Un nobile per i nobili: Cantine Dei l’evoluzione del Sangiovese

“Perfettissimo tanto il verno quanto la state odorifero, polputo, non agrestino, né carico di colore, sicché è vino da Signori “– Sante Lancerio (1530).

Parte da questa menzione, la quinta sessione del Seminario Toscana, curata dal delegato Matteo Battisti di ONAV Mantova, la bellezza della storia del Vino Nobile di Montepulciano, presentata presso l’Hotel La Favorita.

Una strada nel tempo tra ieri e oggi narrata dall’Agronomo e Consigliere Nazionale ONAV Andrea Frassinetti

Una vertigine a fior di pelle, hanno trasmesso le otto etichette, in assaggio verticale, delle Cantine Dei, dove le note musicali d’un vino sono state il pentagramma d’una serata magica, fatta di colori emozionali suggestivi. Questa serata di grande intensità ci conduce alla conoscenza personale della Padrona di Casa, Maria Caterina Dei a Montepulciano.

Percorrendo la strada immersa tra i vigneti ci addentriamo alla scoperta della nuova Cantina Dei, uno scrigno in travertino a conduzione della Signora e ‘Dea’ del Vino, figlia dell’Ingegnere Glauco Dei. Una donna carismatica, che è riuscita a concretizzare progetti, che comunica fiducia, regolatezza di sé stessa, nei silenzi e nelle parole, posta nell’ascolto del suo e dell’altrui mondo, fatto di naturalezza e di coerenza del valore del tempo e delle cose. Una persona che si è posta a costruire pezzo per pezzo un’ideale ambizioso, Lei con noi..un ponte di straordinaria vicinanza e riservatezza, un incontro vivido e profondo.

La Cantina Dei, creata sette metri sotto il suolo, nel cuore della terra, è dotata di un impianto geotermico e fotovoltaico, il cui tetto, un vero anfiteatro, si presenta con una gradinata bianca in apparente sospensione sotto le stelle, dove la componente mistica e l’arte mitologica regalano un indescrivibile scenario.

Nel 1964 il nonno di Maria Caterina, Alibrando Dei, acquista i terreni a Bossona, impianta il primo vigneto e riscopre un terreno ideale per la produzione di vini rossi. Negli anni ’70, avviene l’acquisto della proprietà di Martiena e della villa padronale, sarà nel 1985, anno di eccezionale vendemmia, che la Famiglia Dei presenta la sua prima bottiglia di Vino Nobile di Montepulciano. Da oltre vent’anni alla guida dell’Azienda con 60 ettari di vigneti, c’è Maria Caterina, interprete assoluta della tradizione. Travertino e concerti sono fusi l’un l’altro, la forma a chiocciola delle cantine dal richiamo fossile, sono un contesto di straordinaria bellezza e purezza, come a volerne enunciare un canto di sontuosità.

L’amore profondo fatto di sentimenti per il Padre e la famiglia, e il legame a questa Terra, la portarono ad abbandonare l’evoluzione artistica legata alla musica, ma che ancora oggi risuona e sostiene ad ogni occasione.

L’aderenza ad un progetto di sostenibilità è la strategia di produzione, un obiettivo integrato a tutti i livelli, certificazione biologica prevista nel 2021. L’assenza di prodotti di sintesi in lavorazione è il determinante della parola d’ordine prevenzione.

Vengono effettuati studi mirati del terreno, sovesci, culture di leguminose graminacee crucifere, usando le essenze per avere radici, piante e chiome sane. Vengono eseguiti diradamenti vicino alla potatura verde, portando la resa media per ettaro molto bassa. Un lavoro complesso, fatto di grande manodopera e tanta attenzione alla salubrità della vigna.

I vigneti di Cantine Dei sono realtà di cinque unità produttive: Martiena e La Piaggia (400mt s.l.m) sono composte prevalentemente da sabbie e arenaria di fresco e medio impasto dal giallo intenso, un terreno grasso molto fertile – una zona che regala grandi profumi ai vini giovani, è l’ espressione aromatica di una freschezza perfetta per il vino Rosso di Montepulciano Doc e per la produzione del vino bianco. Un Cru è dedicato al padre, Madonna della Querce, un ettaro esclusivo alla sua memoria.

Bossona (400mt s.l.m.) dal quale deriva il miglior Cru, primo vigneto negli anni ’60, piantato dal nonno, è caratterizzato da uno strato superficiale di sabbia e tufo e da un sottosuolo di scheletro e fossili di color giallo con ottimo drenaggio e ventilazione – terreni da cui derivano i vini dal grande invecchiamento.

Ciarliana (300mt s.l.m) presenta composizione argillosa e calcarea dal color bianco/grigio – zona del vino Nobile di Montepulciano DOCG;

Cervognano (250mt s.l.m) ha un terreno prevalentemente tufaceo con presenza di argilla.

L’assaggio in verticale del Vino Nobile di Montepulciano – Cantine Dei

2017 – dal colore rubino brillante, una sfumatura integrata tra un Chianti e un Brunello, si presenta questo giovane a noi. Odorandolo esce pulito, floreale sottile ed elegante, croccante e fresco, non particolarmente ricco di aromi, ma sottende una garbata gestione del legno. Un naso gentile, essenziale fatto di armonie e compostezza. In bocca si pone con un piglio tannico d’ingresso importante, vegetale, duro, polveroso e scontroso, con un corpo debole, dal finale amaricante. Residua un retrogusto agrumato e mentolato. Poca la corrispondenza tra naso e bocca, la gioventù sembra non essere la sua migliore età, il gusto è in linea con l’annata calda.

2016 – rubino brillante, lucido, al naso è subito pulito ed intenso, le note floreali lasciano il posto a quelle dei frutti rossi, ciliegia, lampone, una fragranza lunga e composta. Ci presenta un ventaglio di spezie dolci, cioccolata bianca, talco, erbette soffici mediterranee, un po’ ruffiano, un vino che al naso ci raggiunge facilmente, c’ incontra e ci trova. Al gusto un immediato sussulto del suo nervo tannico, pizzicante, si pone al centro con volume, succosità e freschezza, naso e bocca hanno coerenza. Emergono note balsamiche di menta e cioccolata, armonia e compostezza sempre in prima linea. Il suo essere non si nasconde, emerge e ti cattura.

2013 – la sfumatura granata luminosa colpisce lo sguardo. Gli aromi al naso sono eterei, frutta scura sotto spirito, bacche di ginepro, vaniglia, cioccolata bianca, intenso di grande pulizia e compostezza. Qualche nota sfumata e soave di terziario di sottobosco, di talco, oltre ad agrumi essiccati, scorzetta di arancia. Entra in bocca succoso, un tannino teso un po’ nervoso, che regala un finale amaricante. Lieve incongruenza naso bocca, dove la seconda forse è leggermente meno nobile.

2012 – un granato brillante, con sfumatura di rubino centrale. La sua potente avvolgenza ci persuade, è suadente al naso, più austero e più intrigante del 2013, nota floreale importante di arancia rossa, si presenta con una macchia mediterranea netta ed assoluta, si elevano note di susina, bacche di sottobosco, radice di liquirizia e rabarbaro. Ampio, ricco, dalla grande finezza ed eleganza. Al gusto la tensione del tannino c’è, caldo intenso, è più scuro, qui il vino lo si cerca, non t’incontra subito, poi lo trovi ed è pieno, un po’ amaricante, si ritrova il frutto. Un sussurro di note terziarie, si pongono a te, una nota sabbiosa, il tannino asciuga, ma la sua espressione regala una trama molto interessante.

2010 – una lancia color mattone brillante tinge il rubino ancora carico, senza connotazioni alcoliche evidenti, al naso è elegante, di grande finezza, ti pervade una nota floreale sontuosa. È composto, ti raggiunge in punta di piedi, sentori di rovere verde, di frutta scura ed erbe mediterranee in pot-pourri che ingentiliscono l’olfatto floreale, rabarbaro, talco e spezia dolce. Qualche timida nota di succo d’arancia che ridona freschezza e gioventù. Le note terziarie non si palesano, una grande armonia inebria i sensi, tanto essenziale quanto intenso. Al centro bocca si presenta un volume grande e rotondo, un tannino setoso, è presente l’aroma di caffè, il naso prevale di bellezza sul gusto, che hanno in comune quest’età ancora fresca.

2007 – dal color granata integro brillante, un naso teso austero, scuro con note empiromatiche, sentori di gomma, caffè, bacche erbacee, lieve grafite, mallo di noce affumicato. Al gusto un tannino ruvido, sul finire del sorso è quasi verde, acido, gli aromi al naso ritornano in bocca come se dessero una sensazione monotematica. Manca un po’ di rotondità, di accoglienza, ma questa sua tensione nel non donarsi a noi, lo rende interessante, profondo, in quanto ci stimola ricerca continua olfattiva e gustativa. È un buon elemento di confronto d’annate.

2004 – una leggera flessione di colore granata, la luce non è luminosa è appannata, non vibra di brillantezza come le annate precedenti. Al naso esplode con frutta ciliegie macerate che sfuma in confettura, spezie dolci, sanguinella, una connotazione fresca e fragrante elegantissima. Una lievissima quasi impercettibile risonanza terziaria, molto delicata di grafite e liquirizia con petali di rosa appassiti. In bocca una inaspettata sapidità, non ci regala un corpo pieno, scivola via, il tannino non è del tutto domato, le note ossidative non gli rendono giustizia, manca un po’ di raffinatezza complessiva.

2012 Riserva – dal color granato intenso brillante, che conserva un rubino in porzione centrale, emergono note sia floreali che di frutti rossi sotto spirito. La componente alcolica è ben gestita, accompagnata dal calore del cioccolato bianco, burro di cacao, vaniglia, grafite, cenere, rossetto, erbe aromatiche. Un naso potente ricco, equilibrato. Non manca la spezia piccante del pepe della bacca di ginepro, del tabacco e cuoio; è molto composto e gentile, ci prende per mano e ci accompagna in tutto suo essere intimo e profondo. Al gusto sussulta, un’intensità tannica sontuosa, avvolgente, grande acidità, sembra mantenere un po’ della sua giovinezza, un corpo succoso dal finale agrumato di media persistenza, un vino di straordinaria grandezza.

Un grazie particolare a Maria Caterina Dei.

Paola Ghisi – ONAV Mantova