“Quarant’anni con gli assaggiatori di tutto il mondo”, intervista esclusiva con Michele Alessandria

Cambio ai vertici dell’Onav (Ordine Nazionale Assaggiatori Vino). Dal 1 luglio, Michele Alessandria, direttore dal 1981, lascia per raggiunti diritti di pensione la carica che ha svolto per oltre trentasette anni.

Vorrei che ti soffermassi sulla tua attività professionale, quante persone hai incontrato?”

Ho vissuto oltre quaranta anni della mia vita in Onav, trentasette dei quali come direttore. E’ stato un lungo viaggio iniziato all’età di ventitré anni che mi ha portato a conoscere tante persone e tanti luoghi del mondo, un viaggio che non mi è mai pesato, anzi mi ha completamente coinvolto e molto appassionato. In questo percorso, per me assolutamente formativo, ho avuto modo di incontrare migliaia e migliaia di persone e stabilire con loro un rapporto non solo di conoscenza, ma in molto casi di sincera e duratura amicizia.

Ho avuto anche occasione di girare tutto il mondo vitivinicolo, entrando nelle migliori cantine e assaggiando i vini più importanti. Mi manca solo la Georgia, la culla (forse) della vite. Dai vigneti della California, alle immense distese vitate della Cina settentrionale, alla nuova Zelanda ho avuto l’opportunità di visitare, degustare, relazionare, approfondire. Il tutto è stato fonte di una poliedrica e immensa ricchezza. Che porterò sempre nel cuore. Ho conosciuto grandi enologi e importanti imprenditori del vino, ma prima desidero ricordare i Presidenti Onav con cui lavorato.

Ricordo appena agli inizi Garrone, molto determinato, seguito da Borello, ottimo e intraprendente presidente della Camera di Commercio di Asti, grazie al suo interessamento l’Onav ha ottenuto il riconoscimento giuridico. Rampone, molto umano e professionale. E poi tutti gli altri: Salati, già mio preside ai tempi della scuola Enologica di Alba, persona amabile e grande chimico, Bruno Rivella fortemente appassionato, Lorenzo Marinello, caro amico e compagno di un lungo percorso in Onav, ora presidente onorario a vita. Calabrese fu uomo di notevole visibilità. Infine il Superattivo attuale presidente Intini a proposito del quale ogni commento è superfluo, parlano i risultati concreti.

Riguardo agli enologi o agli imprenditori con cui hai lavorato?”

Anche se li ricordo tutti perfettamente è impossibile citarli uno a uno, ne citerò giusto qualcuno, non me ne abbiano gli altri. Se mi soffermo a ricordare penso per primo ad Adriano Rampone, chi un giorno telefonò al Prof Salati, mio preside all’enologica di Alba, per chiedere il nome di un giovane enotecnico, cui affidare un lavoro commissionato dalla Camera di commercio di Asti. Io ero un neo diplomato e avevo appena terminato il servizio militare nell’artiglieria alpina e, da figlio di viticoltori, ambivo a una carriera lavorativa nel mondo del vino che mi permettesse di non abbandonare l’azienda di famiglia. Quest’ambizione era allora comprensibile, i tempi non erano nemmeno paragonabili a quelli odierni, anche nella zona del Barolo oggi tanto giustamente celebrata, si faticava a vivere, la fatica e i sacrifici erano tanti e le soddisfazioni economiche veramente scarse. Da qui lo stimolo da parte di mio padre a cercare un’alternativa al riparo dalle incertezze di quel mondo.

Ecco allora Rampone, un personaggio che vedo emergere nella mia vita nel 1977 e che mi sa accogliere come un figlio sin dal primo incontro nel suo negozio di Asti. Lui era un’icona, un uomo di riferimento per i viticoltori astigiani, insieme a sua moglie Renata dispensava a tutti buoni consigli aiutandoli a correggere e migliorare i vini. Mi accompagnò da Borello, presidente della Camera di Commercio di Asti, altro grande personaggio dalle grandi intuizioni promozionali, per invogliarmi ad accettare il primo lavoro. Si trattava di un’indagine sulla viticoltura astigiana tesa a individuare le aziende in grado di affrontare un’eventuale cresciuta. Poi Franco Sgarbi primo segretario generale dell’Onav, animatore anche dell’Anag che mi ha introdotto nell’ambiente e mi ha fatto conoscere i fratelli Tarantola Clemente e Giuseppe e tutti i più grandi distillatori piemontesi.

Ricordo Il secondo presidente Onav Dott. Garrone, come dicevo prima, un uomo asciutto e determinato che m’incuteva un certo timore. Poi Renato Ratti, compaesano lamorrese, anche a lui in quegli anni ad Asti quale direttore del Consorzio Tutela Asti. Spesso lo incontravo nella sede Onav, erano gli anni in cui si stava sviluppando la didattica dei corsi e si stava impostando il primo “Manuale dell’Assaggiatore”. Fu appunto lui a svilupparlo. Ricordo che ammiravo con spirito emulativo questo personaggio che emanava forza e sicurezza, avrei voluto somigliargli almeno un poco.

Erano anche gli anni dell’assurda diatriba Onav – Aei che portò a una spaccatura di cui ancora oggi, si portano i segni. Riguardo agli enologi o agli imprenditori con cui ho collaborato potrei fare mille nomi, mi limito ad alcuni. Vittorio Vallarino Gancia dinamico presidente e sostenitore delle aziende prestigiose ma anche dei viticoltori di qualità, Francesco Cima, mediatore di primo piano e uomo di grande saggezza, sempre pronto a buoni consigli. Michele Vescia, un’icona, la vera memoria storica dei primi anni spesi per la costruzione del metodo di assaggio.

Luciano Usseglio Tomasset e Mario Castino presenti in Onav in quanto direttori dell’Istituto Sperimentale per l’Enologia, grandi scienziati il cui contributo specialmente a riguardo di nuove tecnologie e sistemi di assaggio si è fatto sentire. Enrico Cernuschi pioniere di Onav Lombardia, Giuseppe Morsiani di Verona, grande chimico e persona pacata che sapeva affrontare i problemi con il giusto approccio. Carmine Festa abruzzese uomo battagliero che fece dell’Abruzzo una potenza in Onav, lo ricordi insieme a Carletti e Cesidio d’Amato il poeta dell’Onav che trasformava in verso ogni evento.

Aristodemo Cera dalla Calabria e Angelo Napoli da Agrigento due pionieri per l’Onav nella loro terra. Memorabili alcuni convegni nazionali organizzati da Angelo negli anni novanta. Marco Rissone, già mio insegnante all’enologica cui sono tuttora legato da profonda amicizia, Roberto Rampone, putroppo non lo vedo da un po’ di tempo, ma ha lasciato un segno in Onav per la grande passione cui si è dedicato in particolare alla didattica. Giancarlo Bini dalla Maremma, giornalista ristoratore insieme alla moglie, consigliere nazionale per più mandati. Tra gli stranieri mi limito a ricordare Jean Siegrist, grandissimo assaggiatore e vero naso del vino, ebbi il piacere di invitarlo a un seminario sul Barbera ai tempi della presidenza Gancia in Camera di Commercio.

Tra i giornalisti vicini all’Onav merita una citazione Sergio Miravalle, la voce del vino su “La Stampa” per molto tempo, l’astigiano doc Paolo Monticone curatore per alcuni anni della nostra rivista l’Assaggiatore e, naturalmente l’amico Renato Gendre, l’ideatore de “L’Assaggiatore” ancora negli anni settanta. Ricordo poi con grande affetto e simpatia molti delegati e semplici soci che non sto a citare (ci vorrebbe troppo spazio) ma che hanno contribuito a fare grande la nostra organizzazione.

Infine, senza andare troppo lontano, desidero ricordare due persone della mia terra che mi hanno veramente impressionato, un enologo e un ristoratore. Armando Cordero, persona di straordinaria umanità e d’immensa cultura enologica, un uomo che con modestia e sempre con il sorriso dispensava scienza senza mai far pesare la sua straordinaria preparazione. Da lui ho imparato molto soprattutto negli ultimi anni della sua esistenza in cui ho potuto frequentarlo maggiormente.

Gian Bovio, ristoratore di La Morra, grande professionista che, oltre a rappresentare una grande cucina langarola nella sua piena tipicità, sapeva accogliere e intrattenere con discrezione e gentilezza i suoi ospiti. Girando il mondo spesse volte mi era chiesta la provenienza, al citare La Morra subito mi si rispondeva “ah … il Belvedere, Gian Bovio”. Nel suo ristorante si tenne il pranzo costitutivo dell’Onav nel 1951.

Per concludere?”

Oggi l’Onav e in crescita, trentasette anni fa contava 1000 iscritti, oggi siamo quasi 10000. Soprattutto è cresciuta l’attività sul territorio, tutte le sezioni provinciali sono attive e svolgono poliedriche iniziative. Anche a livello istituzionale l’Onav, grazie alla presidenza Intini, riscuote maggiori consensi e riveste importanti ruoli. Mi fa piacere soprattutto la crescita giovanile, molti enologi appena diplomati sono partecipi alle nostre iniziative, questo forse il dato più significativo.

Ora cosa farai?”

Continuerò a essere presente nell’Onav dando, se necessario, il mio contributo; poi vorrei dedicarmi ai miei due nipotini e ovviamente alla mia cantina. Resto nel mondo del vino, come potrei fare diversamente?

Lorenzo Tablino

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