Ruggeri, punto di riferimento del Prosecco DOCG, compie settant’anni

Negli anni ’50, quando di bottiglie in giro per l’Italia ne giravano poche, perché il vino si consumava sfuso, in dama o bottiglione, Giustino Bisol di S. Pietro di Barbozza, classe 1919, intuì con suo cugino Ruggeri, l’importanza dell’imbottigliamento, anche come veicolo di marketing per valorizzare il proprio vino all’estero.

La famiglia Bisol vanta una secolare tradizione nonché profonde radici nella cultura vitivinicola del territorio di Valdobbiadene. Il toponimo “Case Bisoi” (vale a dire “le Case dei Bisol”) si trova infatti già nelle mappe più antiche, giusto al centro dell’attuale zona del Cartizze, anticamente denominata Chartice o Gardizze.

Settant’anni, una vita. Ma il tempo non si misura solo con il calendario- racconta Paolo Bisol. Vi sono lunghe epoche in cui tutto scorre lento e uniforme, e altre segnate da intensi, frenetici cambiamenti. È oggi quasi impossibile per noi immaginare come fosse la vita a Valdobbiadene nel 1950.

Tolto il centro del paese, non vi era acqua corrente nelle case, che avevano sempre annessa una piccola stalla; i primi trattori sarebbero arrivati di lì a qualche anno, rare automobili rompevano il silenzio dei vigneti e delle valli; assai pochi i telefoni, la Ruggeri aveva il numero 38. La televisione ancora non esisteva. Un caffè all’osteria costava 30 lire (1,5 centesimi) e una bottiglia di Prosecco dei Colli di Valdobbiadene, così allora veniva etichettato prima dell’arrivo della Doc nel 1969, era venduta intorno alle 250 lire (13 centesimi circa).

Si usciva pian pano dalle conseguenze della guerra. A quel tempo la vita su in collina non era facile. Valdobbiadene era terra di emigrazione. Non c’era nulla, ma la burocrazia era quasi assente, l’importante era fare, produrre. Ripartire. Oggi possiamo dirci davvero soddisfatti dei risultati raggiunti e felici per la grande notorietà del nostro vino, apprezzato ormai in tutto il mondo. Ma non è sempre stato così. Per lungo tempo l’uso dello spumante era limitato alle ricorrenze importanti, e il suo consumo concentrato a Natale e Capodanno.

Inoltre le caratteristiche naturali del vino di Valdobbiadene, che ne decreteranno il successo, non erano adatte a un’epoca nella quale si ricercavano vini forti e alcolici. Come sappiamo, col progressivo mutare della cultura e degli stili di vita il Valdobbiadene Prosecco Superiore, che origina dalle nostre maestose colline, è diventato uno dei vini più amati e conosciuti.

La cantina Ruggeri ha vissuto tutti questi anni e questi cambiamenti restando sempre ancorata alla propria visione, un’idea semplice e chiara di bontà del vino che nasce alle uve dei territori storici e alla passione dei viticoltori che le coltivano. Quando nel cuore di un’azienda, di una cantina, c’è un’idea forte e coerente di qualità, anche col mutare dei tempi e delle persone non verrà mai meno la volontà di ricercare sempre e solo la migliore espressione di ogni annata. Possiamo affermare serenamente che questo è stato ed è il nostro modo di intendere il lavoro della cantina”.

Gli anniversari – dice Isabella Bisol -sono un momento importante per guardarsi indietro, considerare quel che si è fatto e trarre spunti per il futuro. Ripartire. Come ognuno sa c’è sempre tanto da fare: novità, progetti, investimenti da portare avanti con determinazione, senza timore, ancor più dopo i recenti mesi di arresto forzato. Guardiamo al futuro con la fiducia che sempre rinasce col fiorire della vite, promessa di frutti futuri, saldi sulle nostre radici, ogni anno più profonde. Nel ringraziare per l’attenzione, esprimiamo l’augurio di esser tutti qui in buona salute quando festeggeremo assieme i cento anni della cantina Ruggeri!”

Cartizze: un territorio due anime!

La vita della nostra famiglia – spiega Paolo Bisol – è da sempre legata a questa terra. fummo contadini, mezzadri, poi fattori e, a far data da metà ottocento, proprietari di cantine, distillatori, enologi e, infine, spumantisti. sempre uniti a queste vigne, sempre portando nel cuore un’idea di qualità degna della bellezza della nostra terra. Oggi la cantina ruggeri, con 2 vigneti propri e 25 conferitori, vinifica il 12% di tutto il Cartizze”

Le intrinseche qualità di questo mirabile territorio sono note e citate da oltre 600 anni, e tuttavia la leggenda del Cartizze nasce circa 150 anni or sono, con un vino frizzante e amabile, gradevolmente dolce, in un’epoca in cui lo zucchero era un lusso sconosciuto nelle case dei contadini. È questa la sua storia: un tempo la vendemmia, nei vigneti più belli e soleggiati, avveniva alla fine di ottobre o ai primi giorni di novembre, per ottenere la massima concentrazione zuccherina possibile. Accadeva così che il freddo della notte arrestasse la fermentazione, lasciando nei tini un vino ancora dolce.

Il tepore della primavera donava nuova vita ai lieviti presenti e questo vino, posto in bottiglia, riusciva spumeggiante e amabile, poiché i lieviti spontanei, raggiunto un certo grado di alcol e di pressione, non hanno più la capacità di proseguire la fermentazione. Per questa sua storia naturale il Cartizze, per lunghi anni, è stato prodotto come uno spumante Dry. In modo altrettanto naturale mutano le condizioni e i gusti, i modi di lavorare e gli strumenti del lavoro. Tutto si muove, tutto cambia. Parlando di vini spumanti, è da tempo nota la tendenza generale, in tutti i paesi, alla diminuzione dei residui zuccherini, e certo il Cartizze non fa eccezione.

Così la cantina Ruggeri, naturalmente mantenendo la sua storica, tradizionale produzione del Cartizze Dry, dopo aver provato e sperimentato, ha scelto le uve più adatte a un Cartizze Brut, perseguendo un armonico equilibrio tra la profonda sapidità, la naturale leggerezza e i finissimi profumi dei vini di Cartizze.

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