ONAV Novara: “La Sardegna meno conosciuta”.

Nella sala Guglianetti del Municipio di Sizzano la delegazione ONAV di Novara ha organizzato una degustazione di vini della Sardegna dal titolo: “La Sardegna meno conosciuta”.L’isola vanta una tradizione vitivinicola millenaria. Dagli scavi archeologici sono stati rinvenuti 15.000 vinaccioli di Vernaccia e Malvasia che risalgono a circa 1.500 anni prima di Cristo, molto prima dell’arrivo dei Fenici. Dall’esame delle tracce di liquido (con caratteristiche del Cannonau) in un manufatto ritrovato nel sito nuragico di Bia de Monti si presume che i Sardi siano stati i primi produttori di vino rosso di tutta l’area mediterranea.

Già nell’anno 1.000 a.C. la vinificazione avveniva da uve raccolte da “Vitis Vinifera Sativa” ossia coltivata e non selvatica. La Sardegna è stata frequentata da molte popolazioni antiche che hanno portato sull’isola le loro esperienze produttive. Attorno al X sec. a.C. i Fenici introducono il Carignano, il Nuragus e il Semidano. Nel 238 a.C. i romani conquistano la Sardegna e introducono il Moscato.

Nel 534 d.C. i monaci bizantini incrementano la produzione di Malvasia, Moscato e Zibibbo bianco. Nell’alto Medioevo i sardi disboscano ampie aree per impiantare vigneti; ecco che alle varietà all’epoca presenti quali Moscato, Malvasia, Vernaccia Girò e Albumannu, inseriscono nuovi vitigni di Monica, Pascale e Galoppo. Nei primi anni del Rinascimento la dominazione spagnola porta in Sardegna nuove varietà di vitigno: Albaranzellu, Almandras, Nasco, Torbato, Cannonau bianco, Agracera, Cannonau, Bovale bianco di Spagna. Tra il XV e il XVIII sec. la viticultura è l’elemento centrale dell’economia isolana.

Provvedimenti legislativi come la “Carta de Logu” del 1.392 costituiscono il sistema di protezione della coltivazione della vite fino al 1.827. Francesco Gemelli nell’opera “Rifioramento della Sardegna” del 1.776 definisce la viticoltura sarda come la più promettente per il regno di Carlo Emanuele III.
Nel 1.912 a causa della fillossera viene distrutto il 60% dei vigneti, ma già 50 anni dopo metà della superficie a vigneto era stata ricostruita, e tra le due guerre mondiali si è ulteriormente incrementata la produzione con l’avvento di alcune cantine sociali.

Una crisi di vendita negli anni 80 e 90 del secolo scorso ha costretto i viticoltori ad abbandonare 35.000 Ha di vigneto. Si è così puntato sulla qualità e su un’altra caratteristica di quel territorio la “Biodiversità” che è una delle più interessanti del panorama europeo e mondiale. In territorio sardo sono ad oggi coltivati a vite circa 26.500 Ha con circa 150 varietà autoctone presenti. La combinazione tra varietà autoctone, terreni e climi diversi abbinati alla mano esperta del coltivatore sardo crea un mix di stili e sfumature affascinanti per un cultore del vino.

I vitigni principali: Cannonau, Vermentino, Monica, Nuragus, Carignano e Pascale costituiscono l’88 % della produzione mentre altre 140 varietà autoctone completano con il 12% il quadro produttivo complessivo. Ed è proprio alcune di queste varietà che possono essere considerate a tutti gli effetti di nicchia che Onav di Novara ha voluto proporre in degustazione nel corso della serata. Brad Hettiga, consigliere della sezione Onav Novara, ha curato la presentazione dell’interessante serata ed ha guidato la degustazione di 7 vini:

– “Torbato” spumante brut Alghero DOC della cantina Parpinello
– “Nuragus” di Cagliari “Ajò” DOC della cantina Mogoro
– Valle del Tirso IGT “Nieddera” rosato di Francesco Atzori
– “Nieddera” rosso “Maluentu” della cantina Contini
– Isola dei Nuraghi IGT “Cagnulari” della cantina Parpinello
– “Girò” di Cagliari “Donna Jolanda” DOC della cantina Meloni
A conclusione della degustazione dopo il Girò sono stati serviti i “Ciccionedas”, dolci sardi con ripieno di marmellata.

Di Mauro Imazio Agabio; Foto di Giuliano Musetti