L’Irpinia rappresenta quel territorio vitivinicolo in cui la viticultura di montagna ha saputo rappresentare la migliore espressione di un territorio naturalmente vocato alla coltivazione di grandi vitigni autoctoni campani, come l’Aglianico, il Fiano, il Greco, la Falanghina e la Coda di Volpe.
Questa importante vocazione territoriale ha dato vita, negli anni, ad una meravigliosa pluralità di realtà produttive, che hanno animato una “fucina sperimentale” di interpretazioni stilistiche nei processi di vinificazione. In un alveo così ampio, ha saputo esprimersi l’azienda vitivinicola “Tenute Casoli”, di proprietà dell’omonima famiglia.
Il racconto della prima decade di “Tenute Casoli” è affidato oggi ad Archimede, figlio dell’ingegnere Luigi che, sotto la guida del padre e insieme anche alla madre Katia e alla sorella Antonella, ha avviato la vinificazione delle uve di greco nella vendemmia 2010. Nella splendida cornice dell’antica residenza nobiliare di “Palazzo Iorio”, edificio del ‘700 interamente ristrutturato e restituito agli antichi splendori dalla famiglia Casoli, nel cuore del borgo di Candida, in provincia di Avelino, si svolge oggi la totalità del processo di vinificazione, riqualificando le antiche cantine dello stabile, già adibite in passato alla vinificazione di uve di Fiano.
I 13 ettari della superfice aziendale, distribuiti nei vari areali di produzione delle 3 DOCG irpine, si esprimono in termini produttivi con il Greco di Tufo, che rappresenta la quota principale del vinificato totale e, a seguire, l’Aglianico, il Fiano di Avellino e la Falanghina. Il legame tra la famiglia Casoli e il vitigno Greco inizia a divenire col passare delle vendemmie, sempre più solido, al punto che, nell’annata 2014, nel vigneto di Santa Paolina, le uve di greco si esprimono, sin da subito, per il grande pregio, tanto da indurre, quasi in via pioneristica rispetto agli scenari attuali, un ragionamento più ampio riguardo la vinificazione: ha origine nella vendemmia 2014, insieme anche con il giovane enologo Luigi Picariello, il progetto “Cupavaticale”.
A differenza del Greco di Tufo DOCG “Le Crete”, che segue al meglio il canonico schema della vinificazione in bianco, per questa selezione di Greco di Tufo DOCG (prodotto in sole 3000 bottiglie nella vendemmia 2014 e 2100, nella vendemmia 2016) si procede ad introdurre nella vinificazione, in fase prefermentativa, una macerazione pellicolare, ovvero una fase di contatto tra il mosto e le bucce, per impreziosire sia l’aspetto cromatico che il quadro olfattivo, oltre che quello gustativo. Al termine di un lungo periodo di affinamento in bottiglia, non inferiore agli otto mesi, questa selezione di Greco di Tufo viene messa in commercio.
Il progetto “Cupavaticale”, rappresenta, dunque, una chiara esaltazione del gran valore espresso dal vitigno Greco, apprezzato per la sua complessità, sapidità, acidità oltre che per la straordinaria capacità di invecchiamento, sposando in pieno, quindi, l’investimento più ampio sostenuto dal Consorzio Tutela Vini d’Irpinia nel 2020: proprio grazie alle sollecitazioni provenienti dai diversi operatori della filiera, che esprimevano già da diverse vendemmie progetti enologici di questo tipo, è stata riconosciuta ed approvata in gazzetta ufficiale, la modifica dei disciplinari di Fiano di Avellino DOCG e Greco di Tufo DOCG, introducendo la categoria “riserva” per i due grandi bianchi d’Irpinia.
Parallelamente al “Cupavaticale”, già da alcune vendemmie, l’esperienza portata avanti da Tenute Casoli ha sviluppato un nuovo progetto non solo legato all’aspetto enologico, ma anche di chiara declinazione artistica con l’introduzione sia della referenza “Dalia”, Campania Falanghina I.G.T. che “Armonia”, Taurasi D.O.C.G.
L’idea di base deriva dalla volontà di celebrare questi due nuovi ingressi nella gamma prodotto aziendale, coinvolgendo la street artist Teresa Sarno, originaria del borgo di Candida, nella realizzazione di due etichette d’autore. Nel caso della prima referenza, ritroviamo un volto femminile ritratto di profilo, dalle sfumature blu adagiato, volutamente, su una bottiglia borgognotta per conferire al volto, ma soprattutto ai capelli di “Dalia”, la percezione del movimento, mentre per la seconda referenza, il Taurasi DOCG, l’etichetta raffigura il portale di Palazzo Iorio stilizzato e circondato da due grandi piante di vite, richiamando così la bellezza della residenza nobiliare, oggi sede della cantina.
In questa prima decade di attività, la famiglia Casoli ha saputo rappresentare al meglio il legame straordinario che lega le DOCG irpine con il proprio territorio, diventando degli autentici alfieri delle denominazioni. Nelle parole del giovane Archimede, è percepibile la volontà di coltivare e consolidare quello spirito innovatore con cui, insieme con la sua famiglia e con il suo enologo, si sono approcciati all’interpretazione dei vitigni autoctoni campani. Con l’augurio di un 2021 complessivamente più florido, a presto rivederci in quel di Palazzo Iorio.
Simone Feoli

