Venerdì 25 ottobre nella sala Guglianetti del Municipio di Sizzano è stata una serata piacevole quella condotta dal socio Onav Alberto Sebastiani. Ha portato idealmente i presenti fino al
lontano Sudafrica per una degustazione di vini inaspettatamente molto piacevoli, proponendo una relazione contornata da ampi cenni di storia enologica di quel paese africano, settimo produttore di vini al mondo.
L’Africa è un continente inadatto alla produzione di vino. Se si escludono piccole fasce lungo il mediterraneo, e solo il Sudafrica ha caratteristiche territoriali adatte per l’impianto della vite. La storia enologica sudafricana inizia circa trecentocinquanta anni fa, molto prima che in California o in Australia. Nel 1652 la Compagnia Olandese delle Indie Orientali si insediò in Sudafrica organizzando un punto logistico di rifornimento di acqua e cibi freschi per i mercantili della compagnia che facevano rotta verso le Indie.
Il primo Governatore Jan Van Riebeek fece impiantare le prime barbatelle e il 2 febbraio 1659 fu prodotto il primo vino sudafricano. Questo tentativo sperimentale fu in realtà in parte snobbato dai coltivatori locali. Il successore di Riebeek Simon Van Der Stel era un discreto conoscitore in ambito viticolo ed enologico, impiantò un vigneto nella sua tenuta a Costantia ed ebbe maggiore successo, ma in quel periodo la viticoltura sudafricana non ebbe particolare sviluppo. Solo gli Ugonotti francesi che qui si insediarono dopo essere sfuggiti alle persecuzioni religiose intorno al 1680 riuscirono a rendere fiorente l’industria del vino in Sudafrica grazie alle loro approfondite conoscenze in materia e alle innovative tecniche di vinificazione. Il ’700 vide il declino del vino sudafricano per la scarsa competitività qualitativa con i vini europei e per ragioni politiche. All’inizio del XIX sec. con l’occupazione britannica e il conflitto francoinglese ci fu una rivalutazione dei vini sudafricani sul mercato internazionale.

I cinque maggiori aerali di produzione sono: Constantia, area di produzione del vino più antico e tradizionale paese; Stellenbosch Est di Città del Capo, la regione vinicola più importante per quantità e qualità; Paarl, a Nord di Stellenbosch, la seconda più grande regione del vino sede del KWV; Franschhoek Valley, un sottodistretto di Paarl, con molti produttori innovativi; Robertson, a Est di Franschhoek, l’unico grande distretto che non si trova lungo le zone costiere, una zona calda, asciutta, noto per i suoi Chardonnay. Circa 95.000 ettari di vigneti che producono uve da vino, coltivati su un’area lunga circa 800 km. La IPW, Integrated Production of Wine (Produzione Integrata del Vino) è il manuale di settore per l’agricoltura sostenibile. Sistema obbligatorio introdotto nel 1998, l’IPW si concentra su ogni fase del processo produttivo, dagli studi sull’impatto ambientale e la corretta preparazione del suolo all’uso di imballaggi riciclabili.

La degustazione, guidata da Alberto Sebastiani, si è basata sui seguenti ottimi vini:
- Pongracz Methode Cap Classique
- Sauvignon Blanc
- Chenin Blanc
- Shiraz
- Pinotage
- Muscadel Rosso (liquoroso)
Dopo la degustazione guidata sono state servite scaglie di parmigiano e krumiri di Casale da abbinare alle rimanenze di vino nei bicchieri.
Mauro Imazio Agabio


