Italia, con una produzione che sfiora i 50 milioni di ettolitri, si conferma in testa ai paesi produttori di vino.

In calo del 5% rispetto al 2015, secondo le stime dell’OIV, Organizzazione internazionale della vigna e del vino, la produzione mondiale del 2016 dovrebbe raggiungere all’incirca i 259 milioni di ettolitri, una produzione tra le più basse degli ultimi anni.

Le difficoltà climatiche che hanno inciso soprattutto nell’emisfero sud ne sono le principali responsabili, per fenomeni naturali cause sia di cicloni e di tempeste che di lunghi periodi di siccità.

vinoitaliaProprio a causa di calamità naturali, Cile ed Argentina e Sud Africa, infatti, hanno subito un drastico calo della produzione, dal 20 al 30%. In aggiunta di queste stime, non si può tacere, inoltre, riguardo al pericolo enunciato da un report della Columbia University che un surriscaldamento globale possa in tempi non lunghissimi, mettere in serio pericolo anche la produzione vitinicola europea, rendendo inadatte zone tradizionalmente molto vocate.

Tuttavia, nonostante la situazione generale, l’Italia, con una produzione che ha sfiorato i 50 milioni di ettolitri, si è confermata, per il 2016, in testa ai paesi produttori di vino, come già lo era stata nel 2015, seguita dalla Francia e dalla Spagna. Questo nonostante il fatto che, pur essendo l’Italia un’ottima produttrice di vino sia come quantità che come qualità, i consumi interni stanno calando, anzi, secondo la Coldiretti, pare che abbiano già raggiunto il minimo storico addirittura dall’Unità d’Italia.

Le cause sono molteplici e non si tratta solo di recessione ma soprattutto di cambiamento di fattori socio-culturali e demografici. Negli Stati Uniti, invece il consumo di vino è in aumento: l’anno scorso è stata la nazione che ne ha bevuto di più. In particolare per quanto riguarda il vino da tavola, quello che viene consumato durante i pasti: secondo un’analisi del Wine Market Council, il suo consumo è cresciuto per il diciannovesimo anno consecutivo, raggiungendo il 30 per cento in più rispetto a dieci anni fa.

Il nostro paese, quindi, si attesta come paese fornitore ma lascia i primi posti sul podio dei consumatori a Germania, Francia e Stati Uniti, con la paradossale conseguenza che il vino italiano viene bevuto più all’estero che entro i confini nazionali. Secondo le indagini della Coldiretti, negli Stati Uniti sono particolarmente apprezzati il Chianti, il Brunello di Montalcino, il Pinot Grigio, il Barolo e il Prosecco che piace però molto anche in Germania insieme all’Amarone della Valpolicella e al Collio. Lo spumante è stato il prodotto che ha fatto registrare la migliore performance di crescita all’estero con le esportazioni che hanno ottenuto un aumento del 21% nei primi sette mesi del 2016.

Enrica Bozzo

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