzemina” nel Trevigiano,”Marzemino gentile” nel Trentino e nel Bergamasco, “Berzamino” nel Bresciano, “Berzemino” ancora nel Bresciano e nel Reggiano, Marzemino d’Istria” o “Bassamino” o “Barzemin” in Istria…) spesso nascondono anche dei differenti biotipi. E’ un vitigno che dà un vino relativamente povero di tannini e piuttosto ricco di antociani (soprattutto malvidina responsabile di un rosso carico), dall’acidità contenuta, che esprime evidenti note fruttate (mora, amarena…) e floreali (la classica violetta), di buona sapidità ma di media struttura, il che non lo rende adatto a lunghi invecchiamenti, con un profilo gusto olfattivo nel complesso equilibrato.

Onav Trento in occasione dell’evento “La Vigna Eccellente” ha voluto organizzare una serata con la presenza di Marzemini provenienti da diversi areali, in particolare dal Veneto e dal bresciano, oltre che dalle due sottozone del Trentino doc Marzemino Superiore: “Isera” appunto (Corè 2015, 12,5%vol – Cantina di Isera) e “I Ziresi”, una piccola area vitata di circa sette ettari a nord di Rovereto (2016, 13,5%vol – Cantina Vivallis), entrambi caratterizzati da un fruttato evidente, di discreta sapidità e buona persistenza, più caldo il secondo.

Ma anche Marzemini espressione di metodiche di lavorazione molto differenti. Ad iniziare da una versione frizzante (Marzemino Igt Veneto  della Cantina Beato Bartolomeo, che da sola con i suoi 700 soci lavora circa il 70% di tutta la produzione di uve di Breganze): fresco, beverino e leggero di alcol, con un residuo zuccherino di circa 20 gr/l. Per passare ad una serie di vini secchi che si differenziano soprattutto dall’impiego o meno di uva surmatura e da carichi ad ettaro e soprattutto a ceppo diversificati, frutto anche di sesti d’impianto differenti che rispondono a canoni tradizionali dei diversi territori: guyot semplice o doppio (anche capovolto all’uso veneto) nel bresciano e nel Veneto con densità non eccessive (dai 3.300 ai 5.700 ceppi/ha); pergola semplice o doppia in Trentino, con densità inferiori al guyot. Scelte agronomiche che si riflettono in diverse gradazioni alcoliche finali (comunque entro un range dai 12,5%vol fino ai 14%vol) e minore o maggiore corpo del vino, pur con i limiti genetici propri del Marzemino. I processi di lavorazione per questi vini secchi si discostano invece poco tra loro: fermentazione in rosso con tempi di macerazione non lunghi (generalmente circa 8 giorni), follature giornaliere, malolattica svolta, mantenimento sulle fecce fini in sospensione (pratica peraltro non seguita da tutti i produttori), prevalente uso dell’acciaio e più raramente del legno, in ogni caso non nuovo e preferibilmente contenitori di alcune decine di ettolitri di capienza, ed eccezionalmente anche uso del tradizionale cemento.

Per il Veneto le zone che sono state privilegiate sono state l’area di Breganze appunto (Marzemino Breganze Doc Superiore “Savardo” 2016, 13%vol della Cantina Beato Bartolomeo; Marzemino igt Breganze Cornorotto 2015, 13,5%vol – Maculan, da uve surmature) oltre alla zona tra Valdobbiadene e Conegliano Veneto, paese di Emanuele Conegliano, alias Lorenzo da Ponte, il librettista di Mozart che nel don Giovanni magnifica appunto “l’eccellente Marzemino”, quasi certamente riferendosi alla versione dolce, come quella proposta in degustazione (Marzemino Colli Trevigiani vino passito – Società agricola Le Manzane, 14%vol San Pietro di Feletto, da uve che hanno subito un appassimento minimo di tre mesi).

Per il bresciano in primo luogo l’area del Monte Netto, riconosciuta già dal ‘500 dall’agronomo Agostino Gallo come area vocata per il Marzemino (Berzamì Capriano del Colle doc Marzemino bio 2017, 12,5%volCantine Lazzari di Capriano del Colle; e M (vino dolce) 2015, 14,5%vol – Cantina San Michele anch’essa di Capriano del Colle, da uve appassite fatte fermentare a Natale con un successivo passaggio in legno; poco più a est la zona di Castenedolo (con i due Marzemino igt Montenetto di Brescia 2017, 12,5%vol e il più strutturato “Tre Amici” 2016, 13%vol, frutto di una vendemmia tardiva e di una selezione in vigna della Cantina Peri Bigogno, presentati con passione dal produttore Andrea Peri); e ancora nel bresciano la zona di Puegnago del Garda, nel cuore della Valtenesi alle spalle del lago (Garda doc Marzemino Le Morene 2016, 13,5%vol – Azienda Agricola La Basia;  Garda Marzemino doc Maicone Riserva 2012, 14%vol Cantina La Meridiana, anch’esso frutto di un appassimento in pianta).

La fortuna del Marzemino a Venezia è stata dovuta soprattutto alla sua versione dolce, che la “corporazione del tinello” cui era affidato il compito di organizzare la sequenza dei piatti nei banchetti ufficiali, nel ‘500-600 lo proponenva in apertura accompagnandolo a tozzetti di marzapane, e riservando le “Malvasie”, anch’esse dolci, per il fine pasto: vini considerati entrambi di lusso e destinati alla nobiltà, promossi anche come vini dalle proprietà medicamentose. La produzione di Marzemino dolce ha resistito nel tempo (a Isera le ultime produzioni di “Natalino” datano agli anni ’60 del secolo scorso) e i due ottimi campioni delle Cantine Le Manzane e San Michele proposti in degustazione hanno esaltato questa tipologia concludendo nel modo migliore la serata.

Gianfranco Betta

 

 

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