Vini da varietà resistenti

Il recente Vinitaly è stato occasione per visitare lo stand dei Vivai Cooperativi Rauscedo per un aggiornamento sulle novità nel settore delle varietà di viti resistenti alle malattie. Una breve cronistoria, i Vivai Cooperativi Rauscedo, nel 2006, hanno costituito con l’Università di Udine l’Istituto di Genomica Applicata per la valutazione dei vitigni resistenti. I primi risultati della ricerca hanno portato all’iscrizione di dieci varietà (Fleurtai, Soreli, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Merlot Khorus, Merlot Kanthus e Julius) nel Registro Nazionale Italiano delle Varietà di Vite. Vitigni che presentano resistenza alla peronospora, all’oidio e, in taluni casi, anche alle basse temperature grazie all’introgressione di geni di resistenza presenti nel parentale “non Vinifera” (Bianca e 20/3). Motivo per cui l’iscrizione al Registro è avvenuta con l’annotazione “Uve non utilizzabili per i vini a denominazione di origine”, in quanto la normativa attuale proibisce l’utilizzo di ibridi interspecifici.

Un retaggio del passato, quando con gli ibridi produttori diretti (Clinton, Isabella, …) si producevano vini con sia carenze organolettiche (aromi poco piacevoli di foxy e fragola) che salutistiche (elevati livelli di metanolo). Oggi la situazione è mutata, i nuovi ibridi non presentano più queste caratteristiche poiché il genoma delle nuove varietà è costituito per almeno il 90% da geni di Vitis Vinifera, questo influenza positivamente il prodotto finale, quindi potrebbero essere iscritti nel Registro senza annotazioni ostative, come avviene in Germania, Francia, Austria, Slovenia e altri paesi europei. Se oggi le tematiche di sostenibilità ambientale di riduzione degli interventi invasivi in vigna (prodotti di sintesi, rame) sono oggetto di attenzione dell’opinione pubblica, non si capisce perché le varietà resistenti, che permetterebbe una riduzione dell’80% di interventi in vigna per scongiurare peronospora e oidio con ovvi risparmi sui costi (± 2.000 euro/ha), hanno finora incontrato la resistenza dei viticoltori dell’Europa meridionale se non riportando quanto il prof. Scienza disse in un convegno del 2016 su questo tema “perché si tratta di viti che sopportano il freddo, elemento visto come una possibilità per sfondare nei paesi nordici.

In merito alle prospettive di sviluppo un responsabile presente allo Stand mi riferisce che “il futuro della ricerca è creare varietà resistenti su vitigni con una certa potenzialità commerciale come Sangiovese e Montepulciano, ma, la vera frontiera, nella speranza che le normative cambino, è il cisgenico, che permetterebbe un taglio selettivo sulla varietà inserendo la resistenza alle malattie, mantenendo le caratteristiche della varietà senza altra interferenza, al fine di evitare una certa selettività dell’altro genitore, che in degustazione si sente”. “In Italia” ha proseguito “gli impianti di viti resistenti sono autorizzati solo in Friuli Venezia Giulia, in Veneto e prossimamente in Trentino, mentre all’estero si stanno muovendo, ad esempio la Francia ha riconosciuto il Soreli® (varietà a bacca bianca) anche per vini fermi e spumanti compresi gli A.O.C. Austria, Germania, Svizzera, Slovenia, Istria stanno impiantando questi vitigni e presto ci troveremo in Italia vini prodotti con queste varietà”.

Per comprendere meglio le potenzialità ho degustato due vini, uno fermo e uno spumante, vinificati in microvinificazioni, a base 100% Soreli® (incrocio tra Tocai Friulano e 20-3 – cod. UD. 34-113). Il vino fermo si presenta con sentori di frutti tropicali (ananas), fiori gialli e frutta matura (mela/pera), sapido minerale con una spiccata acidità, lo spumante brut, metodo Charmat lungo, ha evidenziato buona acidità, grassezza e struttura. A supporto di quando scritto, a Vinitaly, si è potuto degustare il primo italiano vino in commercio prodotto da varietà di viti resistenti, prodotto dalla Cantina Rauscedo: il Foglia d’Oro, un assemblaggio di Soreli® e Fleurtai® (incrocio tra Tocai Friulano e 20-3 – cod. UD. 34-111), rientrante nella classificazione “tavola”.  In degustazione si presenta giallo paglierino intenso con profumi fruttati (pera, ananas), vegetali (bosso, caprifoglio) e una leggera speziatura, in bocca evidenzia un’equilibrata acidità e sapidità.  Ulteriore dato positivo, secondo quanto dichiara la Cantina, è l’impiego, in questi vigneti, dell’80% in meno di trattamenti fitosanitari rispetto alla viticoltura tradizionale.

Ezio Alini

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