La rivincita delle “piccole Doc”, il Capriano del Colle

Davide Lazzari racconta la sfida per la valorizzazione del Montenetto: “Bisogna puntare al rispetto del territorio, al basso impatto ambientale e alla tutela della biodiversità”.

L’Italia è un paese ricco di cultura e tradizione, soprattutto nel settore vitivinicolo: in Italia si possono conteggiare ben 405 Dop, di cui 73 Docg, che non sono altro che l’espressione della ricchezza e della storia del nostro Paese. Spesso, però, in un panorama così variegato è difficile avere le idee chiare e le piccole produzioni di nicchia vengono trascurate. È il caso, ad esempio, della zona del Montenetto, dove viene prodotto il Capriano del Colle Doc e il Montenetto di Brescia Igt. Ci troviamo in una piccola area rurale a Sud di Brescia, a pochi chilometri dalla città, che si estende per circa 83 ettari vitati e conta 14 imbottigliatori (Fonte Consorzio Montenetto).

15062012-_DSC4406_mastProprio in centro al paese di Capriano del Colle si trova la cantina storica dell’azienda Agricola Lazzari, oggi completamente restaurata, che porta avanti la tradizione vitivinicola della zona. La filosofia aziendale si concentra sulla tutela dell’ambiente e della biodiversità, che sono “condizione necessaria per avere uve di qualità”, ci racconta Davide Lazzari, che rappresenta la quarta generazione di produttori della famiglia. “L’intervento dell’uomo deve essere mirato e ragionato solo alle situazioni che realmente lo richiedono e la coltivazione delle uve deve essere in armonia con l’ambiente, per questo siamo passati naturalmente a una viticoltura biologica, che dalla vendemmia 2016 sarà certificata in etichetta”.

Quello che è importante osservare è che le scelte vengono prese sulla base di analisi empiriche scegliendo ciò che rappresenta il meglio per la vigna, ad esempio “l’eliminazione dei diserbanti permette di avere una parte di erba che protegge la vite dagli attacchi dell’oidio – continua Davide – e ciò permette di ridurre i trattamenti con il rame, permettendo una maggiore sostenibilità ambientale nel lungo periodo; inoltre le piante perimetrali aumentano biodiversità e resilienza e aiutano a creare tutta una serie di componenti positivi per l’ecosistema”.L’ambiente, però, non deve essere visto solo dal punto di vista biologico, ma all’interno di una cornice più ampia, che va a identificare il terroir del Montenetto.

15062012-_DSC4349Questo Davide lo sa bene, infatti il suo impegno è quello di voler consolidare l’identità del territorio, per trovare la giusta espressione che possa esprimere i caratteri della zona con stabilità nel tempo e aggiunge “ciò sarà possibile solo diminuendo l’incidenza del lavoro in cantina”. Questa filosofia si ritrova parallelamente nei vini della cantina, che esprimono tradizione e territorio. Nei vini di tradizione si riconosce la storia della famiglia Lazzari, come in “Fausto”, Capriano d/C Bianco, che “porta il nome del nonno” e “Adagio”, Capriano d/C Rosso, che invece unisce i nomi dei due nipoti, Davide e Giordano.

I vini di territorio hanno invece lo scopo di dimostrare la tipicità della zona e sono ad esempio la “Riserva degli Angeli”, un rosso riserva che mette in mostra i muscoli del territorio, il “Bastian Contrario” ultimo arrivato nel 2011, trebbiano in purezza, affinato per 12 mesi in barrique e 12 mesi in acciaio, rappresenta un bianco superiore con il carattere di un rosso, il Metodo Classico prodotto dal 2006 e “Berzamì”, Capriano d/C Marzemino. Proprio sul Marzemino “utilizziamo dal 2003 cloni locali – conclude Davide – che hanno una buccia più spessa e danno la possibilità di estrarre più colore e struttura; quest’anno, inoltre, è stata provata per la prima volta una fermentazione spontanea di queste uve, per studiare e analizzare i lieviti autoctoni del Marzemino”.

Silvia Fantoni

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