Derthona 2.0: note di degustazione

Il Timorasso è un vitigno autoctono identificativo di un territorio estremamente circoscritto della provincia di Alessandria, in particolare delle valli Curone, Grue, Ossona e Val Borbera, più a sud rispetto alle precedenti e dove ultimamente la sua coltura si sta intensificando.

Dopo tanti anni di oblio, grazie al suo sviluppo esponenziale recente, alla grande capacità di invecchiamento anche solo con affinamento in bottiglia e all’impronta personale dei viticoltori, che con tanto impegno e perseveranza credono nel loro territorio, il Timorasso si erge a protagonista: non solo diversamente interpretato, ma con caratteristiche differenti da zona a zona tali da indurre a parlare apertamente di cru.

Grazie alla maturazione fenolica in velocità, favorita da fine estate e settembre dalle alte temperature, il Timorasso 2018, che uscirà in commercio ad aprile 2020, presenta, da sud a nord, una mineralità sempre più accentuata e notevole avvolgenza.

Se il Derthona 2018 di Walter Massa, a Monleale, all’imbocco della Val Curone, ha tratti eleganti e raffinati e una connotazione fruttata particolarmente evidente al palato, il Derthona Muntà l’é ruma di Giacomo Boveri, più a sud, a Costa Vescovato in valle Ossona, risulta più floreale e minerale: complici terreni diversi, i primi marne bianche e i secondi argillosi, oltre ad esposizioni differenti.

A Berzano di Tortona invece, tra la Val Curone e la Val Grue, Stefano Daffonchio propone un Derthona da suoli calcareo-argillosi, con preponderanza di tufo ed esposizione a sud: sette giorni di macerazione sulle bucce in vasca, un anno e mezzo sulle fecce e una lavorazione il più naturale possibile, senza lieviti selezionati nè controllo delle temperature, nonché preferenza per vasche piccole in acciaio. Il suo 2018 è molto fresco e acido, con una leggera nota piccante nel retrogusto, preludio alle sensazioni minerali che si ritrovano poi nello Stato 2016, stesso vitigno, lavorazione simile, ma vigneto di età diversa.

Per concludere l’excursus nell’annata 2018, Cleonice dell’azienda Fiordaliso di Volpeglino, nome di fantasia in onore della precedente proprietaria, offre insolite note balsamiche, accanto a una spiccata florealità, mentre il Timorasso di Enio Ferretti, uno dei veterani della rivalutazione di questo vitigno, sviluppa sentori fruttati che si evolvono in maniera più complessa nel 2016: la sua azienda La Morella si trova a Carezzano Superiore, un po’ più a sud di Costa Vescovato, ma sempre in piena denominazione Derthona.

Si comincia a parlare di evoluzione di Timorasso dal 2016, annata che nel nuovo disciplinare viene considerata già riserva, ma più si va indietro nel tempo, più la complessità del vitigno emerge, con sfaccettature diverse e a volte sorprendenti. Già Archetipo 2014 Terre di Libarna di Ezio Poggio ricorda un po’ lo Chablis con la sua elegante mineralità, accompagnata da note balsamiche e un accenno di sentore lattico, accanto ad un floreale evidente e un lungo retrogusto di frutta secca, soprattutto nocciola: qui siamo in Val Borbera, la zona più meridionale della denominazione Derthona, al confine con la Liguria, territorio che negli ultimi anni sta conoscendo un fermento di produzione, grazie proprio a Ezio Poggio.

Se invece il Montecitorio 2012 di Massa delizia il palato con le sue note lievemente mielate, nonché la sua ancor fresca acidità, l’annata 2010 incanta con Brezza d’estate de I Carpini, a Pozzolgroppo, tra Val Curone e Val Staffora: cattura il suo color dorato intenso, ma affascina maggiormente la sua pienezza, determinata anche da mature note agrumate e un’intrigante sfumatura d’incenso; se il Castagnoli di Andrea Mutti, a Sarezzano in Val Grue, offre all’olfatto e al palato ancora del gran fruttato, ammorbidito da note terziarie di diacetile o burro, nocciola e frutta secca, bilanciate da grande mineralità, è con Claudio Mariotto di Vho, frazione di Tortona, che si raggiunge un’estrema complessità.

Il suo Derthona 2010 rappresenta un grande esempio dell’espressività del Timorasso nella lunga durata: un pregevole equilibrio di note idrocarburiche, miele, frutta secca e nocciola, balsamicità e leggero accenno a foglie secche; in bocca non perde, nonostante l’età, né potenza o acidità, senza rinunciare ad una piacevole morbidezza in chiusura. Tutte caratteristiche che si ritrovano, arricchite da sentori di cedro, caffè e cioccolato bianco, in uno spettacolare Colli Tortonesi 2005, portato per l’occasione ed offerto generosamente all’assaggio.

Se il Timorasso dà questi risultati solo in acciaio e affinato in bottiglia, alcuni viticoltori si sono impegnati in varie sperimentazioni dagli esiti sorprendenti: il primo da citare è Daniele Ricci di Costa Vescovato con differenti versioni di affinamento, dall’acciaio al legno d’acacia, sino all’anfora, cui si affianca i Carpini con il macerato Timox. In alcune zone della denominazione si produce spumante a base Timorasso, anche se non in tutte le annate: un buon esempio arriva da i Carpini col floreale e fresco metodo charmat lungo Chiaror sul Masso.

Non manca neanche la versione aromatizzata: ecco il Baldino di Terralba, un Vermouth rosso a base Timorasso, riserva Stato, dal grande equilibrio, oltre che dal piacevole contrasto tra freschezza del coriandolo e il calore di spezie orientali come il sandalo. Un’ultima declinazione sul tema è la grappa di Paolo Poggio, un piccolo produttore di Brignano Frascata in Val Curone, che accanto a vini tipici del territorio come Timorasso, Croatina, Cortese e Barbera, affianca la frutticoltura, principalmente di mele.

Vittoria Rosapane

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