Walter Massa il riscatto del Timorasso

Walter Massa ha il cuore del vignaiolo e la testa di un fine imprenditore. ONAV ha scelto di dedicargli un webinar della rassegna “L’assaggiatore incontra”.

Un’intervista, condotta dal Presidente ONAV Vito Intini, in cui emerge il profondo rapporto che lo lega al suo territorio e al Timorasso, croce e delizia degli ultimi 34 anni della sua vita, perché <<Quando ho iniziato- racconta Walter – è stata dura, ma oggi non cambierei la mia uva per nulla al mondo>>. 

<<Ho voluto affermare il mio territorio con un prodotto estremamente difficile>>. Negli anni Ottanta, i vini piemontesi più richiesti erano i rossi e, in tutta la regione, il Timorasso era stato soppiantato dal Cortese: richiedeva cure specifiche e aveva scarsa capacità di adattarsi a nuove condizioni climatiche. Perciò recuperare questo vitigno, ormai abbandonato, è stato un atto rivoluzionario. Lo scopo di Walter Massa è sempre stato uno solo <<Voglio il massimo per il mio vino e per il mio territorio>>. Da qui nasce l’esigenza di riscattare la tradizione del Timorasso. Un modo per ridare dignità alla sua terra.

Quando decise di rinnovare la produzione familiare, nel 1987, e di riabilitare questo antico vitigno, molti cercarono di scoraggiarlo. L’istinto e l’amore per il territorio prevalsero: si trattava di un vitigno autoctono del tortonese e, come tale, andava valorizzato.

Furono anni di studio e sperimentazione, ma anche di condivisione. Benché nel Tortonese si coltivasse Timorasso già nel Medioevo, si trattava di un vitigno ormai sconosciuto. La riscoperta a opera di Walter Massa doveva coinvolgere anche gli altri: <<Per dare una possibilità di sviluppo a questo vitigno, e al vino bianco piemontese di qualità, ho capito che dovevo condividere le mie competenze>>. Così, come un vero ambasciatore, è stato divulgatore sul territorio: la nuova forza del Timorasso sta tutta qui.

Negli ultimi trent’anni gli ettari vitati sono cresciuti a vista d’occhio. Oggi sono 200 suddivisi in 46 comuni del tortonese. Non c’è stato timore della concorrenza. Perché il segreto del successo non sta nei traguardi del singolo, ma in una massima che Walter Massa riassume bene così: <<Bisogna portare la terra in bottiglia e poi portare quella bottiglia in Giappone>>. È un pensiero lungimirante e corale, non è il produttore ma il territorio a trasformare il Timorasso in un grande vino. 

Derthona e Monleale, le due anime dei vigneti Massa.

Un vino fatto secondo natura, con meno trattamenti possibili sia in vigna sia in cantina. Perché è già tutto nel territorio: le colline del tortonese sono ricche di litio e di zolfo. L’habitat ideale per piantare il Timorasso.

La natura dona a questo vino gli elementi giusti, ma è fondamentale anche il tempo. Questo Walter Massa l’ha capito nel 1995, quando ha riconosciuto la capacità di invecchiamento del suo bianco e ha deciso di metterlo in vendita 18 mesi dopo la produzione.

È questa la storia che sta dietro al suo Derthona, che non a caso prende il nome dall’appellativo che gli antichi romani diedero alla città di Tortona. <<Quest’uva deve identificarsi con il territorio, anche quando altri vorranno piantarlo nel Monferrato, nell’Oltrepò o in altri territori limitrofi>>.

I grandi progetti di Walter Massa non si fermano però ai vini bianchi. Il suo Monleale è un grande Barbera: <<Voglio dargli valore. Il modello deve essere la Borgogna perché un vino non può prendere il nome del suo ingrediente, la varietà: le etichette devono mappare la regione“.
L’idea slow che Massa vuole perseguire continua a basarsi sull’esaltazione del territorio, anzi, del terroir. Un mix unico di terra, uva e intervento dell’uomo perché solo le conoscenze dei vignaioli veri possono far risaltare in bottiglia i migliori ingredienti naturali.

Marta Fiorellino