Mateja Gravner e la sua filosofia di vigna tutta al femminile

Arrivata a Genova alla serata Onav per raccontare la storia dell’Azienda di famiglia, Mateja colpisce, oltre che per la sua preparazione, per il suo tono schietto e sincero. Si percepisce che quello che racconta e trasmette non fa parte solo di un’operazione di marketing ma esprime una convinzione vera e profonda, quasi una filosofia di vita.

D – “ Ha dato impressione di estrema sincerità e vigore. Mi viene da chiederle qualcosa della sua infanzia e della sua preparazione”

DSC_0059R – “Quando sono uscita di casa per fare enologia, mi sono resa conto che il percorso mi attirava ma ho capito che io non avrei fatto vino, non avevo la vena artistica per farlo, ma mi sono occupata presto della comunicazione. Spesso la comunicazione delle piccole aziende è affidata ad altri ma non è un bene e allora ho pensato che, in un mondo dove tutti comunicano ma alcuni urlano, bisogna affinare il messaggio  ed esprimerlo con estrema chiarezza. Tutti, in famiglia, con sfumature diverse, aiutiamo.

Mia sorella Jana segue i vigneti, è brava nella biodinamica e prosegue la strada che aveva iniziato mio fratello. Per quanto riguarda me, mi piace comunicare che il nostro intendimento è per prima cosa, quello di rispettare la natura e il nostro lavoro lo dimostra e che attraverso il vino si possono esprimere sentimenti. Fare vino è anche una forma di arte. Gli eventi della natura non sono stati fatti per noi umani, siamo noi che dobbiamo capire tutti gli eventi, anche i meno positivi, e farne tesoro. Ogni anno noi ripartiamo da zero e cerchiamo di provare a perfezionare quello che stiamo facendo.”

D – “Che ricordi ha della sua infanzia?”

gravanforeR – “Quelli di una vita normale anche se la vigna era sempre presente nel nostro mondo, nella nostra giornata, soprattutto in periodo di vendemmia quando erano tutti indaffarati. In casa c’era sempre un via vai di persone: ricordo Luigi Veronelli che venne a trovarci ed io ero piccola e distesa sul divano perché influenzata. Si sedette vicino a me e mi parlò ; aveva uno strano abito, un tabarro, che io non avevo mai visto. Mi parve subito un personaggio dei cartoni animati. Solo dopo tempo seppi chi era.”

D – “Lei, raccontando il vostro lavoro, ha trasmesso un messaggio vero che ci ha conquistato subito”

gravner in vignaR – E’ la filosofia di mio padre e di tutta la famiglia.  Noi siamo contadini che si occupano della terra e cercano di fare bene il loro lavoro, in modo pulito. Mio padre ha ancora oggi una fortissima dipendenza dalle sue vigne, quando è in mezzo ai filari è felice; quando viaggiamo e andiamo all’estero, si stupisce di tutto. E’ bello viaggiare con lui perché è come un bambino che si guarda intorno e prova ancora meraviglia. A New York era sempre col naso in su a guardare i grattacieli e non smetteva di stupirsi, facendomi sorridere.”

D – “Come sono accolti all’estero i vostri vini?

DSC_0073R – “Siamo conosciuti soprattutto in paesi dove si produce e si conosce il vino, non solo in Europa ma, per esempio in Australia, Cile, Nuova Zelanda. Molti produttori capiscono che il vino è buono quando parte da un buon prodotto, poi la vinificazione è una scelta personale. I nostri vini possono piacere o no ma si capisce che sono vini in cui qualcuno ha messo l’anima, la vita e tutta la sua forza. Siamo rimasti sorpresi dal numero dei produttori biodinamici che sta aumentando nel mondo, come, per esempio, in Brasile.

D -“ E dopo i viaggi si torna alla casa in località Lenzuolo Bianco”

R- “Viviamo ancora tutti lì e la mamma cucina per tutti. La nostra casa era stata acquistata dai miei avi nel 1901. Durante la prima guerra mondiale è rimasta l’unica casa a restare in piedi ed era stata utilizzata come centro di soccorso per i feriti di guerra. A quel tempo risale il nome “Lenzuolo Bianco” della località perché i soldati sparavano da lontano a un muro bianco che sembrava un lenzuolo steso. Tante persone sono morte lì e molte sono state totalmente dimenticate. Una zona piena di storia e di memorie della nostra terra.”

Enrica Bozzo

 

 

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