Lungarotti: il vino come elemento forte di un sistema di promozione integrata

Protagonista del terzo webinar “L’Assaggiatore incontra”, in dialogo con Flavia Rendina, redattrice della rivista L’Assaggiatore di ONAV, Chiara Lungarotti ricorda il padre Giorgio Lungarotti (scomparso nel 1999) e come si sono evolute le cantine Lungarotti da allora.

Flavia Rendina

Tutto ha inizio nel 1962 con Giorgio Lungarotti e il Rubesco, il vino bandiera delle Cantine Lungarotti. Il Sangiovese è una delle varietà più coltivate nei 250 ettari della famiglia e dà origine al Rubesco Giovane, che è per il 90% Sangiovese e il restante 10% di colorino. È stata Maria Grazia Marchetti Lungarotti, la moglie di Giorgio a inventare questo nome, dal latino rubescere che significa “arrossire”. Le uve destinate al Rubesco sono coltivate quasi interamente sulla collina di Brufa, una frazione di Torgiano, circondata dagli Appennini.

Chiara Lungarotti

Oltre a quei terreni, c’è la Tenuta di Montefalco, acquisita dopo la morte di Giorgio, prima con dieci ettari, subito seguiti da altri dieci, “poiché il vicino vendeva – scherza Chiara- e, quando il vicino vende, bisogna affrettarsi”. Tutta questa storia si può leggere solo guardando l’etichetta. Oggi il gruppo umbro, condotto da Chiara Lungarotti (amministratore delegato) e dalla sorella Teresa, produce in 250 ettari di vigneto (tra la tenuta di Torgiano e quella di Montefalco) 2,5 mln di bottiglie di vino in 29 etichette esportate in 50 Paesi del mondo e fattura complessivamente 10,3 milioni di euro.

Dati, questi, che consentono alle Cantine Lungarotti di fungere da testimonial per il terroir umbro attraverso un sistema di promozione integrata, di cui sono state antesignane, grazie ad una filiera completa che comprende aziende agricole (olio e condimento balsamico d’uva) ma soprattutto imprese turistiche e culturali.

È il caso della Fondazione Lungarotti, curata dalla moglie del fondatore, Maria Grazia Marchetti Lungarotti, che a Torgiano (PG) ha fondato il Museo del Vino (MUVIT) ‘migliore in Italia’ secondo il New York Times e quello dell’Olivo e dell’Olio (MOO). L’ospitalità attualmente è rappresentata dagli agriturismi Poggio alle Vigne e Il Poggiolo: 10 appartamenti autonomi e 2 case indipendenti con piscina, immersi tra i vigneti del Rubesco. 

Tra i valori fondanti e costitutivi del Gruppo Lungarotti la continua ricerca della qualità all’insegna dell’ecosostenibilità lungo tutto il processo produttivo, con progetti di compensazione e abbattimento delle emissioni di CO2 prodotte, oltre alla certificazione bio del vigneto e della cantina a Turrita di Montefalco. L’azienda Lungarotti non è di grandi dimensioni, è un’impresa media, ma vanta importanti collaboratori, che si possono considerare parte della famiglia: come uno dei più celebri enologi al mondo, come Denis Dubourdier, venuto a mancare nel 2016, e il suo allievo Lorenzo Landi.

A Turrita di Montefalco, sede del secondo sito produttivo dei vini Lungarotti, si distendono gli ulteriori 20 ettari di vigneti che nel 2014, insieme alla cantina, hanno ottenuto la certificazione bio. I 20 ettari di tenuta Montefalco sono condotti in agricoltura biologica, mentre la maggioranza dei 230 ettari restanti dopo anni di studi sono stati dichiarati sostenibili nel 2018. Questo è avvenuto anche grazie allo sviluppo di piattaforme meteo che, prevedendo il tempo, riducevano al massimo i trattamenti artificiali che servirebbero alle viti per proteggerle dalle avversità atmosferiche.

La concimazione avviene naturalmente con prodotti di derivazione animale o anche vegetale, grazie a piante leguminose che fissano l’azoto. Non si spreca una goccia d’acqua e anche l’aratura avviene con una certa attenzione: direttamente sotto la fila del vigneto, il che previene la crescita di erbe in modo che le radici delle piante possono affondare in profondo nel terreno e prendere acqua, anche in caso di siccità. Per avere energia rinnovabile si utilizza il cippato, frammenti di lavorazione e potatura del legno e, naturalmente, l’energia solare dai pannelli istallati in vigna. Tutto questo contribuisce all’affetto che le persone hanno per l’azienda Lungarotti. Chiara Lungarotti è stata anche per due mandati presidente del Movimento Turismo del Vino.

Cecilia Alfier