Soave. Da paesaggio a patrimonio. Il percorso consapevole del Soave

Una Denominazione che ha fatto la storia del vino italiano. Con le sue dinamiche storiche, produttive e commerciali, il Soave rappresenta un punto di riferimento per l’aspetto stilistico ed organizzativo, fino a diventare oggi un Sistema produttivo originale caratterizzato dalla specificità produttiva, dalla coerenza espressiva e dalla costanza dei volumi commercializzati.

Questi sono i fattori fondamentali insieme alla flessibilità, alla lungimiranza organizzativa e a un’attenta gestione delle produzioni che hanno consentito a un “fenomeno” di diventare Sistema. Un sistema che da sempre distribuisce reddito e sicurezza alle imprese impegnate nella filiera (uva, vino, bottiglie) anche nei momenti più complicati dal punto di vista commerciale.

Il Consorzio Tutela del Soave nasce nel 1970 con la denominazione di “Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave”. Il Consorzio è un’organizzazione che rappresenta aziende vinicole, viticoltori, imbottigliatori e cooperative. Raccoglie la maggior parte della produzione e la significativa partecipazione delle categorie professionali interessate alla vinificazione e alla commercializzazione. Nel 1980 è stato conferito al Consorzio l’incarico di vigilanza da parte del Ministero dell’Agricoltura e Foreste che ha comportato l’introduzione di una serie di servizi quali: controllo delle superfici iscritte agli albi, controllo delle rese in uva, delle gradazioni, delle caratteristiche del vino commercializzato, nonché controlli sui mercati al consumo.

Nel 2004 il Consorzio ha ricevuto l’incarico, da parte del Ministero Politiche Agricole e Forestali, per l’applicazione del D. M. 29/05/01 Piano dei controlli e successive modifiche ed integrazioni. L’obiettivo essenziale è la promozione e la protezione della Denominazione del vino e dei territori del Soave, in conformità con i regolamenti di produzione DOC e DOCG, e nell’interesse di tutti i soci. Il Consorzio gestisce anche i Consorzi provinciali e le strade del vino: Lessini Durello, Merlara e Arcole.

Progetto Integrità. Il riconoscimento del Soave Giahs- FAO

“Le vigne tradizionali del Soave sono entrate a far parte dei Patrimoni agricoli di rilevanza mondiale nel novembre 2018 – spiega il presidente del Consorzio Sandro Gini –  dopo un lungo percorso iniziato 10 anni fa. Sono solo 57 i siti Giahs (Globally Important Agricultural Heritage Systems) in tutto il mondo, paesaggi di straordinaria bellezza che combinano la biodiversità agricola, ecosistemi resilienti (dal lat. resiliens «rimbalzare», in ecologia e biologia è la capacità di un materiale di autoripararsi dopo un danno o di una comunità o sistema ecologico) e patrimoni culturali di inestimabile valore.

Situati nei Cinque continenti, provvedono in maniera sostenibile alla vita di migliaia di agricoltori. Questi sistemi sono minacciati dai cambiamenti climatici e dalla continua competizione per accaparrarsi le risorse naturali. Sistemi che sono la base dell’agricoltura futura e contemporanea e incubatrici di progetti di innovazione tecnologica. La loro diversità culturale, ecologica e agricola li rende unici e irripetibili”. “Con il riconoscimento Giahs-Fao per il Soave, – continua Aldo Lorenzoni, direttore del Consorzio del Soave – sono stati tutelati come Patrimonio dell’umanità i tratti distintivi di questo territorio che sono: la pergola veronese, il sistema delle sistemazioni idrauliche fatto di muretti a secco e terrazzamenti (riconosciuti tra l’altro dall’Unesco come patrimonio immateriale), l’appassimento e il Recioto di Soave e l’organizzazione sociale fatta dai 3.000 viticoltori riuniti in una cooperazione virtuosa, che ogni giorno con fatica coltivano le uve che crescono sui suoli vulcanici e calcarei della denominazione.

Valori e tradizioni centenari, tramandati di generazione in generazione, che oggi sono ancora vivi e portati avanti dai giovani, che si stanno affacciando su questo mondo. Pur essendo caratterizzato da piccole o micro proprietà, il Soave è riuscito a rimanere competitivo grazie alla cooperazione e all’innovazione. Suoli, esposizioni e clima definiscono un’identità peculiare e originale. Tutti questi fattori, combinati con la forte determinazione dei viticoltori a continuare questo tipo di viticoltura nonostante tutte le difficoltà, rendono il sito Giahs proposto, un esempio di conservazione di un sito agricolo tradizionale, riconosciuto come il primo paesaggio storico rurale italiano per le sue caratteristiche peculiari”.  

I valori del territorio

L’area presenta un alto grado di integrità in termini di conservazione della destinazione agricola delle colline; il presidio storico vitivinicolo gioca un ruolo fondamentale non solo per l’attualità ma anche per il futuro. La ridotta urbanizzazione nell’area collinare assicura la qualità del paesaggio ed è sostenuta soprattutto dalla struttura produttiva del Soave e dal consorzio dei produttori che li riunisce. Questo in sintesi il giudizio di riconoscimento ministeriale del Soave come primo paesaggio di interesse storico. Il comprensorio oggetto del progetto consortile, ovvero l’area collinare interessata alla produzione del vino Soave, è l’areale ideale ove progettare interventi di recupero, valorizzazione e mitigazione o eliminazione delle criticità. Accanto infatti agli elementi di significatività, come le forme di allevamento, le dimensioni delle vigne, il frazionamento aziendale, particolare importanza hanno le sistemazioni idraulico-agrarie. Il riconoscimento come primo paesaggio rurale di interesse storico prova quindi questi aspetti di coerenza paesaggistica.

Criticità e difficoltà

In particolare, si registrano difficoltà nella conservazione di molti ciglioni a girappoggio e dei terrazzamenti, mentre destano qualche perplessità le trasformazioni in corso e i nuovi impianti a ritocchino, anche per le implicazioni idrogeologiche. Ugualmente destano preoccupazione alcuni materiali impiegati per i muri, sia dei terrazzamenti sia a bordo strada, non in linea con i caratteri storici di tali manufatti. In questo contesto di difficoltà operativa si aggiunge anche una concorrenza sempre più forte di nuovi impianti a parete in aree pianeggianti, facilmente meccanizzabili. La marginalità, per le aziende che operano in collina, sono sempre più ridotte, tanto da generare anche possibili fenomeni di abbandono alla luce anche dell’età media sempre più avanzata degli operatori.

Gli obiettivi del progetto.

Il progetto, in sintesi, vuole mettere in risalto le forme uniche e ingegnose che hanno permesso di raggiungere la sostenibilità nell’attività umana più di base: trasformare risorse naturali in un sistema alimentare sostenibile. L’obiettivo è quello di tutelarne dinamicamente la conservazione e di permettere ai piccoli produttori, che hanno contribuito a realizzarle, di continuare a operare come custodi e depositari della tradizione tra le sfide moderne come urbanizzazione e cambiamenti climatici. “Tra gli obiettivi realizzare una carta della qualità paesaggistica del vigneto – conclude Lorenzoni – da utilizzare nella classificazione e nelle valutazioni qualitative ed economiche dei vini prodotti nel territorio della Doc. Valorizzare la biodiversità sia con riferimento alla biodiversità specifica e funzionale con uso di insetti pronubi (insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro permettendo l’impollinazione e la conseguente formazione del frutto) che della diversità bioculturale secondo le motivazioni Unesco – Cbd del 2014. Quindi operare una valutazione delle potenzialità turistiche in relazione alla conoscenza dei caratteri storici del paesaggio locale.

Infine la realizzazione di mappature di alberature e siepi in vista di future indicazioni gestionali; approfondimento di analisi statistiche relative all’impiego di varie tipologie di tutori per viti e dei relativi sistemi di allevamento e le relative influenze in chiave paesaggistica; approfondimento in chiave statistica relativo ai materiali impiegati nei manufatti in chiave agricola.

Guido Montaldo

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