Viti di Donne: essere professionista del vigneto

Dall’ idea di ONAV e Silvia Guidoni, professoressa in viticoltura presso l’Università di Torino, intervistatrice per l’occasione, nasce Viti di Donne, un’iniziativa composta da 4 appuntamenti in cui si sono susseguite quattro importanti professioniste della viticoltura italiana impegnate in diversi ambiti, ma con la ricerca come comune denominatore.

In questo articolo protagonista è il vigneto insieme alla professionista Novara Maresa, consulente di Viticoltura con solide competenze agronomiche. Piemontese, molto attaccata alla sua terra, dopo un percorso di studi da perito agrario e l’inizio dell’avventura lavorativa, sceglie di dedicarsi alla carriera come libera professionista con la consapevolezza che questo l’avrebbe portata a fare esperienze diverse, a conosce posti diversi e di conseguenza ad ampliare il suo bagaglio culturale.

Da oltre venti anni lavora in ambito viticolo spaziando in varie discipline quali la gestione agronomica, fitoiatrica, ovvero prevenzione e cura delle malattie delle piante, e nella progettazione del vigneto seguendo come obiettivo primario quello di lavorare meglio intervenendo il meno possibile sulla natura.

Ogni anno lavora all’incirca in 30-40 areali in giro per l’Italia ,condizione che la porta ad affrontare situazioni e problematiche diverse fra loro. È infatti convinta che andare in vigna, vedere i particolari, non guardare ma osservare, ascoltare, porre domande anche alle persone del luogo, sia una carta vincente. Oltre a recarsi in loco, utilizza capannine meteorologiche che forniscono informazioni importanti sulla situazione relativa a umidità, temperatura e bagnatura fogliare, agendo così in previsione di funghi ed insetti, acerrimi nemici della vite.

Crede molto nella biodiversità e sostiene tecniche da alcuni considerate poco efficaci come il sovescio, pratica agronomica che consiste nella concimazione del terreno per renderlo più fertile, sotterrando parti di piante verdi, preferibilmente della famiglia delle Fabacee, in grado di rilasciare l’azoto atmosferico assimilato. Per conoscere meglio la sua filosofia, le abbiamo fatto qualche domanda in merito a sostenibilità in agricoltura e cambiamenti climatici.

Qual è la sua idea di agricoltura sostenibile?

Sicuramente– dice Maresa – l’agricoltura ha un forte impatto sull’ambiente circostante, quindi quello che dobbiamo fare è cercare di arrecare meno danni possibili. Non deve essere obbligatoriamente un’agricoltura biologica, ma deve essere certamente un’agricoltura responsabile, in grado di restituire alla terra ciò che è stato preso. Per fare questo al meglio è indispensabile agire attraverso la pratica agronomica, rispettando innanzitutto il suolo, casa delle nostre colture, e lavorare sulla parete fogliare sia con la potatura secca sia con la potatura verde.”

Cosa ne pensa dei cambiamenti climatici caratteristici di questi ultimi anni?

Un grande problema è rappresentato dagli inverni non più freddi, dove funghi e insetti muoiono meno, le viti non hanno le giuste ore di freddo e di conseguenza iniziano il periodo vegetativo già stanche con grandi problemi di stress. Una stanchezza che vedremo anche quest’ anno, in quanto la fioritura è stata complicata con problemi di grappolo e acinellatura. Si può, allora, agire lavorando il suolo attraverso l’utilizzo di humus,complesso organico fondamentale per la nutrizione vegetale. Questo ha inoltre la capacità di trattenere una quantità di acqua otto volte superiore il suo peso e di rilasciarla gradatamente, riuscendo a posticipare di 15-20giorni lo stress.

La viticoltura è una scienza in continua evoluzione e come tale bisogna sempre tenersi aggiornati sui nuovi strumenti per la risoluzione delle problematiche.

Miriam Ardigò